novembre 2010

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Gianni Pettena

L’Anarchitetto

Portrait of the artist as a young architect
Firenze, Guaraldi 2010
pagg. 188, € 25
[www.guaraldi.it]

Per conto del Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato, Guaraldi ristampa in fac-simile questo piccolo volume di Gianni Pettena, datato 1973. In allegato, un fascicolo a cura di Stefano Pezzato.
Racconto autobiografico per parole e immagini, L’Anarchitetto dà voce a pensieri, esperienze, polemiche e ricordi dai primi anni di attività dell’autore fino alla scrittura del libro stesso. Se le fotografie documentano interventi artistici e ‘architetture inconsce’ (dal Dialogo con Arnolfo, 1968, all’Io sono la spia, 1973), le parole scorrono libere e senza riserve – nomi e nomignoli compresi – in un flusso che ammicca a Joyce (Portrait of the Artist as a Young Man), ma con scopi ben precisi. Parlare ad alta voce di un’architettura che è arte e arte che è architettura, naturale esperienza “di un essere di un vivere di un baciarsi di un odiarsi”. Mettere a nudo, a volte con rabbia altre con rassegnazione, “quel tanto di ambiguità che è connessa alla propria attuale funzione sociale”.
Parole queste ultime riferite a Jean-Paul Sartre (L’Espresso 11/02/1973), e riciclate (scherzosamente?) da Pettena, ma mai tanto puntuali. L’intensità con cui l’ ‘architetto radicale’ s’interroga sulla possibilità di un ruolo sociale, liberatorio, pubblico per il creativo colpisce per l’attualità. Mentre sotto la ricercata immediatezza linguistica, il libro rivela un sottile gioco di scarti (tra testo, immagine, segno tipografico). Un volume dalla tiratura limitata, che merita una più ampia discussione.

Sara Catenacci

William Parry

Contro il muro

L'arte della resistenza in Palestina
ISBN Edizioni, Milano 2010
pagg. 192, € 35
[www.isbnedizioni.it]

Contro il muro è, prima di tutto, un’ampia documentazione fotografica del muro che segna il confine tra Israele e la Palestina: 192 pagine di fotografie, spesso di ottima qualità. William Parry, l’autore, è un fotoreporter inglese che ha lavorato per il Guardian e l’Indipendent.
Parry ci racconta, nel testo, la vita quotidiana dei palestinesi, stravolta dalle ingombranti limitazioni imposte dalla barriera di cemento.
Il libro nasce per documentare un evento: nel Natale 2007, Banksy (http://www.banksy.co.uk/) e la galleria londinese Pictures on Walls (http://www.picturesonwalls.com/) hanno invitato a Betlemme una ventina di street artist internazionali, perchè dipingessero sul muro e attirassero l’attenzione dei media internazionali.
Nonostante l’ottimo livello di alcuni artisti (Blu (http://www.blublu.org/), Swoon (http://en.wikipedia.org/wiki/Swoon_%28artist%29) e Banksy (http://www.banksy.co.uk/) stesso) l’operazione suscita qualche dubbio: le opere degli street artist, pur eccellenti, appaiono forzate e blande rispetto alla forza dei graffiti preesistenti, spontanei e disordinati, prodotti dai locals. Che reagiscono, per esempio cancellando le opere di Banksy.
Le parole di un vecchio palestinese riassumono perfettamente quest’ottica: “Noi non vogliamo che sia bello. Noi odiamo questo muro. Tornatevene a casa”.

Alessandro Mininno

Daniele Pario Perra

Low cost design


Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo 2010
pagg. 216, € 35
[]

