aprile 2010

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Anna Pironti e Paola Zanini (a cura di)

Tappeto Volante

L'arte contemporanea nella valorizzazione del contesto sociale
Ananke, Torino 2010
pagg. 221, € 20
[http://www.ananke-edizioni.com/]

In questo libro si narrano tante storie, delicate, fantasiose, oniriche, intense, che parlano di sogni di paure di speranze di ricordi, ma sopra a tutte si leva come una cornice colorata, la storia principale. La storia di una sfida difficile e  stimolante, ambientata in una città italiana: Torino, più precisamente in un quartiere problematico, ad alto tasso di immigrazione.
Scena prima interno giorno, scuola d’infanzia Bay: va in scena la sfida dell’integrazione e del confronto tra culture differenti. Benvenuti sul tappeto volante il “dispositivo leggero per affrontare questioni pesanti” cambiando ottica e prospettiva. Aerea visione. L’arte è qui uno strumento per viaggiare, incontrare, strumento duttile in grado di creare un prodotto collettivo arricchito dall’apporto di ognuno: comunità! Collante sociale… Tessitura, textum e incrocio, incontro dell’altro, del diverso, che crea una nuova sintesi, manufatto umano approntato al telaio della convivenza. Spazio altro, ludico, da sperimentare, il tappeto volante è un’esperienza che da fisica si fa metaforica, pensiero… ed è in grado, semplicemente, di trasformare l’esclusivo in inclusivo e di rintracciare i limiti per convertirli in possibilità.
Grazie all’operato del dipartimento educativo del Museo d’Arte Contemporanea di Rivoli, sono state proposte e poi vissute delle occasioni di incontro e confronto attraverso il filtro creativo di una rielaborazione comune, nella scuola di infanzia Bay e nell’Istituto comprensivo Manzoni nel quartiere di San Salvario, agendo anche in un’ottica di riqualificazione degli spazi urbani, offrendo così un modo inedito per agire negli spazi della città.
Tre, semplici e resistenti i concetti guida: creatività, comunicazione, e cittadinanza, il tutto applicato in un’ottica interculturale di rispetto reciproco, fiducia ed incontro in vista di “garantire a tutti il diritto di cittadinanza nello spazio della cultura del tempo presente”.
Il risultato è un’arte vissuta come metodo; fare che induce ad una crescita condivisa, insegnamento che diviene concreto ed affettivo insieme, nel suo senso profondo di esperienza fondante, capace di  creare un’identità, un’appartenenza che sa di festa, e sa diventare significato profondo e durevole.
Un libro che è l’espressione di un’esperienza riuscita, fuoriuscita dall’esperimento per farsi evento; un libro anche molto poetico (da segnalare i toccanti e surreali racconti di Gabriele Mossano) che ne raccoglie testimonianza e sa quasi proporsi come un nuovo manifesto per l’arte: inedita e rivoluzionaria soluzione ai conflitti, lente privilegiata che vuole ‘compromettersi’ per aiutarci a leggere la nostra storia.

Laura Ghirlandetti

Paola Pellegrini (a cura di); fotografie di Andrea Pertoldeo

La periferia interiore

Visioni e racconti del territorio nord della città di Mantova
Macerata, Quodlibet 2010
pagg. 94, € 20
[www.quodlibet.it]

La periferia interiore è un progetto culturale promosso dalla Circoscrizione nord di Mantova tra il 2008 e il 2009 per riflettere sul territorio attraverso una serie di seminari pubblici, un workshop fotografico, un laboratorio di urbanistica e un workshop di video-produzione.
Antonello Frongia, Andrea Pertoldeo, Paola Pellegrini, Roberto Zancan hanno dialogato e lavorato con gli abitanti della circoscrizione nord, in modo partecipato, chiedendo loro  di raccontare ‘l’abitare in periferia’ da protagonisti. Hanno animato laboratori, dibattiti e discussioni collettive dove le riflessioni prodotte dai cittadini sono state raccontate attraverso una sequenza di immagini e testi con l’intenzione di riprodurre e associare visioni e racconti riassunti nella pubblicazione.
Ne emerge una lettura in positivo dello spazio periferico, dove questo non viene letto come luogo puntuale e marginale ma piuttosto come dispositivo espanso di creatività e di esplorazione delle trasformazioni sociali e urbane e dove un progetto culturale riesce ad attivare network tra amministrazione, popolazione e ricerca con il fine di rileggere il territorio a partire da un punto di vista reale.

