febbraio 2010

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Luca Massimo Barbero e Francesca Pola (a cura di)

A Roma, la nostra era avanguardia


Electa, Milano 2010
pagg. 189, € 34
[www.electaweb.com]

“A Roma, la nostra era avanguardia”, afferma Graziella Lonardi Buontempo, promotrice e ‘agitatrice culturale’, anima dell’associazione Incontri Internazionali d’Arte (1970) e organizzatrice insieme a un giovane Achille Bonito Oliva di due dei più importanti eventi espositivi  degli anni Settanta: le mostre ‘Vitalità del negativo nell’arte italiana 1960/70‘ al Palazzo delle Esposizioni di Roma (1970) e ‘Contemporanea‘ negli spazi sotterranei del parcheggio di Villa Borghese (1973).
Al MACRO una mostra, che da questa affermazione trae il suo titolo, le dedica un minuzioso lavoro di ricerca e documentazione, volto a rileggere e far conoscere alle generazioni d’oggi l’importanza di questi due eventi: nello scarto rispetto alla critica precedente e nell’ottica delle attuali rassegne. Il catalogo ne sintetizza gli scopi, proponendoci un’analisi chiara delle mostre e del clima in cui sono state concepite, portando efficacemente alla luce il progetto culturale a esse sotteso: creare eventi sociali, momenti di incontro con l’arte internazionale, che coinvolgano il pubblico in processi di conoscenza e crescita grazie a un “format espositivo differente, impostato sul dialogo e sul confronto, invece che sulla separazione, delle discipline” (F. Pola, pag. 49).
Corredato da fotografie documentarie, trascrizioni d’interviste e colloqui inediti e dalla cronologia delle iniziative promosse da Incontri Internazionali d’Arte, questo catalogo, come la mostra di cui è compendio, è un prezioso inizio per approfondire un momento cardine della storia espositiva italiana.

Sara Catenacci

Sarah Thornton

Il giro del mondo dell'arte in sette giorni


Traveller Feltrinelli, Milano 2009
pagg. 222, € 13,50
[www.feltrinellieditore.it]

Cosa c’è di meglio di un giro del mondo, per di più attraverso le mete e i personaggi più illustri del mondo dell’arte? Anche per i meno addetti ai lavori, il libro di Sarah Thorton è un’accattivante guida dietro le quinte di aste, biennali, studi di artista, riviste, fiere, aule universitarie… L’autrice ci conduce in un viaggio che si snoda tra New York, Venezia, Los Angeles, Tokyo, Basilea e Londra. Sette le tappe come sette i capitoli, in cui la Thorton, come in presa diretta, racconta, intervista, vede e descrive tutto ciò che riguarda l’opera d’arte.
Una nota particolare va sicuramente alla traduzione italiana del titolo che, rispetto all’originale Seven days in the art world aggiunge, non solo il riferimento a Jules Verne, ma anche la possibilità di riflettere su un più ampio spettro di tematiche, come ad esempio il fatto che la conoscenza dell’arte si acquisisca viaggiando, facendo per l’appunto il giro del mondo, e che il mondo dell’arte sia un microcosmo autonomo inserito nella realtà di tutti i giorni.

Adelaide Santambrogio

Ricciarda Belgiojoso

Costruire con i suoni


FrancoAngeli, Milano 2009
pagg. 133, € 18
[www.francoangeli.it]

Suono e spazio urbano. Un binomio che sintetizza ciò che l’autrice Ricciarda Belgiojoso ha descritto in questo libro, e cioè come sia possibile pensare e progettare la città – lo spazio urbano per l’appunto – a partire dal punto di vista sonoro. Afferma Jacques Attali – citato dalla stessa autrice – “da venticinque secoli la cultura occidentale cerca di guardare il mondo. Non ha capito che il mondo non si guarda, si ode. Non si legge, si ascolta”. E da questa consapevolezza la Belgiojoso parte per illustrarci pratiche estetiche e urbane che associano composizioni musicali ad interventi in spazi pubblici. Lo fa ripercorrendo il significato che i suoni della città hanno avuto nella storia della musica nel corso del Novecento, da Luigi Russolo con i suoni-rumori della stagione futurista, a John Cage che dà ‘voce’ alla musica dell’ambiente, fino alla musica concreta e al concetto di Soundscape di Murray Schafer, una pratica di design sonoro della città intesa a stabilire delle relazioni tra il paesaggio e il comportamento umano. Passa quindi ad affrontare più da vicino le connessioni tra suono e spazio urbano attraverso esempi tratti dal mondo dell’arte e della musica che spezzano letteralmente i confini tra le discipline fino a trasformare la percezione della città stessa: celebri sono le passeggiate sonore di Janet Cardiff, antesignane di tutte le pratiche sonore successive, che funzionano come audio-guide per il viandante guidato dai suoni stessi che la città produce. Infine l’autrice apre la questione sul rapporto tra progettazione architettonica e studio dei suoni, su come l’analisi delle caratteritiche sonore di una ambiente ‘da costruire’ possa indirizzare lo stesso progetto e restituire identità ad un luogo.
Costruire con i suoni si presta alla lettura di chiunque desideri avvicinarsi a queste nuove pratiche sonore e scoprire la città attraverso voci, suoni, rumori come elementi per costruire nuove architetture.

