giugno 2010

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Rem Koolhaas

Singapore Songlines

Ritratto di una metropoli Potemkin... o trent'anni di tabula rasa
Quodlibet, Macerata 2010
pagg. 128, € 18
[www.quodlibet.it]

Questo ritratto è stato tracciato da Rem Koolhaas nel 1995 all’interno di una più ampia trattazione (il bestseller “S,M,L,XL“), solo quest’anno ha assunto una forma editoriale autonoma in cui si delinea storicamente il caso di una città reale, Singapore, che diviene il paradigma di ogni nuova città. Schiacciata tra passato post-coloniale e spericolate sperimentazioni modernistiche, Singapore diviene l’emblematico risultato di un processo di coatta rimozione del ‘luogo’ – composto da contesto, geografia umana e memoria storica – in un iper-spazio astratto, nato dall’utopia della tabula rasa dove vige l’imperativo tripartito del rimuovere, distruggere, rimpiazzare, in nome di un utopico rinnovamento urbano e tecnologico.
Singapore si delinea definitivamente per Koolhaas come l’impero della semantica, “costruzione in prospettiva di un significato politico”, dove lo sradicamento culturale è la prima ricetta per evitare conflitti o contrapposizioni, e dove la categoria dello ‘stabile’ e del ‘definitivo’ sono bandite in nome di una sempre viva ansia progettuale.
Ad oggi quel che rimane a monito è il dopo sbornia di una corsa al progresso che sa tanto di finto-lobotomizzato, le perfette geometrie della città ideale del ‘Terzo Capitalismo’, manifesto del quantitativo, appaiono affettate, inabitate.
Singapore attualmente cerca anima nel progetto della ‘città-giardino’ recuperando spazi naturali con opere di riforestazione, sogno di un auspicabile, più equilibrato, rapporto con lo sviluppo.
Un libro fondamentale (da accompagnare dello stesso autore con “Junkspace“) per chi vuole comprendere e interpretare il futuro dell’architettura contemporanea.

Laura Ghirlandetti

Zena El Khalil

Beirut, I love you

Una Beirut sensuale e viscerale, che si può odorare, ascoltare, sentire
Donzelli Editore, Roma 2010
pagg. 238, € 16
[www.donzelli.it]

Un racconto, un diario, un’autobiografia. Nel bel mezzo della guerra civile in Libano nel 2006. A Beirut. Un racconto, un diario, un’autobiografia affidata alle pagine virtuali di un blog (beirutupdate.blogspot.com), da cui ha preso vita il libro. Quella che Zena El Khalil, artista libanese, ci racconta è una storia di amore e di odio, di speranza e di disillusione, di desiderio di vita e di abbandono al destino… Che è poi la storia di Beirut, città dalle mille contraddizioni e dalle molteplici sfaccettature, in bilico tra antiche tradizioni e rigidi preconcetti e una voglia di modernizzazione quasi smodata, eccessiva e stravagante in molte sue espressioni. Zena ci racconta la sua storia, tra passato e presente, tra vite precedenti e proiezioni future: dall’infanzia in Nigeria all’arrivo a Beirut, dall’amica del cuore Maya, morta prematuramente, agli amori che si susseguono e che mai sembrano trovare una stabilità, al suo soggiorno a New York. Tutto mescolato e combinato con una disinvoltura che solo l’aver vissuto queste vicende in prima persona può dare. E sullo sfondo di questo racconto, che sembra non seguire alcun ordine se non quello dei pensieri di Zena, Beirut è sempre e costantemente presente e a lei l’autrice rivolge la sua gioia e la sua disperazione, dandosi anima e corpo.
Beirut, I love you è un libro che si legge tutto d’un fiato, che trascina il lettore tra un sentimento e l’altro, tra un luogo e l’altro, tra fantasia e realtà. Un libro che appassiona.

