dicembre 2010

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Mohsen Mostafavi with Gareth Doherty (a cura di)

Ecological Urbanism

Harvard University Graduate School of Design
Lars Müller Publishers, Baden 2010
pagg. 656, € 39,90
[http://ecologicalurbanism.gsd.harvard.edu/]

La città si riduce ad oggetto culturale se non vista e rivista attraverso nuovi approcci. Questo libro quindi raccoglie innumerevoli e variegati professionisti per offrire una sfaccettata ed originale panoramica riguardo l’impiego dell’urbanismo ecologico per migliorare le nostre città e quelle a venire.
Considerate singolarmente le discipline che plasmano la città sono limitate rispetto alla varietà ed alla complessità dei suo problemi. Adeguata risposta è offerta dall’approccio collaborativo interdisciplinare dell’urbanismo ecologico che considera lo sfumarsi dei confini non solo dei campi di studio ma anche di quelli geografici; include infatti nell’analisi l’impatto diretto ed indiretto sulle aree circostanti, sia in termini ecologici sia relazionali, verso un urbanismo adattivo basato su relazioni simbiotiche di un design multi-scalare, verso la gestione di un habitat sempre più ampio ed interconnesso.La problematicità dell’attuale condizione può essere considerata quale opportunità per sviluppare nuovi approcci sensibili che includano le conflittuali esigenze di ecologia e sviluppo cittadino, ridefinendo la pianificazione ed il design urbano. All’interno della relazione reciproca tra gli organismi e l’ambiente, la città contemporanea si evolve attraverso dinamiche di interazione sociale e l’equilibrio tra contesto naturale e costruito; la densità è il fattore che mette in relazione gli abitanti alla dimensione della città, nucleo di entrambi.  In una visione più ampia è necessaria anche la trasformazione degli obiettivi di produzione, sia materiali sia immateriali, attraverso la riformulazione dell’individuo cartesiano (definito solo dal proprio pensiero) nel rapporto con l’ambiente circostante.
Con perizia e coerenza vengono così offerti al lettore spunti, stimoli ed esempi per lo sviluppo di contesti abitativi maggiormente vivibili, non utopie ma progetti plasmati dall’immaginazione e resi possibili tramite politiche a lungo termine.

Nicola Biasiolli

Elena Filipovic, Marieke Van Hal, Solveig Øvstebø (a cura di)

The Biennial Reader

An Anthology on Large-Scale Perennial Exhibitions of Contemporary Art In allegato The Bergen Biennial Conference
Hatje Cantz Verlag, Bergen Kunsthall, Ostfildern, Bergen 2010
pagg. 512, € 35
[www.hatjecantz.de www.kunsthall.no]

Una conferenza invece che una biennale, un’antologia al posto di un catalogo. Da poco uscito per Hatje Cantz, The Biennial Reader si propone come una raccolta e selezione di testi – già pubblicati, inediti e commissionati – dedicati allo studio del fenomeno mondiale delle grandi, cicliche esposizioni d’arte contemporanea. Progetto editoriale complementare alla Bergen Biennial Conference (17–20 settembre 2009), si accompagna a un breve resoconto critico di quest’ultima.
La volontà è quella di affrontare le ‘biennali’ intendendole come sistemi culturali, estetici e ideologici di conoscenza, diffusione e prima sistematizzazione dell’arte contemporanea. Queste le aree di indagine suggerite: storia e origini; concezione, potenzialità e funzioni; approcci curatoriali; tipologie e modelli; politiche e ideologie nella diffusione di un sistema globale dell’arte.
L’intento è anche quello di fornire un primo, per ora unico, strumento di riferimento sul tema, che riunisca linee di ricerca e riferimenti bibliografici. Questo in seguito alla percezione di un vuoto negli studi accademici, di un mancato riconoscimento da cui derivano le continue giustificazioni delle curatrici del volume, che ribadiscono la pertinenza dell’argomento agli studi artistici, sottolineando la necessità di analizzare i differenti contesti in cui l’opera d’arte si mostra al pubblico.
Di fatto parziale, date le vaste ambizioni, questa raccolta fornisce numerosi spunti di riflessione e un buon quadro di partenza, includendo interrogativi e interventi critici rispetto alle metodologie di scrittura di una piuttosto che molteplici storie delle ‘biennali’.

Sara Catenacci

L'unico/The only one


Trieste Contemporanea, Trieste 2010
(catalogo scaricabile on line)
[www.triestecontemporanea.it]

L’unico / The Only one non è un semplice catologo pubblicato in occasione della mostra, ma rappresenta la mostra stessa, la sua ‘esposizione’. Una esposizione mobile svincolata dallo spazio e dal tempo, che può svolgersi sempre in differenti momenti e contesti. Ne risulta una riflessione sul concetto di unicità, che partendo dalle opere fotografiche, contestualizzandola nell’era contemporanea, dove tutto è visibile e consultabile attraveso l’utilizzo di internet, ribadisce ancor di più che la questione dell’unicità dell’opera d’arte nell’era della sua riproducibilità tecnica non ha senso. La mostra/pubblicazione affronta tale questione con ironia e sensibilità, attraverso opere di artisti noti e meno noti. Una pluralità di punti di vista che mostra  la soggettività di ogni artista e il loro modo di fare o pensare l’arte. La questione dell’unicità è risolta attraverso il confronto, la dicussione e le relazioni che ogni opera instaura con le altre, fondendosi e dando vita ad un’immagine unica. Alcuni contributi trattano molto da vicino la domanda posta, altri l’affrontano più liberamente. Tutti hanno però in comune il fatto di essere singole opere che simboleggiano l’intera opera del rispettivo artista. Poiché infatti tutti gli artisti riflettono la medesima questione, la relativa posizione sembra svilupparsi in modo ancora più netto nel confronto con le altre. Il modo di fare o di capire l’arte viene sottolineato dalla varietà delle posizioni raccolte rendendo ogni singola risposta in un certo qual modo ancora più unica.

Jacopo De Gennaro