Federica Verona

Cristina Casero ed Elena Di Raddo (a cura di)

Anni '70: l'arte dell'impegno

I nuovi orizzonti culturali, ideologici e sociali nell'arte italiana
SilvanaEditoriale, Cinisello Balsamo 2009
pagg. 221, € 28
[www.silvanaeditoriale.it]

La raccolta di saggi di questo gruppo di giovani storici e critici (peccato che siano così modesti da non aver aggiunto delle brevi biografie di loro stessi) rivela nomi ed esperienze importanti che, pur recenti, sono stati lasciati indietro e relegati al passato, sorpassati e mescolati nel tempo ad altri, italiani e non. Assieme alla scarsa sistematicità e stabilità del nostro sistema nel ricordare il passato come fattore agente nel presente, risulta chiaro come tante esperienze artistiche comprese tra il ’68 e il ’79 siano state lasciate fuori dalle aule universitarie e dal dibattito contemporaneo, fatti salvi sporadici episodi. Inoltre la struttura stessa dell’arte contemporanea è sempre stata, se così si può dire, sovranazionale, interculturale, e quindi sarebbe impossibile o comunque irrilevante fare una storia che fosse ‘solo’ italiana; ecco che però dei nostri anni ’70 in quella storia internazionale sono rimaste solo l’arte povera e i nomi più in voga nella società di allora, divisa tra ideologie contrapposte e perciò incline a rifiutare drasticamente soluzioni sì politiche e sociali, ma davvero alternative, quali quelle presentate in questi saggi. In particolare nel susseguirsi dei contributi dei diversi autori si passa da ricognizioni di carattere generale (il concetto di ideologia per gli artisti dell’epoca) o geografico (una storia dell’arte sociale a Milano) a chicche di genere (ricerche antropologiche e utopie ecologiste) attraverso un bellissimo ricordo consegnato alla voce unica e alle riflessioni vive di Carla Lonzi. I testi raccolti non vengono purtroppo messi in dialogo con pratiche di artisti e movimenti culturali contemporanei, né si fa quasi riferimento al presente. Ma siccome si possono davvero riscontrare somiglianze schiaccianti in alcune finalità, modalità, intenzioni di queste esperienze altre, sarebbe utile estrarle dall’ambito del passato e relazionarle ad un presente in cui questi temi sono di nuovo, forse ancora, molto rilevanti.

Camilla Pietrabissa

Marinella Paderni (a cura di)

Laboratorio Italia

La fotografia nell'arte contemporanea/photography in contemporary art
Johan & Levi, Milano 2009
pagg. 208, € 38
[www.johanandlevi.com]

