Leggere la Contemporaneità

ghigos

ghigos

scarica flash

Edward De Bono

Il pensiero laterale

Da Munari a De Bono andata e ritorno: esemplificazioni pratiche per coltivare uno sguardo progettuale sul mondo, imparando a ‘guardare l’arcobaleno di profilo’.
In cosa consista il pensiero creativo e in che modo si possano concepire idee innovative è il tema centrale analizzato in questo testo, che distingue tra ‘pensiero verticale’, logico e razionale, ed invece ‘pensiero laterale’, il pensiero creativo per eccellenza. Il primo approccio non cerca nuove interpretazioni della realtà, piuttosto rielabora e mette a fuoco lucidamente un’intuizione precedente. Viceversa il pensiero laterale procede per salti stocastici, per associazioni libere di idee o per assonanze di parole, di concetti, di immagini, favorendo in tal modo letture inaspettate e originali, spesso ovvie, ma mai banali. E’ l’imprevedibilità delle idee che non può essere ricondotta a ragionamenti prettamente logici: è il pensiero ‘progettante’, che si muove ‘tra il dritto e il rovescio’, in quel territorio che conserva nei suoi aspetti più trascurabili soluzioni spesso sorprendenti. Come direbbe l’autore, “il pensiero laterale non è una nuova formula magica, ma semplicemente un diverso e più creativo modo di servirsi dell’intelletto”.

Richard Sennett

L’uomo artigiano


Feltrinelli, Milano 2008
[www.lafeltrinelli.it]

Anche tanti altri studiosi hanno affrontato, da diversi punti di vista e con un diverso bagaglio di esperienze, il tema della creatività e dell’innovazione. Il sociologo americano Richard Sennett, ad esempio, ha postulato nella sinergia mente-mano-desiderio-ragione l’embrione di ogni nuova scoperta: “fare è pensare”, postula, ma il termine fare non è svilito ad una pratica puramente meccanica perché, anzi, nel processo del fare sono contenuti pensiero e sentimento.
Ricorrono spesso nel testo di Sennett proprio i termini desiderio, sentimento, immaginazione e poesia, considerati input e stimolo di qualsiasi azione (psichica o fisica) perché “uomini e donne sono sedotti dalla pura meraviglia, dall’eccitazione, dalla curiosità”. La stessa intelligenza tecnica si sviluppa attraverso le facoltà di immaginazione e viene stimolata dall’uso di strumenti inadeguati o difettosi, come dal confronto con situazioni incomplete o soluzioni parziali; ancora una volta, dunque, seppur seguendo un altro percorso critico, l’innovazione profonda risulta frutto di una costante tensione dell’uomo con l’imperfetto, l’ambiguità e l’istinto. In una parola, è frutto della sua capacità di elaborare l’improvvisazione.

Roberto Verganti

Design-Driven Innovation

Cambiare le regole della competizione innovando radicalmente il significato dei prodotti e dei servizi
Harvard Business Press, Cambridge 2009
[www.hup.harvard.edu]

Il tema dell’innovazione è stato affrontato in modo curioso anche da Roberto Verganti perché – di nuovo – in questo testo focalizzato sul ‘design driven’ l’autore ha ribaltato il punto di vista.
L’innovazione design-driven non risponde a cosa le persone vogliono oggi, ma anticipa ciò che potrebbero desiderare domani: è una nuova visione radicale del mondo, del mercato e del sistema produttivo e progettuale in generale, perché implica la capacità di sovvertire le tradizionali aspettative delle persone. Così hanno fatto, ad esempio, Nintendo con la Wii, Apple con l’iPod o Artemide con Metamorfosi: hanno ridefinito il significato del giocare, dell’ascoltare musica o dell’illuminare, non hanno semplicemente proposto dei begli oggetti. Non hanno risposto a dei bisogni espressi, ma hanno inventato un nuovo (potenziale) bisogno.
Questa strategia è fortemente innovativa perché mira a prefigurare prodotti e servizi dirompenti guardando ‘al di là’ dei consumatori; in questa sfida i designer assumono un ruolo centrale: ora sono chiamati a cogliere, modellare e ribaltare il significato delle cose, arricchendole di nuovi contenuti. Questa innovazione design-driven non è, dunque, diretta emanazione del mercato ma, al contrario, può creare nuovi mercati.

Michael Pollan

La botanica del desiderio

Il mondo visto dalle piante
Il Saggiatore, Milano 2005
[www.saggiatore.it]

Un altro esempio di ribaltamento della prospettiva, di cambiamento del punto di vista, è illustrato brillantemente in questo testo che, apparentemente, tratta di botanica.
In realtà già il titolo introduce un tema a noi caro: la dimensione del desiderio, dell’aspettativa e del sogno, che tradizionalmente poco si associano alla scienza botanica. E’ dunque un libro poco convenzionale, il cui contenuto non tradisce il titolo: dolcezza, bellezza, ebbrezza e controllo diventano dei criteri di lettura dell’evoluzione economica, politica e sociale dell’umanità, sviluppati attraverso quattro piante domestiche che hanno ‘delle belle storie da raccontare’.
Il ribaltamento di prospettiva dell’autore, infatti, sottende un’interazione delle piante nei nostri confronti che non sospettiamo minimamente; nella sua ottica le piante esercitano un’influenza attiva sull’uomo, con cui instaurano un rapporto di relazioni complesse e articolate: la natura non è più minacciata o sfruttata, ma è controparte consapevole di un processo di adattamento reciproco che include interessi da entrambe le parti. Se è vero, quindi, che l’uomo ha scelto e coltivato le piante a lui più utili, è altrettanto possibile che le piante abbiano ‘scelto e addomesticato’ l’uomo, facendo leva sulle nostre esigenze per garantirsi la nostra alleanza.

André Breton

Manifesti del surrealismo


Einaudi, Torino 1966
[www.einaudi.it]

Anche se il libro è ormai datato, nei contenuti appare ancora estremamente attuale perché in grado di leggere e di rendere conto di istanze contemporanee: il tentativo di ‘passare oltre’ il pubblico, la complessità e l’eterogeneità dei temi proposti, la molteplicità delle esperienze e dei punti di vista possibili, sono caratteristiche ancora riscontrabili nella nostra società. La dissonanza come valore, la provocazione, il paradosso, la ricerca sul linguaggio e, in sintesi, il potere attribuito all’immaginazione che, “sottratta alla logica e alle norme di un’utilità arbitraria”, guidi verso “un’assurdità creativa”, sono componenti che in vari ambiti disciplinari sono tuttora teorizzate. Non per ultimo proprio da Edward De Bono. Dagli anni venti ad oggi, dunque, il salto storico è triplo, ma il rimando concettuale è diretto.