Leggere la Contemporaneità

Incontro con Miguel Benasayag, nell’ambito del progetto situa.to, Circolo dei lettori (10 maggio 2010). Foto Antonio La Grotta

Lisa Parola

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Antonio Pascale

Questo è il paese che non amo

Trent’anni nell’Italia senza stile
Minimun fax, Roma 2010
[www.minimumfax.com]

In questo libro Antonio Pascale, una delle voci più amate e originali del panorama letterario di oggi, fa i conti una volta per tutte con il nostro paese. E scrive un saggio sull’Italia contemporanea a metà tra l’autobiografia sentimentale e l’inchiesta sul campo. Dall’arrivo dei primi senegalesi nella provincia campana alla nascita delle televisioni commerciali, dal caso Di Bella al caso Englaro, dalle passioni giovanili ai dubbi della paternità: Questo è il paese che non amo è un coinvolgente, implacabile dialogo con il lettore, chiamato a mettere in crisi le sue false certezze. A riconoscere il razzismo dietro l’interesse per gli immigrati, il voyeurismo dietro la curiosità per il male, la militanza ottusa dietro le nuove ideologie, il sopruso dietro l’amore.
(Sinossi tratta da www.minimumfax.com)

Tito Magri (a cura di)

Filosofia e emozioni


Feltrinelli, Milano 1999
[www.feltrinellieditore.it]

Le emozioni sono fenomeni mentali tanto importanti quanto difficili da definire. Negli ultimi decenni la filosofia è tornata a dedicare a esse un’ attenzione adeguata. I saggi pubblicati presentano e sviluppano in direzioni diverse la ricerca filosofica contemporanea. I primi tre saggi (scritti da Simone Gozzano, Clotilde Calabi e Tito Magri) indagano la natura delle emozioni come stati mentali, le loro relazioni con la conoscenza e il loro ruolo come motivi di agire. La possibilità di considerare le emozioni come stati cognitivi e il grande problema del carattere razionale o irrazionale degli stati affettivi sono al centro delle discussioni svolte in questa parte del libro. Il quarto e il quinto (rispettivamente di Eugenio Lecaldano e Remo Bodei) si interrogano sul posto delle emozioni nella teoria morale e nella teoria estetica. Le risposte emotive possono essere viste come la base e il criterio dei giudizi con cui approviamo o condanniamo moralmente le azioni, nostre e altrui. E possono spiegare la funzione catartica e la peculiare modalità di verità dell’esperienza estetica. L’ambizione di questo libro è non soltanto quella di aggiornare il lettore sullo stato attuale dell’arte in uno degli ambiti di maggior originalità e interesse della più recente analisi filosofica, ma di mettere in rilievo e discutere, rispetto a un caso importante e concreto, come possano e debbano convergere filosofia, psicologia cognitiva, immaginazione letteraria ed esperienza e riflessione personali.
(Sinossi tratta da www.feltrinellieditore.it)

Miguel Benasayag e Angélique del Rey

Elogio del conflitto


Feltrinelli, Milano 2008
[www.lafeltrinelli.com]

Nella nostra vita pubblica e privata l’idea stessa di conflitto è stata bandita. O, più precisamente, tendiamo a essere intolleranti verso qualunque forma di opposizione e conflittualità, rendendoci di fatto ciechi verso gli aspetti positivi, progressivi, di crescita sociale e individuale che il ‘conflitto’ racchiude (come ben sanno, per esempio, gli psicologi). In questo libro Miguel Benasayag e Angélique del Rey esplorano le radici e gli effetti perversi della rimozione del conflitto dallo scenario contemporaneo: rifiutiamo il conflitto e ci lasciamo invadere dall’ideale della trasparenza, decisi a sradicare ogni ombra, ogni opacità nella nostra relazione con l’altro o con gli altri. Ma questa, osserva Benasayag, è un’illusione pericolosa: così facendo si finisce con l’annullare qualsiasi confronto e con l’aprire la porta ad un uso politico della minaccia del conflitto (minaccia terroristica, ma anche demonizzazione del conflitto sociale, criminalizzazione del dissenso interno ecc.). La rimozione del conflitto, la negazione della sua natura ineliminabile e anzi di positivo corollario dell’esperienza umana, ha in sé il rischio della patologizzazione di ogni contestazione, della criminalizzazione di ogni divergenza dalla norma, e porta con sé l’effetto ‘stabilizzante’ di ogni ideologia totalitaria che, calandosi all’interno di ciascun individuo come dispositivo interiorizzato di autocontrollo, garantisce il compiuto trasferimento della logica del potere dalla sua forma ‘antica’ di potere sovrano alla sua forma tipicamente contemporanea di potere disciplinare.
(Sinossi tratta da www.lafeltrinelli.com)

Charles Landry

City making. L'arte di fare la città


Ed. Codice, Torino 2009
[www.codiceedizioni.it]

Il ‘city making’, disciplina ad alto tasso di adattabilità e innovazione, si caratterizza per la complessa fluidità di saperi coinvolti e il continuo aggiornamento tanto dei criteri di codifica dei suoi obiettivi quanto degli strumenti indispensabili al suo esercizio. Charles Landry, attraverso un ispirato viaggio globale nel ‘sistema città’, propone un approccio al tema del ‘fare’ che associa nuovi paradigmi agli strumenti tradizionali della pianificazione territoriale, segnalando come il ricorso all’inventiva debba essere sostenuto da un’etica che aiuti le città a divenire luoghi di solidarietà reale e di condivisione funzionale e quotidiana tra individui e tra gruppi. Nell’equazione che lega in proporzione diretta la miglior qualità ambientale a più soddisfacenti condizioni del vivere associato, il city maker ha un ruolo chiave: sintonizzare il contemporaneo con il futuro. Prefazione di Franco La Cecla.
(Sinossi tratta da www.codiceedizioni.it)

Marco Aime

Eccessi di culture


Einaudi, Torino 2004
[www.einaudi.it]

Parole come cultura, identità, etnia, razzismo compaiono con insistenza nei discorsi dei politici, sulle colonne dei giornali, nei dibattiti televisivi, e la sempre maggiore enfasi posta sulle culture e sulle loro presunte radici conduce a una crescente attenzione verso il locale e i localismi, alcuni dei quali vengono poi impugnati e caricati di aspirazioni globali. Molti dei cosiddetti ‘conflitti culturali’ che sembrano caratterizzare la nostra epoca, spesso sotto la patina della cultura celano ben altre spinte, ben altri interessi. Può sembrare paradossale che sia un antropologo a denunciare l’attuale eccesso di attenzione alle culture, alle diversità, alle identità, ma il rischio è che il troppo relativismo si trasformi in una nuova maschera della discriminazione.
(Sinossi tratta da www.einaudi.it)