Play Station

Il catalogo presenta una selezione di nove artisti che indagano e analizzano il legami tra arte e gioco. Legame sottolineato per la prima volta dal filosofo Ludwig Wittgenstein. I giochi come le opere d’arte, essendo legati a gruppi piuttosto che possedere elementi universali, non hanno un comune denominatore. Spettatore e artista come Homo Ludens, diviso tra infantilismo e piacere di sfidare e sfidarsi. Gioco visto come lo scatenarsi della dimensione della guerra e della sconfitta, della sfida al ‘game over’. Le opere presentate nel catalogo passano da una dimensione del gioco fiabesca ma nello stesso tempo agghiacciante di Chiara Lecca, a quella più meccanica di Francesco Bocchini, che attraverso meccanismi costruiti con materiali di recupero, crea una interazione ripetitiva data dall’ascolto. Gioco anche come creazione e sfida a mondi virtuali, gioco come interattività, come simulazione del reale, come il videogame di Antonio Riello che ispirandosi allo sbarco dei clandestini sulle coste pugliesi crea una vera e propria guerra simulata. Gioco come modificazione e trasformazione dei software del giovane gruppo austriaco degli ZugZwangZukunft che modificando videogames tradizionali, come il celebre ping pong, creano nuovi giochi di simulazione. Uno sguardo sul gioco dunque, come generatore di performance artistiche in cui il giocatore/spettatore si trova coinvolto e inserito all’interno di un processo che lo porta a essere protagonista di mondi estranei, di uno spazio della rappresentazione, di un altro da sé, di cui virtualmente entra a far parte nel tesso momento in cui inizia a giocare.

Jacopo De Gennaro