Lo sboom. Il decennio dell’arte pazza tra bolla finanziaria e flop concettuale

Se si facesse una lista delle parole più usate nel libro di Adriana Polveroni, si scoprirebbe che arroganza ed esibizionismo sono ai primi posti. Perché nel 2009 si deve inveire – e suscitare rabbia e frustrazione nell’ignaro lettore – con l’uso di termini appartenenti alla sfera ‘morale’, ovvero ad un limbo sospeso tra teorie del consumo e produzione culturale? Questo libro intelligente spiega perché, tra lamentele da crisi finanziaria e difficoltà a conferire un senso alla produzione artistica, ci siamo convinti di aver inventato il lusso e di esserne succubi, dipendenti. Per meglio dire, ci siamo convinti che il lusso sia sostenibile solo con peregrinaggi di massa – verso musei futuribili – oppure con un linguaggio autoreferenziale, che si crogiola nel suo passato e spera così di tirare avanti ancora qualche decennio in vista di un qualche incerto futuro. La perfezione raggiunta a suon di milioni da certe opere di acclamati e onnipresenti artisti, che contrasta con il richiamo – ingenuo e anche un po’ ipocrita – ad un nuovo pauperismo, sono oggetto di questa limpida analisi del presente, una fotografia davvero istantanea che si legge in poche ore ma le cui cause e i cui possibili strumenti di risoluzione richiedono riflessioni ben più approfondite. Insomma, un ottimo punto di partenza. La postfazione di Pier Luigi Sacco è una bussola per orientarsi nel mondo complesso e interdisciplinare delle cultural industries e dell’arte contemporanea, cogliendo i punti di tangenza e di dipendenza che in entrambi i campi sono difficili da gestire.

Camilla Pietrabissa