Nero su nero

E non che non siano da rileggere tutti i suoi romanzi e soprattutto quelle cronache, sottili e taglienti come rasoi, attraverso i quali ha raccontato, ma da narratore vero, come pochissimi nella letteratura italiana, i perché della storia che hanno fatto dell’Italia e degli italiani quello che sono diventati e sono. Sino al malinteso di fare ancora parlare di Sciascia come di un saggista politico e non di uno scrittore che va riportato all’intensità poetica della sua parola. Nero su nero perché era il titolo di una sua rubrica sul giornale l’Ora di Palermo, dove scriveva brevissimi corsivi acuminati che leggevo ancor prima di incontrarlo. Un incontro che ha cambiato la mia vita.
Ma in Nero su nero, Cruciverba, La Corda pazza e altre raccolte di sua prosa saggistico-letteraria, una miniera inesauribile, ritrovo la sua voce lucida e appassionata, dentro la quale potevano convivere Montaigne, appunto, Voltaire e Borges, Stendhal e una erudizione che declinava in mille registri, dall’ironia fino alla pietà.