Laura Riva

Gabriele Devecchi

Artigiano immaginario


FrancoAngeli, Milano 2010
pagg. 128, € 16
[www.francoangeli.it]

L’artigiano immaginario è un libro che indaga il ruolo dell’artigiano, attraversando nei secoli la sua storia e distinguendo ciò che era una volta da ciò che è oggi. Il testo analizza la funzione dell’oggetto e delle tecniche, fino ad arrivare a capire cosa si intende per artigiano contemporaneo, dopo la svolta della produzione industriale.
Le riflessioni di Devecchi, artista, designer, imprenditore artigiano e uno dei fondatori del gruppo T, sono affidate ai suoi interlocutori immaginari. Sedici interviste impossibili, per un evidente scarto temporale, tracciano in modo del tutto originale i punti critici della costruzione della forma, arrivando alla conclusione che il problema non sta più nell’impossibilità della creazione puramente manuale, ma nel rendersi consapevoli che anche l’artigiano, oggi, usa la macchina, lo stampo.
A Josiah Wedgwood lascia dire: “…in un’epoca di industrialesimo in ascesa quale risonanza avrebbe potuto avere una produzione elitaria come la mia e come sarebbero potute campare le mie maestranze con i pochi pezzi per la nobiltà? Come e dove avrei trovato le risorse per il linguaggio dei re se non avessi prodotto anche porcellana bianca per il quotidiano? Se sono diventato Wedgwood è per la qualità della quantità. Senza quel bianco sobrio e funzionale, bello e quotidiano non avrei superato le barriere del mio tempo come invece è avvenuto.”

Adelaide Santambrogio

Andrea Bruciati e Walter Gasperoni (a cura di)

Arrivi e Partenze Europa

Una nuova generazione di artisti
Silvana Editoriale, Milano 2010
pagg. 419, € 30
[www.silvanaeditoriale.it]

Arrivi e Partenze Europa è il catalogo della mostra avvenuta ad Ancona presso la Mole Vanvitelliana. La mostra, così come il catalogo, vuole offrire uno spaccato, tracciare una possibile cartografia delle più interessanti esperienze artistiche, europee e del Mediterraneo. La sede dell’esposizione, la Mole Vanvitelliana, da sempre simbolo d’incontro tra culture diverse, diviene espressione di esperienze artistiche scaturite da forme e linguaggi differenti. Assistiamo ad un mosaico di linguaggi, ad una stratificazione di alfabeti e citazioni di un’arte nomade, senza territorio che riflette sulle possibilità artistiche nell’era della globalizzazione, dove tutto corre e si trasforma senza avere mai trovare punti di riferimento.
La mostra si presenta come un flusso di immagini e sensazioni, in cui l’uso dei nuovi media non ha portato solo alla produzione di nuovi linguaggi, ma ha trasformato radicalmente le forme e i codici di tutta l’arte contemporanea. Ciò che caratterizza le opere è la diffusa ‘miopia’, una miopia storica e lessicale, da parte delle nuove generazioni. Gli artisti divengono deejay che mixando il già esistente con la cultura della comunicazione e delle reti, creano nuove modalità di creazione di senso, nuovi linguaggi. Ciò che ne scaturisce è l’esigenza ad un nuovo valore trasformativo dell’arte, un’arte che sempre di più diviene espressione collettiva di una comunità.

Jacopo De Gennaro

Paolo Iabichino

Invertising

Ovvero se la pubblicità cambia il suo senso di marcia
Guerini e Associati, Milano 2009
pagg. 224, € 21,50
[www.guerini.it]

Faccio parte della generazione che è cresciuta con Naomi Klein e con Adbusters: la pubblicità non mi è mai stata simpatica. Anzi, l’ho sempre odiata.
Il testo di Paolo Iabichino, direttore creativo di Ogilvy ed esperto di digitale, non mi ha fatto cambiare idea, ma mi ha fatto apprezzare un punto di vista interno a quello che era lo scintillante mondo dell’advertising (e che non scintilla più molto). Si tratta di un’analisi estremamente lucida dell’attuale crisi della pubblicità, schiacciata tra budget decrescenti e consumatori indifferenti, costretta a rinnovare la propria etica e il proprio linguaggio, più che i media su cui viene consumata.
Iabichino si impegna a demolire tutti i clichè e le buzz-word del mondo di internet (viral, non-conventional, cross media) e sposta il fuoco sui contenuti: la reclàme ha bisogno di un’inversione di tendenza, deve passare da arrogante monologo a onesta conversazione.
Perchè, come scrisse David Ogilvy ai suoi colleghi, “il consumatore non è stupido: il consumatore è tua moglie”.

Alessandro Mininno