febbraio 2011

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Simon Roodhouse

Cultura da vivere

I centri di produzione che rendono le città più vivibili, più attive, più sicure
Silvana Editoriale, Milano 2010
pagg. 219, € 20
[www.silvanaeditoriale.it]

Anno nuovo, vecchi problemi. Mentre le istituzioni culturali soffrono per i tagli ai finanziamenti pubblici, la collana diretta dall’economista Pier Luigi Sacco per Silvana Editoriale traduce e pubblica Cultural Quarters: Principles and Practice di Simon Roodhouse (Intellect Books, 2006).
Concepito come spiegazione, semplice e concreta, dei principi e della pratica impiegati nello sviluppo del Cultural Quarter, questo libro è strutturato in modo da assistere urbanisti, amministrazioni e privati impegnati sul fronte delle politiche culturali e di rigenerazione urbana. Propone, infatti, diversi casi di studio, in Inghilterra e in Europa, e una descrizione dettagliata della costituzione di un CQ nella cittadina inglese di Bolton.
Con CQ s’intende un modello di riferimento per la riattivazione di spazi degradati, che concentra in una certa area urbana un ampio spettro di funzioni culturali (produzione, fruizione, residenza, socialità, etc.). Caratteristiche del modello di Roodhouse sono la progettazione ‘dal basso’ (dalle esigenze dei residenti) e la sostenibilità non solo economica ma anche sociale della creazione del CQ per la comunità locale.
A partire da una concezione delle attività culturali non esclusiva e come business, il CQ propone un cambiamento nel modo in cui percepiamo e supportiamo la cultura. Cambiamento con cui s’intende superare le operazioni di sola pianificazione o marketing territoriale, e tentare di diminuire il ruolo assistenziale dello Stato. Con un occhio anche all’italiano ‘distretto culturale evoluto’ (Sacco), quello di Roodhouse è un libro da leggere e da cui prendere ispirazione, come primo proposito per l’anno nuovo.

Sara Catenacci

Charlotte Cotton

La Fotografia come arte contemporanea


Piccola Biblioteca Einaudi, Torino 2010
pagg. 287, ill., € 30
[www.einaudi.it]

Il libro si pone come panoramica, come un’indagine della fotografia contemporanea. I capitoli suddividono l’arte contemporanea in otto diverse categorie. Temi che concentrano l’attenzione non tanto sullo stile o la scelta del soggetto, ma su un senso comune di ricerca. Ciò che viene messo in risalto sono le idee, i punti di partenza di una ricerca che trova contatti comuni con altri artisti e fotografi contemporanei. Una fotografia che trae le sue origini dalle fotografie documentarie delle performance degli anni Sessanta e Settanta, dal suo aspetto narrativo, dalla sua valenza oggettiva.  Si passa dai tableau vivant di Cindy Sherman alla fredda oggettività di  Bernd e Hilla Becher, all’intimità svelata di Nan Goldin. Fino alle ricerche e tematiche più contemporanee  di una nuova fotografia analitica indagata attraverso il suo passaggio al digitale, l’uso delle nuove tecnologie e delle immagini di archivio. La fotografia per la sua molteplicità di approcci, diviene strumento di indagine sociale e di ricerca nell’arte contemporanea.

Jacopo De Gennaro

Anna Pironti e Brunella Manzardo (a cura di)

Dizionario di Arte Contemporanea in Lingua dei Segni Italiana

Il silenzio racconta l'arte
Dipartimento Educazione Castello di Rivoli Museo d'Arte Contemporanea & Istituto dei Sordi di Torino; Umberto Allemandi & C., Torino 2010
pagg. 208, € 30
[www.allemandi.com]

Il Dizionario di Arte Contemporanea in LIS, prodotto della collaborazione tra un dipartimento d’educazione d’eccellenza ed un istituto dei sordi, intende colmare il divario lessicale che separa tali realtà. Le carenze di segni sono tanto più rilevanti per il ruolo della parola come strumento di esplicazione ed accessibilità all’arte contemporanea da parte del pubblico non specializzato; in tal senso, per l’esibizione del processo di comprensione e sintesi necessario alla traduzione, risulta uno strumento utile per ogni utente non adeguatamente alfabetizzato nei confronti dell’arte. Progetto di notevolissimo rilievo, il limite del numero dei segni elaborato ad 80 e la scarsa esaustività dei testi introduttivi, soprattutto rispetto al processo di elaborazione dei segni, non rendono adeguato merito alle sue potenzialità. Inoltre l’impostazione bilingue del libro appare fuorviante rispetto all’intento, seppur aumenti l’appetibilità commerciale del prodotto. Difatti, se la traduzione arricchisce potenzialmente il soggetto attraverso l’analisi e l’arricchimento dello stesso attraverso un ε di differenza, la reiterazione di tale processo svilisce il procedimento a scapito delle sue capacità di stimolazione e rigenerazione.

Nicola Biasiolli