L’arte e lo spazio

Categoria 5. I libri che arrivano dall’architettura
Data di prima lettura: gennaio 1998
Caratteristiche principali: super slim, elegante nella sua copertina giallo-arancio con l’Homo Figur T di Schlemmer in bella vista, intenso. Ovviamente ha il testo originale a fronte, tedesco, che non comprendo ma leggo ad alta voce (ne sono capace: reminiscenza dell’infanzia), per sentire il suono che i pensieri avevano nella mente di Heidegger, mentre li elaborava.
In sostanza, 13 facciate, precedute dall’introduzione, incredibilmente non eccessivamente complessa, di Vattimo.
Uno scritto breve, un opuscolo fatto di “osservazioni sull’arte, sullo spazio, sul gioco di rapporti che li coinvolge entrambi”, sulla scultura; sull’Architettura, dico io.
Un invito alla libera creazione di Luoghi, una spinta molto convincente al fare-spazio che, cito ancora, “porta il libero, l’aperto per un insediarsi ed un abitare dell’uomo”.
Diciamo che, insieme ad un testo ormai introvabile di John Heiduk e alcuni altri, è uno di quei pochi libri che – letti durante gli anni di studio – sento essere sempre calzante, sempre valido mezzo per verificare la sensatezza delle mie azioni artistiche  e di sperimentazione dell’architettura e dell’architettura della socialità.