marzo 2010

scarica flash

Marco Klefisch & Alberto Scabbia (a cura di)

The Art and Life of Chaz Bojórquez


Damiani Editore, Bologna 2010
pagg. 178, € 39
[http://damianieditore.com]

Contemporaneamente uno dei più riconosciuti e dei più sottoesposti artisti losangeleni, Chaz si è guadagnato una copertina di Juxtapoz solo nel 2009, nonostante abbia influenzato diverse generazioni di writer e di artisti. La monografia curata da Klefisch e Scabbia colma un vuoto e rende giustizia a un artista autentico e a un filone – il writing ‘cholo’, il linguaggio di strada dei Latinos di LA – importantissimo e poco documentato. Lo stile calligrafico di Chaz (un sunto originale di Fraktur, Shodo e graffiti) viene presentato con rispetto attraverso un’impaginazione pulita ed essenziale, che valorizza gli sketch e le molte fotografie inedite. I testi aggiungono valore: in particolare, un’intervista lunghissima ed esauriente colloca Chaz nel contesto di riferimento e l’intervento di François Chastanet (ricercatore e docente di graphic design) solleva tutti i corretti collegamenti con il writing, con la calligrafia, con la scrittura vernacolare.
Un libro da avere, in cui la forza delle pennellate e della scrittura manuale dà uno schiaffo al conformismo estetico da mouse e tastiera.

Alessandro Mininno

Hans Ulrich Obrist

…dontstopdontstopdontstopdontstop


Postmediabooks, Milano 2010
pagg. 160, € 19
[www.postmediabooks.it]

Nell’aletta del libro Obrist è fotografato in quello che si presume essere il suo studio, pieno di pile di libri che non lasciano nemmeno lo spazio del movimento: gli attributi iconografici di un critico, di un intellettuale. Eppure i testi contenuti in questo libro non contengono quasi citazioni, non hanno note, sembrano voler lasciare intenzionalmente fuori qualsiasi intento interpretativo e didattico. Si tratta infatti più di appunti, frammenti di ricordi e aneddoti legati alle esperienze creative e alla relazione con gli artisti. Il modello che emerge è quello del curatore faber, seppure Obrist è sicuramente sapiens, avido lettore, collezionista di testi e confronti teorici con altri pensatori. La ricchezza di aneddoti, la descrizione del processo creativo che dà origine ad una mostra, la generosità nel fornire spunti di riflessione senza mai suggerire un punto d’arrivo, sono caratteristiche di uno stile che aderisce totalmente alla persona di Obrist. E così, davvero si può dire che il libro è una testimonianza del lavoro incessante di Obrist piuttosto che degli artisti protagonisti dei brevi saggi. L’imperativo è sperimentare, rivoluzionare e creare nuove modalità di agire nella società e in spazi e tempi pre-esistenti, inventandone di nuovi. Come dice lo stesso Obrist, i concetti espositivi più rivoluzionari sono stati inventati dagli artisti (insomma, un infinito scambio di ruoli). Per una volta è lui ad essere archiviato e raccontato, o meglio le sue idee, nella speranza che libri del genere non corrispondano ai tristi Best Of prodotti dalle case discografiche per suggellare la carriera di musicisti ancora giovani. Per fortuna, il carattere destrutturato del libro pare confermare il contrario, e la rivoluzione che Obrist mette in atto (così ben analizzata dal saggio di Boeri), è una condizione permanente che non apparterrà mai al passato.

Camilla Pietrabissa

Giorgio Piccinato (a cura di)

Città del mondo

Quaderni del Dipartimento di studi urbani (n. 1)
Quodlibet, Macerata 2009
pag 194, € 20
[www.quodlibet.it]

Città del mondo è un testo che osserva le mutazioni urbane a partire dai paradigmi di alcune città extra-europee attraversandone le aree metropolitane più emblematiche dell’America Latina, degli Stati Uniti d’America e dell’Asia. I saggi contenuti nel libro analizzano modelli e pratiche, rafforzano diversità, osservano similitudini al fine di comprendere la trasformazione della città contemporanea. A partire dall’analisi del tema dello sviluppo/sottosviluppo dell’America Latina rispetto alla sovra-urbanizzazione degli ultimi decenni, viene focalizzata l’attenzione sugli elementi positivi di questa trasformazione: da un lato la conseguenza della ‘sovradimensione’ in particolare rispetto alla scelta di contenimento dei flussi migratori che ha limitato l’offerta di aree urbanizzate e di servizi, dall’altro lato lo sviluppo di pratiche urbanistiche straordinarie come ad esempio il sistema della mobilità.
Nei casi studio di Roma e Montevideo, benché realtà molto distinte, si affronta il tema della ‘partecipazione popolare’, dove emerge la necessità di costruire strategie condivise a partire ‘dal basso’ per  fronteggiare dinamiche di globalizzazione dell’economia e della politica. Interessante il passaggio all’analisi dell’ ‘american dream’ e della fuga dei cittadini verso le aree sub urbane, dove si ricostruisce una lettura multidisciplinare della costruzione degli strumenti di analisi e dell’individuazioni della mutazione dello spazio, fino a giungere alla lettura del sostegno pubblico all’edilizia residenziale, come l’implementazione dei servizi e delle infrastrutture per supportare l’acquisto di case o la rivalorizzazione delle aree centrali abbandonate dalla ‘middle class’. A chiudere il testo il caso asiatico con l’ambizione di Hong Kong a diventare città mondiale dell’Asia in un  contesto dove la pianificazione ha raggiunto in fretta obiettivi importanti ma che deve ora confrontarsi con la concorrenza di Shenzen.
L’articolarsi degli undici contributi dei ricercatori del Dottorato in politiche territoriali e progetto locale dell’università di Roma 3, sotto la cura di Giorgio Piccinato, stimola una riflessione fresca che pone al centro la condizione degli abitanti della città globale spesso promotori di sistemi aggregativi e auto organizzativi necessari e paralleli a un organismo ampio e complesso fatto di sistemi economici, disequilibri finanziari tra le classi e le nuove forme di urbanizzazione, spesso dettate da interessi di espansione.

