La II masterclass di out of fashion: Moda tra Arte e Design

La II masterclass di out of fashion: Moda tra Arte e Design

Le connessioni tra moda, arte e design, ambiti apparentemente distinti, hanno costituito il tema centrale della II masterclass di out of fashion, che si è tenuta venerdì 11 e sabato 12 dicembre presso la  Fondazione Gianfranco Ferrè e la sede di Connecting Cultures. Un discorso complesso e ricco di sfaccettature proposto ai partecipanti attraverso i punti di vista di  protagonisti e studiosi del mondo dell’arte e della moda.

Anna Detheridge e Nanni Strada

Anna Detheridge e Nanni Strada

Gabi Scardi, critica d’arte e curatrice di mostre di arte e moda, ha aperto la masterclass mostrando un’ampia panoramica di artisti che nelle loro opere hanno affrontato il tema dell’abito e dell’abitare: da Cindy Sherman a Yayoi Kusama, da Joseph Beuys a Yoko Ono fino ai 14 artisti internazionali presenti nella mostra Fashion as Social Energy. Opere estremamente diverse tra loro, ma accomunate dal riferimento all’abito, capace di catalizzare di volta in volta significati diversi. I partecipanti al corso hanno poi avuto la possibilità di dialogare direttamente con un’artista che lavora con i tessuti e gli  intrecci: Paola Anziché, che ha svelato il lavoro di ricerca e studio preliminare alla realizzazione delle sue opere.

Dall’abito e il tessuto come soggetti del fare artistico, all’arte come fonte di ispirazione per la moda. Rita Airaghi della Fondazione Gianfranco Ferrè ha abilmente tratteggiato le influenze del mondo dell’arte sull’opera del grande maestro della moda italiana. Sorprendente osservare come i suoi abiti abbiano saputo di volta in volta raccogliere suggestioni dall’arte medievale, neoclassica o orientale, ma anche richiamare artisti contemporanei come Kandisky, Frida Kalho, Andy Warhol…

Wassily Kandinsky (1866-1944) Gianfranco Ferré ImprovvisazioniPaP Primavera-Estate 1995

Wassily Kandinsky (1866-1944) Gianfranco Ferré Improvvisazioni PaP Primavera-Estate 1995

La masterclass è proseguita aprendo ad un altro importante tema: i rapporti tra moda e design, delineati attraverso le testimonianze di Nanni Strada e Monica Bolzoni. Due protagoniste della storia della moda italiana, che hanno introdotto la figura e il concetto stesso di Fashion Designer, una professione che affianca alla creatività dello stilista la necessità di un progetto.

Nanni Strada

Nanni Strada

L’abito giù dal corpo” è stato il principio fondante delle ricerche di Nanni Strada, fin dai suoi esordi alla fine degli anni ’60. Gli obiettivi: svincolare l’abito dai diktat del mondo sartoriale e dalla sudditanza nei confronti della moda e dello stilismo; progettare i capi secondo processi creativi e produttivi propri del mondo del design. L’amore per la geometria e la bidimensionalità di ispirazione orientale da una parte, l’uso innovativo e sperimentale delle macchine industriale dall’altra l’hanno portata a realizzare capi del tutto innovativi dalla collezione geometrica e monotaglia Sportmax disegnata per Max Mara (1971) agli abiti bidimensionali creati per il negozio milanese “Oriente e Cina” (1975-78), dai Torchons agli indumenti “a pelle”, primi al mondo senza cuciture.

L’interesse per la produzione sartoriale e soprattutto per la vestibilità, intesa come capacità dell’abito di valorizzare ogni corpo femminile, di qualsiasi taglia e forma è al centro del percorso professionale di Monica Bolzoni. La designer lo ha illustrato durante il workshop della seconda giornata, con l’aiuto di Vittoria Caratozzolo, docente di Cultura della Moda presso l’università La Sapienza di Roma e curatrice della mostra “Bianca e Blu di Monica Bolzoni, Storia e Narrazioni di una Moda Designer”. I partecipanti ad out of fashion hanno così potuto seguire l’evoluzione delle sue ricerche sui materiali, sui colori e sulla modularità  del primo negozio-atelier Bianca e Blu aperto negli anni ’80 in via De Amicis, fino alle collaborazioni con grandi artisti tra i quali Cesare Viel, Vanessa Beecroft e il teatro d’avanguardia della compagnia Fanny & Alexander. Un’esperienza coinvolgente, prova di quanto la moda possa realmente arricchirsi ed evolversi, senza cadere nella banale ripetitività delle tendenze stagionali, aprendosi agli stimoli e alle contaminazioni dell’arte e del design.

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