Una interessante equazione, si cela nella catalogazione di oggetti utlilizzati in modo inusuale e fotografati da Daniele Pario Perra. Una caffettiera scaldata e girata può servire a stirare un centrino se si aguzza l’ingegno, mentre un ferro da stiro capovolto può riscaldare la macchina del caffè in mancanza di un fornello.
L’ossessiva catalogazione che vede utilizzare dall’autore la macchina fotografica come mezzo  di ricerca,  introduce a una lettura della pratica di trasformazione del superfluo e dell’oggetto del quotidiano. Il libro raccoglie il ritratto di innumerevoli ‘cose’ ridefinite nel loro significato da un’azione imposta da una immediata necessità e a livello macro, quindi a scala domestica e a scala urbana, che vede addirittura produrre azioni di auto pianificazione urbana, come il posizionamento di cartelli segnaletici scritti a mano dagli abitanti per indicare proprietà private o delimitare spazi precisi di città, o come nel caso delle macchine utilizzate a vetrina per la vendita di vestiti a creare un nuovo contesto di commercio creativo).
Guardando le immagini della ricerca di Pario Perra, l’associazione alla nuova povertà viene facile,  nell’ottica del risparmiare, ottimizzare, riutilizzare. L’economia domestica incrocia l’ingegno e l’inventiva, a mostrare quanto questo possa essere di stimolo nella progettazione di un oggetto o di una città. Balza al pensiero Yona Friedman in “L’architettura di sopravvivenza” quando scrive: “La penuria è la madre dell’innovazione sociale e tecnica. La società povera esige l’uguaglianza e, spinta dalla  necessità, dispiega una ingegnosità tecnica eccezionale. E’ la società del mondo povero che sta inventando l’architettura della sopravvivenza”.

Federica Verona

Marina Gargiulo (a cura di)

Burri e Fontana a Brera

Pinacoteca di Brera, Milano 16 giugno 2010-3 ottobre 2010, a cura di Sandrina Bandera e Bruno Corà
Skira, Ginevra-Milano 2010
pagg. 95, € 30
[www.skira.net]

Nel 1980 Jole De Sanna traccia una linea orizzontale su cui colloca gli artisti con le loro opere. La linea afferma una relazione tra il presente e il passato “che non è dietro di noi, ma sotto i nostri piedi” e si annuncia un rapporto di filiazione tra gli artisti che “si guardano fra loro”.
Il testo Burri e Fontana, Materia e Spazio a Brera di Bruno Corà riprende la genealogia ininterrotta individuata da Jole De Sanna in Breve storia dell’arte italiana dal 1895 al 1980 in cui si legge: “Burri è un singolare avvenimento di sintesi. (…) Dada, Espressionismo, astrazione geometrica. (…) Fontana associa spazio e materia (Rosso), ed è quanto realizza nei <<Concetti Spaziali>>, i Buchi, né sculture né pitture. Con queste opere incomincia la nuova storia dell’arte italiana. (…)”. Corà, a sua volta, definisce Burri e Fontana i pilastri dell’architrave della continuità storico-artistica italiana ed europea ancora visibilmente viva proprio nei loro lavori.
Oltre Jole De Sanna, il critico muove esplicitamente dalla definizione di Opera aperta di Umberto Eco e dai recenti contributi di Jean-Luc Nancy, specificando che “l’arte è sempre stata contemporanea” a livello della percezione e della coscienza del fruitore: “Siamo noi, dunque, i viventi, a rendere <<attuale>> l’arte di ogni epoca”.
Questo il cuore della mostra di Brera che, spiegano Sandrina Bandera e Corrado Anselmi, intende manifestare il dialogo esistente tra Burri, Fontana e le opere antiche. E ci riesce. Le assonanze coloristiche, formali, simboliche, i confronti sulla materia, le concordanze di tecnica e supporto, infine le associazioni visive (tutti elementi ben individuati nel testo di Marina Gargiulo) sono fruibili grazie all’accostamento delle opere antiche e contemporanee che si verifica sia nell’esposizione, sia nell’apparato iconografico del catalogo.
Assunto il presupposto che l’arte del presente e del passato convivono naturalmente, l’episodio di Brera suggerisce finalmente una nuova lettura e interpretazione della collezione braidense e dei capolavori di Burri e Fontana.
Un grazie, infine, va a Maurizio Calvesi che nello scritto Fontana e Burri. Ottimismo contro pessimismo riporta alcune note apposte da Fontana lungo i margini del libro Le due avanguardie, lasciandoci assaporare i suoi commenti spontanei e le sue riflessioni sugli artisti e l’arte del presente e passato.

Anna Caterina Fontanetto