Unconventional

Frutto di una ricerca impeccabile, Unconventional descrive una nicchia: l’uso del guerriglia marketing per promuovere iniziative sociali e umanitarie.
Ci si affida a strategie ‘non convenzionali’, come interventi ambientali, street marketing e cultural jamming per colpire il distratto consumatore contemporaneo. Si tratterebbe modalità sempre più diffuse, grazie all’ottimo rapporto tra costi (minimi, si dice) ed effetti: nella lotta per carpire le residue briciole d’attenzione a una customer base sopraffatta dal sovraccarico informativo, l’unico modo per differenziarsi è cambiare paradigma, linguaggio e posizione ai messaggi pubblicitari. Una struttura teorica ben fondata supporta l’ampia disamina di casi, per una lettura piuttosto impegnativa ma tutto sommato soddisfacente (in un settore, quello della comunicazione per il sociale, in cui i budget sono sempre più striminziti e il prodotto è faticoso da vendere).
La questione è se questi strumenti, solo apparentemente economici, non debbano fare i conti con le possibilità date dall’advertising sui social media, spesso più efficaci e meno voraci in termini di risorse. E in effetti, far ‘Guerrilla per la Pace’ sembra un po’ una contraddizione.