Invertising

Faccio parte della generazione che è cresciuta con Naomi Klein e con Adbusters: la pubblicità non mi è mai stata simpatica. Anzi, l’ho sempre odiata.
Il testo di Paolo Iabichino, direttore creativo di Ogilvy ed esperto di digitale, non mi ha fatto cambiare idea, ma mi ha fatto apprezzare un punto di vista interno a quello che era lo scintillante mondo dell’advertising (e che non scintilla più molto). Si tratta di un’analisi estremamente lucida dell’attuale crisi della pubblicità, schiacciata tra budget decrescenti e consumatori indifferenti, costretta a rinnovare la propria etica e il proprio linguaggio, più che i media su cui viene consumata.
Iabichino si impegna a demolire tutti i clichè e le buzz-word del mondo di internet (viral, non-conventional, cross media) e sposta il fuoco sui contenuti: la reclàme ha bisogno di un’inversione di tendenza, deve passare da arrogante monologo a onesta conversazione.
Perchè, come scrisse David Ogilvy ai suoi colleghi, “il consumatore non è stupido: il consumatore è tua moglie”.