maggio 2010

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Nicola Marcucci e Luca Pinzolo (a cura)

Strategie della relazione


Meltemi Editore, Roma 2010
pp. 335, € 27
[www.meltemieditore.it]

Strategie della Relazione è un libro concepito all’interno di un seminario interdisciplinare tenutosi nell’a.a. 2007-2008 all’Università Bicocca di Milano; è composto da una serie di saggi – di carattere filosofico, politico e sociologico – molto specialistici e accurati, che affrontano con pluralità di voce e di sguardo la riflessione circa le macro-nozioni del ‘Riconoscimento’ e del ‘Transindividuale’, imbattendosi – nel definire cosa è ‘relazione sociale’ – in definizioni quali ‘individuo’, ‘identità’, ‘socialità’, ‘diritti’, ‘cultura’, ‘multiculturalismo’… ed è un approccio dove la dimensione dell’individuo e della comunità si connotano primariamente come forme processuali, instabili movimenti innescati ‘tra’: nello spazio dell’irriducibile relazione con l’Altro.
Lontani da un modello formale precostituito o da un’unica, dogmatica dottrina di riferimento, gli autori navigano a vista, proponendo nuove sintesi, dialoghi tra teorie finora apparse come contrastanti, creando così anche nuovi percorsi di ricerca senza tralasciare di mostrare i limiti delle precedenti teorie classificatorie, ed al contempo guardandosi dal rischio di fornire ora una formalizzazione tanto affrettata quanto coatta delle nuove.
Un libro utile e specialistico per chi vuole riflettere, comprendere, ed insieme cercare di nominare lo spazio incerto e affascinante che unisce e separa: lo spazio dove si gioca quella lotta che è l’affrancamento dal limite del sé, e dove – liberamente – si fonda la civiltà.

Laura Ghirlandetti

Alessandro Masi (a cura di)

L'occhio del critico

Storia dell'arte in Italia tra Otto e Novecento
Vallecchi, Firenze 2010
pagg. 252, € 28
[www.vallecchi.it]

Se in anni recenti sono state pubblicate numerose opere di critici (chiamati spesso curatori) dell’arte contemporanea e alcune antologie hanno mostrato gli ultimi sviluppi della critica, più difficile sembra trovare le fonti per lo studio della storia della critica d’arte italiana tra Otto e Novecento. In questo volume Alessandro Masi sceglie 12 figure imponenti della nostra critica e storia dell’arte, e ne delinea i profili tramite i saggi appassionati di altrettanti studiosi contemporanei, che dei primi sono spesso i curatori di archivi e opere. Questa struttura leggera e piacevole è corredata da bibliografie complete per autore e un’interessante appendice documentaria in cui scritti personali fanno rivivere la voce dello storico da angolature del tutto originali. Una postfazione di ABO completa il testo, ponendo l’accento sul ruolo della critica nell’era in cui tutto è post.
Come afferma Masi nell’introduzione, la storia della critica italiana è stata spesso ignorata per la fredda accoglienza dell’estetica crociana e per il superamento, con la nascita dell’iconologia, della tradizione dei conoscitori, che l’Italia ha per lungo tempo incoraggiato.
Qui però si tenta, finalmente, di conciliare il ritratto usuale degli storici italiani con la loro posizione interdisciplinare, la loro visione del sistema dell’arte, delle necessità legislative e divulgative di rinnovamento: insomma, a vederne tutti i volti, e non solo quello che per molti anni li ha lasciati sotto una luce scura in posizione marginale.

Camilla Pietrabissa

Paolo Biscottini e Giovanni Ferrario

L’orto dei semplici

Dialogo sull’immagine e sull’arte
Biblion International Monographs, Milano 2010
pagg. 54, € 12
[www.biblionedizioni.it]

Presentato in occasione dell’omonima mostra di Giovanni Ferrario al Museo Diocesano di Milano, il piccolo e prezioso libro L’orto dei semplici custodisce il dialogo tra l’artista e il direttore del museo che si confrontano sull’immagine, sull’arte, sul ruolo dell’artista e sulla storia dell’arte, condividendo le proprie esperienze e conoscenze. La conversazione tra Giovanni Ferrario e Paolo Biscottini dimostra che nell’arte c’è ancora spazio per la relazione autentica in cui ogni interlocutore esprime le proprie idee e sostiene la propria posizione senza paura di esporsi anche quando in contrasto con l’altro. E’ questo l’aspetto che rende il colloquio particolarmente stimolante sul piano umano, oltre che su quello intellettuale, suscitando nel lettore riflessioni e interrogativi continui.
Un dialogo intimo, eppure condiviso con ciascuno di noi, come le opere di Ferrario che per un attimo ci distolgono dalle immagini gridate e immediate della società offrendo un momento di pausa e di raccoglimento che ci riporta a una dimensione di ricerca interiore. La sicurezza analitica dell’osservazione della natura si unisce al rapimento poetico della bellezza delle forme evocando un mondo in cui sono infiniti mondi. Il pensiero e le immagini dell’artista, che isola l’elemento naturale riproposto sotto inusuali prospettive in un clima immobile di sospensione, indagano l’anima segreta delle cose, la loro vita silenziosa e destabilizzando le nostre abitudini percettive ci rendono partecipi del mistero. Questo il dono dell’arte e del pensiero di Ferrario: un’occasione percettiva diviene un’occasione di conoscenza condivisa perché “senza condivisione non può esistere l’arte” (G. Ferrario, p. 49). Arte come ricerca e stimolo della nostra intimità, della nostra spontaneità, della nostra umanità, arte come condivisione, arte come relazione.

