Everyman

Succede spesso che qualcuno ti chieda: hai letto l’ultimo Roth? Dio mio, terribile! Terribile? Triste. Non triste, straziante. Ma esaltante anche. Giubilatorio. Giubilatorio in senso propriamente letterario. Ma quando mai la letteratura per renderti felice deve essere consolatoria, peggio ancora, evasiva? La felicità che mi dà leggere Roth, e specialmente quello degli ultimi romanzi, nasce proprio dalla sua capacità di metterti di fronte alla verità della vita, dei sentimenti umani, con una tale perfetta trasparenza tra la rivelazione e la verità, appunto, senza nemmeno un grammo di mistificazione ipocrita, da farti dimenticare che questa formidabile presa diretta sia frutto di una altrettanto formidabile sapienza letteraria. Sembrano diari, resoconti e sono invece calcolati miracoli della struttura narrativa. Nessun resoconto, nessuna testimonianza può andare cosi a fondo come solo può farlo un grande scrittore che usa al massimo della sua maturità, come Roth, tutti i suoi mezzi raffinatissimi di scrittore. Chi fugge dalla letteratura che ti mette di fronte alla verità non merita né la verità né la letteratura.