Manifesto del Terzo paesaggio

Categoria 4. I libri che mi sono apparsi
Data di prima lettura: 28.07.2007

In questo che è un altro dei miei librini, denso e intenso, Clément descrive luoghi abbandonati dall’uomo (la sintesi che uso è volutamente estrema): parchi, riserve naturali, aree industriali dismesse, aiuole spartitraffico. L’autore che è, anche, un paesaggista, analizza, qui, quelli che definisce Terzi paesaggi: residui, territori rifugio, spazi interstiziali; ne declina un manifesto, ne definisce il rapporto con la cultura. É un testo pluricitato, questo, quasi abusato e, per un periodo, addirittura alla moda. A me s’è rivelato in una giornata speciale, d’improvviso.
Quel giorno, in un remoto villaggio, dopo mesi, è ricomparso un amico conosciuto in maniera assurda ad un festival di letteratura per i viaggi, dove ero stata chiamata ad intervenire. S’è ri-materializzato, in una vera epifania, per – io dico – portarmi questo Manifesto. Me l’ha donato, già un pochino consumato, con la copertina non più davvero bianca. L’ho divorato, cercandovi dentro più di quello che mostrava, usandone ogni parola come metafora, come rimando ad altro, a qualcosa di più vicino al mio paesaggio interiore. Dalla geografia, alla socialità; dall’architettura, alla vita d’ogni minuto, ho riportato ogni sua riga ad una lettura altra; da Manifesto l’ho trasformato in Elogio del Terzo paesaggio, del “territorio d’elezione della diversità, dunque dell’evoluzione”. É stato per un lungo periodo la mia scatola segreta, da cui fare uscire magie. Suggerisco di giocarvi, di usarlo come fosse il cappello di un mago.