Laboratorio Italia. La Fotografia nell’arte contemporanea, di Johan & Levi, intende far luce sulla relazione fra linguaggio fotografico e arte contemporanea. L’emergere negli anni sessanta di una ‘linea analitica’ produsse nel dibattito artistico un cambiamento significativo del ruolo della fotografia. In quegli anni, infatti, la fotografia, emancipata dal  virtuosismo tecnico fine a se stesso e aprendosi a nuove pratiche concettuali, fu finalmente legittimata come arte. Attraverso  il lavoro dei 46 artisti in catalogo, si vuole dare vita ad una linea ideale che partendo dalla stagione del concettuale, passando dagli anni ’90, analizzi le  ultime tendenze della fotografia contemporanea. Una fotografia che ereditando i concetti fotografici  di ‘traccia’  e  ‘indice’ di un rimosso  collettivo quanto individuale, viene reinterpretata dagli artisti odierni  portando alla luce il non detto, l’incerto e l’imprevisto. In una continua ricerca di nuove possibilità di significazione dell’immagine come indagine e riflessione degli effetti percettivi, culturali e sociali che essa suscita nell’uomo e nella società.
Un’analisi che, muovendosi da posizioni teoriche,  vuole mettere in evidenza l’uso del mezzo fotografico contemporaneo come dispositivo di nuove pratiche visive nell’epoca della smaterializzazione del reale.

Jacopo De Gennaro

Marcella Beccaria (a cura di)

Gianni Colombo

Castello di Rivoli-Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-Torino, 14 settembre 2009-13 gennaio 2010
Skira, Milano 2009
pagg. 312, € 55
[www.skira.net]

Il primo catalogo monografico in italiano e in inglese su Gianni Colombo, realizzato in occasione della mostra al Castello di Rivoli, è uno studio importante sull’opera dell’artista per gli interessanti saggi inediti, le interviste agli artisti del gruppo T, l’antologia di testi critici e infine il ricco apparato iconografico.
Il volume si apre con la riflessione di Christov Bakargiev che si concentra sulla partecipazione attiva del fruitore all’opera di Colombo. L’artista, eludendo ogni spettacolarità che porti a uno stato di contemplazione, conduce il soggetto a autodeterminare l’immagine percepita. Lo spettatore è chiamato ad azionare, toccare, attraversare, sperimentare: salendo sulla scala storta o entrando nell’ambiente dilatato  egli definisce l’opera attraverso le proprie reazioni fisiche e psichiche. E’ solo con l’integrazione del soggetto, il suo stato di equilibrio, le sue sensazioni, il suo rapporto con lo spazio che il lavoro di Colombo può dirsi compiuto.
Dedicati a Spazio Elastico sono i saggi di Scotini, che parla di macchina astratta, campo di forze che investono il corpo del fruitore intervenendo nel processo percettivo con la creazione di puri stimoli fisici e sensoriali, e di Beccaria, che descrive l’opera come “un esperimento attraverso il quale studiare le reazioni di chi accetta di parteciparvi”. Parole che colgono l’aspetto dell’arte partecipata di Colombo, ma anche la  sua componente emozionale. Spazio Elastico non va guardato, ma percorso, coincide con l’itinerario del visitatore, le sue emozioni, le sue percezioni. Non citati in questi studi, eppure da ricordare, sono i riferimenti agli psicologi gestaltisti come Kanisza, Bonaiuto, Metelli che negli anni ’50 riprendono Benussi e affrontano il problema della percezione.
Particolarmente interessante è il confronto di Guy Brett con la ricerca di Lygia Clark che, come Colombo, affronta il rapporto arte-vita ed esplora il campo dell’elasticità per coinvolgere il corpo nell’esperienza dell’opera. Un rapporto confermato, per altro, da Francois Morellet nel dialogo con Christov Bakargiev presente in catalogo.
Se il personaggio Gianni Colombo è raccontato dalle preziose testimonianze di Anceschi, De Vecchi, Varisco e Morellet, intervistati dai curatori della mostra, le sue opere sono descritte con le parole dello stesso artista che accompagnano, come didascalie, le fotografie del volume.
Chiudono lo studio le note biografiche, la cronologia di mostre e l’importante antologia di testi critici dove spiccano, tra gli altri, gli scritti di Lea Vergine e Tommaso Trini; infine la bibliografia selezionata di interviste, cataloghi, articoli e testi di carattere generale.
Segnalazione a parte meritano le riproduzione fotografiche delle opere e della vita di Gianni Colombo che accompagnano le pagine del catalogo.

Anna Fontanetto