Laura Riva

Luisa Valeriani

Performers


Meltemi, Roma 2009
pagg. 215, € 21
[www.meltemieditore.it]

Il libro, costituito da una raccolta di saggi, analizza il cambiamento estetico e di conseguenza antropologico che ha investito l’artista contemporaneo dopo Marcel Duchamp, vero spartiacque che cambiò il volto di colui che crea, e della percezione dell’opera d’arte stessa. Il progressivo e al contempo drastico cambiamento avviato dall’Avanguardia Dada fa sì che l’artista moderno (ancora ben vivo ed incarnato dalla visione del Bauhaus ad esempio) con il suo progetto ideale volto alla realizzazione di un umanesimo più compiuto si trasformi nella figura del ‘performer’: presenza creativa ‘totale’, dissonante quando non più marcatamente dissacrante, individuale ed espansa negli stimoli ipermediali, creativo e al contempo consumatore.
Il Performer di cui traccia i contorni Luisa Valeriani in queste dense pagine, ha le sembianze di una presenza performativa già a tratti post-umana che non può fare a meno di creare, perché creativo è il suo stesso essere, indossare, respirare, riconoscersi, aggregarsi. Come il Dandy per cui l’opera è la sua intera vita, ‘la spettacolarizzazione del sé’ è centrale per il performer. Libero ed estemporaneo l’atto creativo dello spett-attore/Performer , assomiglia al suo approccio al mondo dell’arte: informale e destrutturato.
Un libro stimolante e fondamentale per capire quale processo è in atto, un processo che coinvolge tutti (anche a nostra insaputa) ed è perciò in senso più ampio già politico.

Laura Ghirlandetti

Roland Barthes, John Berger, Victor Burgin et al. (testi di)

Anni 70. Fotografie e vita quotidiana


Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo, 2009
pagg. 304, € 40
[www.silvanaeditoriale.it]

Il catalogo presenta una panoramica della mostra al Museo dell’Arte del Novecento e del Contemporaneo di Sassari, in collaborazione con il MAN, La Fabrica/PhotoEspaña 2009 e il Centro Andaluz de Arte Contemporaneo di Siviglia. La mostra propone uno sguardo su un gruppo di autori che contribuirono negli anni settanta ad un avvicinamento tra i cosidetti ‘fotografi artisti’ e gli ‘artisti che usavano la fotografia’, dovuto in particolare alla necessità di trattare gli istanti, gli oggetti e i luoghi della quotidianità. E’ un quadro di una generazione, di un gruppo di artisti che utilizzavano diversi metodi e tipi di immagini, dalle più diverse riaffermazioni del documentarismo, all’uso di immagini d’archivio, alle prime esperienze di narrative art. In maniera particolare la fotografia incominciò a essere utilizzata come mezzo principale per quella critica alla modernità che già all’epoca delle avanguardie cercava di eliminare i limiti tra arte ‘alta’ e arte ‘bassa’. In questo senso bisogna leggere il rinnovato interesse nei confronti della quotidianità, di tutto ciò che non poteva essere ricondotto e non aspirava ad essere considerata arte. Troviamo opere che da una parte radicalizzano le strategie di soggettivazione del reportage dai toni sempre più critici e drammatici in cui l’elemento autobiografico diventa sempre più preponderante come nelle opere di Alan Sekula, David Goldblat e Viktor Kolàr. Un’analisi della società, della realtà sociale, che mise in evidenza una realtà dominata da aspetti teatrali, in continua oscillazione tra reale e virtuale, come mostrano le opere di Fina Miralles, Cindy Sherman, Ana Mendieta. Un avvicinamento tra fotografia e quotidianità che portò, oltre ad una riflessione critica e filosofica sul mezzo fotografico e sulle sue potenzialità, anche ad una rinnovata attenzione sulle sue possibilità artistiche.

Jacopo De Gennaro