Artigiano immaginario

L’artigiano immaginario è un libro che indaga il ruolo dell’artigiano, attraversando nei secoli la sua storia e distinguendo ciò che era una volta da ciò che è oggi. Il testo analizza la funzione dell’oggetto e delle tecniche, fino ad arrivare a capire cosa si intende per artigiano contemporaneo, dopo la svolta della produzione industriale.
Le riflessioni di Devecchi, artista, designer, imprenditore artigiano e uno dei fondatori del gruppo T, sono affidate ai suoi interlocutori immaginari. Sedici interviste impossibili, per un evidente scarto temporale, tracciano in modo del tutto originale i punti critici della costruzione della forma, arrivando alla conclusione che il problema non sta più nell’impossibilità della creazione puramente manuale, ma nel rendersi consapevoli che anche l’artigiano, oggi, usa la macchina, lo stampo.
A Josiah Wedgwood lascia dire: “…in un’epoca di industrialesimo in ascesa quale risonanza avrebbe potuto avere una produzione elitaria come la mia e come sarebbero potute campare le mie maestranze con i pochi pezzi per la nobiltà? Come e dove avrei trovato le risorse per il linguaggio dei re se non avessi prodotto anche porcellana bianca per il quotidiano? Se sono diventato Wedgwood è per la qualità della quantità. Senza quel bianco sobrio e funzionale, bello e quotidiano non avrei superato le barriere del mio tempo come invece è avvenuto.”