Anni ’70: l’arte dell’impegno

La raccolta di saggi di questo gruppo di giovani storici e critici (peccato che siano così modesti da non aver aggiunto delle brevi biografie di loro stessi) rivela nomi ed esperienze importanti che, pur recenti, sono stati lasciati indietro e relegati al passato, sorpassati e mescolati nel tempo ad altri, italiani e non. Assieme alla scarsa sistematicità e stabilità del nostro sistema nel ricordare il passato come fattore agente nel presente, risulta chiaro come tante esperienze artistiche comprese tra il ’68 e il ’79 siano state lasciate fuori dalle aule universitarie e dal dibattito contemporaneo, fatti salvi sporadici episodi. Inoltre la struttura stessa dell’arte contemporanea è sempre stata, se così si può dire, sovranazionale, interculturale, e quindi sarebbe impossibile o comunque irrilevante fare una storia che fosse ‘solo’ italiana; ecco che però dei nostri anni ’70 in quella storia internazionale sono rimaste solo l’arte povera e i nomi più in voga nella società di allora, divisa tra ideologie contrapposte e perciò incline a rifiutare drasticamente soluzioni sì politiche e sociali, ma davvero alternative, quali quelle presentate in questi saggi. In particolare nel susseguirsi dei contributi dei diversi autori si passa da ricognizioni di carattere generale (il concetto di ideologia per gli artisti dell’epoca) o geografico (una storia dell’arte sociale a Milano) a chicche di genere (ricerche antropologiche e utopie ecologiste) attraverso un bellissimo ricordo consegnato alla voce unica e alle riflessioni vive di Carla Lonzi. I testi raccolti non vengono purtroppo messi in dialogo con pratiche di artisti e movimenti culturali contemporanei, né si fa quasi riferimento al presente. Ma siccome si possono davvero riscontrare somiglianze schiaccianti in alcune finalità, modalità, intenzioni di queste esperienze altre, sarebbe utile estrarle dall’ambito del passato e relazionarle ad un presente in cui questi temi sono di nuovo, forse ancora, molto rilevanti.