Quando è scultura

In un viaggio all’interno di alcune tra le più interessanti esperienze di scultura dell’arte contemporanea, questo libro raccoglie un insieme di importanti studi e ricerche scientifiche pienamente godibili grazie alla fluidità e al carattere discorsivo che lo caratterizzano.
E’ il caso di segnalare il saggio di apertura di Yves Hersant che, stroncando l’opera di Jeff Koons a Versailles, sottolinea la necessità di mantenere una coscienza storica e di dialogare con lo spazio circostante, si tratti di un’architettura o, aggiungerei, di un paesaggio. Gérard Wajcman racconta la rilevante operazione di Jochen Gerz in piazza Saar a Saarbrucken, dove realizza il così detto Monumento invisibile capace di rendere visibile l’oblio dei cimiteri ebraici attraverso la coincidenza fra il luogo di memoria e il luogo di vita. Sono poi da ricordare i testi di Marinella Venanzi sull’opera di Doris Salacedo alla Tate Modern e di Tania Vladova su Richard Serra che si inseriscono nel dibattito della scultura come spazio e del rapporto spazio-opera-osservatore, omettendo però i dovuti riferimenti del caso all’opera di Lucio Fontana. Di particolare interesse, infine, i contributi dedicati alla scultura come parola, gesto, luce, assenza di materia, annullamento della corporeità, dove manca, tuttavia, anche solo un accenno a uno dei più brillanti maestri: Hidetoshi Nagasawa.
Quando è scultura
è un libro certamente da consigliare per alcuni dei suoi testi. A lasciare perplessi sono piuttosto le assenze di alcuni nomi e le premesse generali dello studio che intende riflettere sull’essenza della scultura contemporanea partendo da falsi presupposti come l’idea di monumento nell’arte contemporanea o il porsi della scultura nei confronti dell’architettura. “L’arte è uno spazio dove germinano le idee, non un luogo dove si applicano le idee; lo spazio del lavoro, il senso del gesto-lavoro e il loro rapporto col materiale sono questioni tecniche del tutto laterali all’arte; il luogo dove si costruisce qualcosa o per il quale si costruisce qualcosa non è il luogo dell’arte, ma è una semplice occasione, fra le tante, che permette che qualcosa si realizzi.” (L. Fabro, A proposito della scultura pubblica e monumentale, Trinity College, Dublino, 30 agosto 1988).
Resta, infine, l’amarezza per la mancanza di un rimando a uno degli studi critici più lucidi sulla scultura contemporanea: Aptico (1976), in cui Jole de Sanna,  riflettendo con Luciano Fabro, Hidetoshi Nagasawa e Antonio Trotta sul senso della scultura, afferma: “Una scultura è l’immagine che un artefice suscita nella materia secondo fini e modi ispirati dalla sua idea e senso. La scultura tiene chi la vede per l’intelletto e la carne: questa unione forma un senso ulteriore, il senso aptico (apto = toccare, aderire, unire, legare insieme), il senso della scultura.