Anna Caterina Fontanetto

Pino Brugellis (a cura di)

L'invisibile Linea Rossa

Osservatorio sull'architettura. Fondazione Targhetti
Quodlibet, Macerata 2010
pagg. 164, € 25
[www.quodlibet.it]

L’invisibile Linea Rossa curato da Pino Brugellis è il frutto di un lavoro svolto dall’Osservatorio sull’ architettura della Fondazione Targhetti nell’arco di 5 anni. Alcuni giovani architetti teorici e pensatori si sono confrontati con alcuni protagonisti dell’architettura contemporanea degli ultimi decenni attraverso un ciclo di conferenze e incontri.
Il libro si definisce man mano attraverso una regola formale molto attenta: un giovane architetto, curatore, pensatore, introduce il  proprio ‘protagonista’ attraverso un testo che lo contestualizzi, poi ‘il protagonista’ prende la parola, si racconta, poi a volte ne nasce un dibattito.
Così la linea rossa viene attraversata da duetti generazionali cadenzati che si esprimono attraverso Giovanni Damiani e Bernard Tshumi e la sua visione pubblicitaria e cartellonistica dell’architettura oppure ancora tra Manuel Orazi e Peter Eisenman che si sofferma sulla ‘forma’ e l’idea di diagramma per poi raccontare con estrema umanità un’iter progettuale molto rappresentativo, oppure con Michele Bonino e Tom Mayne sul concetto di frammentazione incompletezza e architettura di sottrazione, Patrizia Mello sottolinea il rapporto tra arte e architettura di  Vito Acconci e Marco Brizzi interroga  Greg Lynn sull’intricatezza. Diller e Scofidio introdotti da Daria Ricchi, esplicitano il loro rapporto con la  tecnologia naturale dei loro progetti multiscala fino a giungere a  Elia Zenghelis introdotto da Gabriele Mastrigli che analizza il rapporto diretto tra architettura e autorità politca nell’era espansionistica della città contemporanea. A chiudere un testo un po’ sovversivo di Toni Negri ma in apertura una pacata densa e preziosa intervista a Yona Friedman.
L’invisibile linea rossa è in fine un lavoro degno di nota per i ‘giovani’ architetti teorici e pensatori che hanno provato, riuscendoci, a mettere sul piatto gli svariati e a volte imponenti caratteri dell’architettura contemporanea. A volte tuttavia si sente la nostalgia di uno spirito critico giovane e sfrontato piuttosto che molto rispettoso dello spazio di chi in questi anni ha già detto e costruito molto.

Federica Verona

Paolo Rosselli

Sandwich digitale

La vita segreta dell'immagine fotografica
Quodlibet, Macerata 2009
pagg. 137, € 25
[www.quodlibet.it]

Il libro di Paolo Rosselli si presenta come un catalogo teorico, interiore, un diario delle sue esperienze, dei suoi ricordi, che diventano  immagini di una fotografia in rapida trasformazione. Si ha di fronte un diario che è anche una riflessione contemporanea, un viaggio nella trasformazione personale e fotografica dell’autore. Un racconto, dunque di una rivoluzione, quella digitale, che ha cambiato il modo di fare e interpretare la fotografia. Una trasformazione che ha ribaltato il modo di vedere e l’utilizzo delle immagini cambiandone soprattutto il rapporto con la realtà.
Una realtà decostruita e ricostruita  in livelli, strati, numeri e algoritmi che fanno della fotografia un organismo complesso, stratificato in un complesso di interpretazioni.
Così come complesse sono le città postmoderne, la fotografia digitale sembra seguirne pedissequamente le trasformazioni, seguendone contradizzioni, complessità e inserendosi come strumento capace di interpretarle e rendere la sua moltiplicità di livelli una immagine unica. Persone, città, architetture  vengono scomposte, smontate e ricomposte a strati come fossero ‘sandwiches’ assumendo una nuova composizione, una nuova significazione. La realtà scomposta in immagini e immagine essa stessa, attraverso la ricomposizione digitale riacquista la sua unicità, diventando nuovamente reale.

Jacopo De Gennaro