Per una filosofia della fotografia

Categoria 2. I libri che studio con piacere
Data di prima lettura: 27.02.2011

Palermo. Fine gennaio, corrente anno. Sono al Museo Riso per definire alcune, ultime cose a proposito della presentazione legata al progetto Out of the box, che si terrà qui, in settembre. Sono con Costanza (Meli, di Ass.ne Isole, n.d.A.); attendiamo l’arrivo della nostra mediatrice, sfogliando alcuni interessanti testi che la libreria del Palazzo offre. Siamo indecise, nella solita cantilena, prendo questo o prendo quello? Io tengo tra le mani pagine incredibili, da sempre desiderate, e poi Flusser – un librino piccino picciò, appena apparso, 15x17x0,8 cm, apparentemente insignificante, sulla fotografia e senza immagini. Lo scelgo: mi viene da pensare che nasconda sorprese; in fondo, i librini hanno sempre saputo stupirmi. Lo scorro  e capisco che dà molto per scontato: tra le sue pagine, trovo l’obbligatoria Camera chiara[1], vedo che non contestualizza, non introduce. L’autore dice di volere “contribuire con spirito filosofico al dibattito sul tema della fotografia”, ma non difende alcuna tesi. Quindi?
Quindi, la lettura non è facile per chi, come me, non abbia studiato fotografia ma la pratichi, la adoperi. É, però, molto molto stimolante per chi conduca una ricerca, quale la mia, utilizzando una black box. Inoltre, e come immaginavo, nasconde la sorpresa: in fondo, il Lessico dei concetti. Ormai, lo utilizzo ogni volta in cui mi si chiede di presentare il lavoro di IMPOSSIBLE SITES dans la rue con la fotografia stenopeica e i luoghi impossibili, nello spazio pubblico e delle relazioni. Una citazione per tutte, la prima in ordine alfabetico: “Apparecchio, apparato: un giocattolo che simula il pensiero”. Da leggere.


[1] R. Barthes, La camera chiara. Nota sulla fotografia, Giulio Einaudi Editore, Torino 1980. Data prima lettura: 11.10.2005. Fondamentale.