The Nightmare of Participation

A volte le pratiche democratiche vanno evitate ad ogni costo.
Deriva dall’analisi dell’evoluzione urbanistica dell’ultimo ventennio la critica che l’architetto berlinese Markus Miessen rivolge al sistema democratico contemporaneo. Intendendo l’architetto come regolatore di frequenza ed intensità dei flussi all’interno di sistemi, è sua responsabilità, in un’età in cui le persone comunicano attraverso svariati media in spazi non fisici, di predisporre uno spazio concreto per comunicazioni fisiche e dirette tra le persone[1]. L’attuale sviluppo dei centri urbani vede invece, attraverso la standardizzazione dei luoghi di incontro e delle modalità di relazione interpersonale, l’impiego della partecipazione come strategia populista di consenso.
Miessen propone piuttosto, derivando dal modello democratico antagonistico di Chantal Mouffe, una micro-politica partecipata attorno al concetto di spazio, che trovi stimoli dinamici nel conflitto interdisciplinare e nell’intrusione forzata di opinioni esterne. Ironicamente, il modello conflittuale può essere inteso come quello più attivo e partecipativo[2].
Sebbene nella sua trattazione l’autore dimostri uno sguardo sagace ed attento all’evoluzione sociale, e con brillante intelligenza nell’argomentazione attinga a pratiche di svariate discipline per attivare un meccanismo che risvegli dall’incubo, l’approccio impiegato appare un’accurata sperimentazione teorica che esclude dal sistema elementi fondamentali quali l’attrito o la violenza dell’impatto tra tensioni eccessivamente divergenti. Denso e ricco merita tutto il tempo che la sua lettura impiega; peccato scordi come, seconde le sue stesse parole, l’arte faccia politica attraverso la pratica piuttosto che la rappresentazione.
Nicola Biasiolli

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[1] “in an age in which people communicate through various media in non-physical spaces, it is the architect’s responsability to make actual space for physical and direct communication between people” (Kazuyo Sejina, “Face to Face”, in HUNCH, Berlage Institute Report #6/7, ed. Jennifer Sigler, episode publishers, Rotterdam 2003, p. 407)

[2] “Ironically, the conflictual mode could be understood as the more active and partecipatory model” (Markus Miessen, “The Nightmare of Participation (Crossbench Praxis as a Mode of Criticality) ”, Sternberg Press, New York 2010, p. 63)