L’altra Africa

Categoria 3. I libri che parlano della mia Africa
Data di prima lettura: 11.12.2008

Salto di palo in frasca.
E, siccome l’argomento Africa mi fa sempre essere enormemente prolissa, dico solo: che legga questo libro chiunque abbia un approccio pietistico, buonista o freakkettone al continente nero. E che lo legga anche chi – dall’altro lato – ritenga che gli africani non abbiano voglia di recuperare la loro condizione. “C’è un altro mondo”, ed è lì, dove l’economia informale fa resistere intere popolazioni a dispetto del palese, costante e perenne intervento distruttivo della colonizzazione mai terminata (ed ora in atto con nuovi sistemi, anche enormemente subdoli di migrazione al contrario). Un testo che spiega, con pazienza, come la situazione dell’Africa subsahariana sia lì a ricordarci, in realtà, il fallimento del nostro sistema. Un testo, per me anche sentimentale, con quel suo capitolo dedicato alle strategie familiari di Grand Yoff, un capitolo che mi fa respirare quell’aria, che mi manca, di Dakar.
Trascrivo qui – permettendomi tagli – alcune righe dall’introduzione; penso possano spingere alla lettura anche chi non sia formato alle scienze economiche, ma ami/odi (o creda d’amare/odiare) l’Africa Nera. “L’Africa è il volto oscuro del nostro destino, il sogno della modernità diventato incubo. L’afropessimismo è di moda. Il coloniale nostalgico e impenitente vi trova il suo vantaggio. Il terzomondista convinto vi vede l’illustrazione della mano diabolica dell’imperialismo trionfante attraverso la resurrezione del grande Satana americano. L’economista ortodosso vi vede la verifica delle sue credenze. Il buon samaritano umanitario delle ONG si sente confortato nella sua fede. Cosa ancora più grave, gli africani stessi nella loro maggioranza partecipano a queste lamentazioni universali. Non esiste forse un’altra Africa?” Sì. “Un’Africa in marcia[1]”. Et voilà.


[1] P. Pradervand, Une Afrique en marche. La révolution silencieuse des paysans africains, Plon, Paris 1989