The Original Copy

The Original Copy. Photography of Sculpture, 1839 to Today è il titolo del catalogo edito in occasione dell’omonima mostra organizzata al MoMA di New York nel 2010 (l’esposizione è visitabile alla Kunsthaus di Zurigo fino al 15 maggio 2011). Il volume – a cura di Roxana Marcoci, curatrice del Dipartimento di Fotografia del MoMa di NY, con saggi di Geoffrey Batchen (Professore di Storia della Fotografia e Arte Contemporanea presso The City University of New York) e Tobia Bezzola (curatore alla Kunsthaus di Zurigo) – offre un ricco excursus sull’interazione tra scultura e fotografia dagli esordi di questa “giovane” arte (1839) fino ai giorni nostri.
Sin dal suo avvento, la fotografia ha guardato con costante e crescente interesse alla scultura. Se originariamente ciò era dovuto alle esigenze costitutive delle tecniche impiegate (che richiedevano tempi di esposizione calcolabili in minuti e conseguentemente soggetti capaci di mantenere la posa), con lo sviluppo della tecnologia la scultura ha continuato a solleticare la fotografia, seducendola e sfidandola a catturare la complessità delle opere tridimensionali. Nel corso del XX secolo si è assistito ad un ribaltamento di ruoli: un numero crescente di artisti si è servito (e si serve) della fotografia per realizzare le proprie opere.
Ripercorrendo gli episodi salienti della relazione fra fotografia, scultura e arte – dalle composizioni di sculture e chincaglierie soggetto dei primi dagherrotipi (1837) ai collages dadaisti; dalle campagne fotografiche in medio oriente di Duchamp (1849-51) a quelle francesi di Atget (1901-1927), a quelle americane di Evans (1938), Frank (1958), Friedlander (1976); dalle Sculptures involontaires (1933) di Brassaï alle One Minute Sculptures (1997-98) di Wurm; dalla documentazione degli Earth works e delle performance degli anni ’60 e ’70 all’utilizzo che della fotografia hanno fatto artisti da Bruce Nauman a Robin Rhode  – il volume mostra (soprattutto grazie all’ampia selezione di immagini, piuttosto che alla profondità e alla freschezza dei contributi testuali) l’importanza che la scultura ha rappresentato per lo sviluppo del linguaggio fotografico ma soprattutto mette in luce come la fotografia ha permesso di ampliare il discorso sull’arte, le possibilità espressive legate al genere della cosiddetta “scultura”, l’opportunità di creare nuove immagini, nuove opere, immortalando quelle “antiche” attraverso l’obbiettivo ma soprattutto usando l’apparecchio fotografico per creare originali sculptural images, “ immagini scultoree”.