L’Anarchitetto

Per conto del Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato, Guaraldi ristampa in fac-simile questo piccolo volume di Gianni Pettena, datato 1973. In allegato, un fascicolo a cura di Stefano Pezzato.
Racconto autobiografico per parole e immagini, L’Anarchitetto dà voce a pensieri, esperienze, polemiche e ricordi dai primi anni di attività dell’autore fino alla scrittura del libro stesso. Se le fotografie documentano interventi artistici e ‘architetture inconsce’ (dal Dialogo con Arnolfo, 1968, all’Io sono la spia, 1973), le parole scorrono libere e senza riserve – nomi e nomignoli compresi – in un flusso che ammicca a Joyce (Portrait of the Artist as a Young Man), ma con scopi ben precisi. Parlare ad alta voce di un’architettura che è arte e arte che è architettura, naturale esperienza “di un essere di un vivere di un baciarsi di un odiarsi”. Mettere a nudo, a volte con rabbia altre con rassegnazione, “quel tanto di ambiguità che è connessa alla propria attuale funzione sociale”.
Parole queste ultime riferite a Jean-Paul Sartre (L’Espresso 11/02/1973), e riciclate (scherzosamente?) da Pettena, ma mai tanto puntuali. L’intensità con cui l’ ‘architetto radicale’ s’interroga sulla possibilità di un ruolo sociale, liberatorio, pubblico per il creativo colpisce per l’attualità. Mentre sotto la ricercata immediatezza linguistica, il libro rivela un sottile gioco di scarti (tra testo, immagine, segno tipografico). Un volume dalla tiratura limitata, che merita una più ampia discussione.