Vedere ad alta voce

Un viaggio lungo “otto anni, otto mesi, sette giorni e cinquanta minuti” (IVI, p. 186) esatti, quello in cui Jerry Saltz ha condotto i lettori de Village Voice attraverso le innumerevoli mostre d’arte contemporanea newyorkesi con una freschezza ed onestà a tratti disarmante; il libro rappresenta una rapida carrellata attraverso una selezione di questi testi. Sin dalle prime pagine si avverte che è con la propria voce che il critico guida, al pari della sbobinatura di un diario vocale, nel suo peregrinare tra galleristi ed esposizioni, che pare descrivere una sub-cultura nella giungla metropolitana.
Un approccio diretto, con cui al pari dello spettatore ricerca con l’opera d’arte il dialogo che altri volgono a testi critici, evitando così tale circolo vizioso. Il modo di scrivere di Jerry Saltz vincola le valutazioni dei suoi articoli alla propria esperienza sensoriale e culturale, tuttavia attraverso le sue parole si arriva all’opera ed al suo contenuto, piuttosto che vagheggiare in ampollosi costrutti di parole. Un don Chisciotte che al grido di “libertà o morte” scrive cosciente di non poterlo cambiare il mondo, bensì forte di poterne sviluppare una nuova percezione attraverso il giudizio (al pari delle possibilità offerte ad un artista nella creazione di un’opera) aiutando ad “imparare a vedere”.
Certo, nonostante siano sempre stemperati da un vivace intelletto, la passione per il mestiere fa sfuggire all’autore qualche eccesso tra le righe, ma pur sempre nel chiaro intento di esprimere un’opinione personale e con l’umiltà di rivedere talvolta posizioni che comprende esser state manchevoli di valutazione o parziali.