Mi chiamo Charles Saatchi e sono un artolico

L’estate arriva anche per gli appassionati di arte contemporanea, che quest’anno si sono potuti rilassare in compagnia del salace Charles Saatchi. Noto pubblicitario e grande collezionista, dinamico sostenitore di una generazione di artisti e ora donatore allo Stato inglese di un museo nuovo di zecca (la notizia è dei primi di luglio), Saatchi è un personaggio che fa scalpore. Di certo sa di esserlo, se ha pubblicato ben due libri contenenti unicamente sue risposte a domande di ogni sorta e provenienza (My name is Charles Saatchi and I am an artoholic, 2009, Charles Saatchi: Question, 2010, entrambi per Pahidon) e ha costruito attorno alla sua persona, e alla possibilità di esporre nella sua galleria, un talent-show per giovani artisti (School of Saatchi, BBC4 da ottobre 2009).
Quella che sfogliamo è la versione italiana della pubblicazione uscita in occasione del già citato show televisivo: 200 risposte ad altrettante domande poste al collezionista di origine irachena. Non si tratta di un’intervista: come ci informa il retro di copertina, Saatchi è notoriamente restio a concederne. Si diletta però nel collezionare domande, selezionarle e comporne l’ordine o farlo comporre a rassegnati intervistatori (F. Bonami, La Stampa, 25/7/10). Ne risulta un simpatico collage, un passatempo per chi è interessato al Saatchi-pensiero, un furbo prodotto di intrattenimento. Unica domanda senza risposta: perché tradurre con “artolico”? Compratore compulsivo d’opere d’arte, non sapevamo Saatchi possedesse anche una “gradazione artistica”.