Federica Verona

Mariolina Venezia

Come Piante tra i sassi


Einaudi, Torino 2009
pagg. 256, € 17,50
[www.einaudi.it]

Al suo secondo romanzo dopo Mille anni che sto qui (Premio Campiello 2007), Mariolina Venezia torna con un giallo divertente ambientato anch’esso in Basilicata. Il sostituto procuratore Imma Tataranni, donna priva di fantasia e di gusti discutibili, ma pratica e decisa, qualità che la aiutano a svolgere al meglio il suo lavoro e che la rendono simpatica al lettore, per la sua tendenza a non perdersi in chiacchiere e ad andare dritto al sodo, nonostante un vissuto non troppo facile, si destreggia tra la vita privata e l’omicidio di un ragazzo di ventidue anni. I suoi spostamenti tra Matera e il luogo del delitto, Nova Siri, insieme al suo fidato appuntato Calogiuri, per cui nutre un debole – e non per il bell’ aspetto, ma per le sue origini umili e la voglia di imparare – descrivono maestosi e desolati paesaggi lucani e le sue indagini riportano al lettore gli aspetti nuovi di una regione arcaica, rimasta a lungo tempo in sordina e che ora si ritrova ad affrontare gli effetti di un mondo che corre velocemente. Il suo amore per la verità e la giustizia, che si riversa anche in un’ironica lotta all’assenteismo della collega Maria Moliterni, unitamente alla sua memoria di ferro, saranno le armi vincenti che l’aiuteranno a risolvere questo caso in cui ciò che rimane del passato della Magna Grecia si mescola con aspetti di attualità legati all’ immigrazione e al problema dei rifiuti tossici.

Daniela Ricciardi

Marco Senaldi

Arte e televisione

Da Andy Warhol al Grande Fratello
Postmediabooks, Milano 2009
128 pagg., € 18,60
[www.postmediabooks.it]

Arte e televisione storia di un incontro impossibile. Potrebbe essere questo il sottotitolo al saggio affrontato con taglio antropologico da Marco Senaldi che si domanda lungo tutto il corso della sua agile analisi se questo incontro e confronto mancato non sia da interpretare come un vuoto dato da un’incapacità storica ed ideologica insieme. Tralasciando la significativa esperienza di Andy Warhol (oltretutto alquanto snobbata) pochi artisti si sono realmente confrontati con il mezzo televisivo, ancora oggi il più potente mezzo di comunicazione del pianeta, o meglio per dirla con Senaldi, il ‘comunicatore di mediazione’ per eccellenza. Ed è forse proprio in questo concetto di ‘mediazione’ che si nasconde la chiave per capire come il medium televisivo agisce. Questa presunta affabile mediazione lungi dall’essere una sintesi compromissoria di opposti, diviene invece proposta di una nuova dis-identità spersonalizzante: la tv come un monstrum comunicativo si ciba di eventi, per di più catastrofici, e sembra avere la capacità di ribaltare e svuotare, ingerire e ridurre l’evento ad un mero prodotto televisivo, di per sé vuoto, pre-consumato ed istericamente finto.
Importante allora dopo la fase (anni ’60/’70) di prudente lontananza dal medium televisione, definito a ragione come totalitario e passivizzante, chiedersi oggi come l’arte contemporanea divenuta fondamentalmente autoreferenziale e talvolta anche auto-cannibalica, possa affrontare, confrontarsi, e risolvere criticamente questo rapporto ancora apparentemente impossibile.

Laura Ghirlandetti

Federica Rovati

classics > Umberto Boccioni. Lettere futuriste


MART, Rovereto 2009
pagg. 408, € 20
[www.mart.trento.it]

Come leggere oggi Umberto Boccioni? La proposta di Federica Rovati è di entrare a contatto diretto con la parola dell’artista attraverso la lettura dei suoi scritti in cui emerge non solo l’opera dell’artista, ma anche il Boccioni privato. Si tratta di lettere rivolte ad amici, artisti, critici, collezionisti, alla madre, alle donne di Umberto Boccioni, lettere stese spesso velocemente, di getto, talvolta al tavolino di un bar. Il valore di questi documenti, alcuni dei quali inediti, più che nel loro contenuto si trova nella triangolazione che Federica Rovati costruisce tra gli scritti, l’artista con le sue relazioni private e gli avvenimenti storici. I regesti, le note, gli indici, gli apparati che accompagnano ogni singola lettera di Boccioni la contestualizzano inserendola nel quadro storico delle esposizioni, dei manifesti, delle serate futuriste. La documentazione pubblicata a corredo dell’epistolario boccioniano attiva un vero e proprio campo di forze: ogni notizia, ogni opera citata, ogni ipotesi di datazione viene spiegata con attenzione maniacale attraverso una rete di verifiche, citazioni, riferimenti a fonti dirette, cataloghi, cronache di giornali, lettere e recensioni coevi. La filologia raffinata di Federica Rovati, su modello della storiografia secentesca, dimostra un rispetto che per i dati storici del Novecento può definirsi raro e che rende il suo lavoro estremamente prezioso.

Anna Fontanetto