L’orto dei semplici

Presentato in occasione dell’omonima mostra di Giovanni Ferrario al Museo Diocesano di Milano, il piccolo e prezioso libro L’orto dei semplici custodisce il dialogo tra l’artista e il direttore del museo che si confrontano sull’immagine, sull’arte, sul ruolo dell’artista e sulla storia dell’arte, condividendo le proprie esperienze e conoscenze. La conversazione tra Giovanni Ferrario e Paolo Biscottini dimostra che nell’arte c’è ancora spazio per la relazione autentica in cui ogni interlocutore esprime le proprie idee e sostiene la propria posizione senza paura di esporsi anche quando in contrasto con l’altro. E’ questo l’aspetto che rende il colloquio particolarmente stimolante sul piano umano, oltre che su quello intellettuale, suscitando nel lettore riflessioni e interrogativi continui.
Un dialogo intimo, eppure condiviso con ciascuno di noi, come le opere di Ferrario che per un attimo ci distolgono dalle immagini gridate e immediate della società offrendo un momento di pausa e di raccoglimento che ci riporta a una dimensione di ricerca interiore. La sicurezza analitica dell’osservazione della natura si unisce al rapimento poetico della bellezza delle forme evocando un mondo in cui sono infiniti mondi. Il pensiero e le immagini dell’artista, che isola l’elemento naturale riproposto sotto inusuali prospettive in un clima immobile di sospensione, indagano l’anima segreta delle cose, la loro vita silenziosa e destabilizzando le nostre abitudini percettive ci rendono partecipi del mistero. Questo il dono dell’arte e del pensiero di Ferrario: un’occasione percettiva diviene un’occasione di conoscenza condivisa perché “senza condivisione non può esistere l’arte” (G. Ferrario, p. 49). Arte come ricerca e stimolo della nostra intimità, della nostra spontaneità, della nostra umanità, arte come condivisione, arte come relazione.