Leggere la Contemporaneità

Ferdinando Scianna

Ferdinando Scianna

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Henri Cartier Bresson

Henri Cartier Bresson: Images à la sauvette


Tériade, Éditions Verve, Parigi, 1952
[www.henricartierbresson.org]

Per me non un libro di fotografie, ma quasi un sinonimo di quello che per me è stato e continua ad essere la fotografia. La fotografia come folgorazione, sintesi di pensiero, forma ed emozione. Semplicità perfetta, perfezione semplice. Ma Images à la sauvette non è per me soltanto le immagini. E’ propriamente il libro. Attraverso la mediazione di Teriade un oggetto in cui tutto: la sequenza, l’impaginato, la copertina di Matisse, il formato, la carta, persino il peso : tutto concorre ad esprimere attraverso la forma libro una visione del mondo. E il testo, che Teriade impose a Cartier Bresson di scrivere per accompagnare le fotografie e le cui idee, folgoranti anche quelle, raddoppiano e rivelano il senso delle immagini e per me dello stesso fare fotografie.
La prima volta che l’ho visto, a casa di Leonardo Sciascia, avevo diciannove anni, l’ho rifotografato pagina per pagina. Come se avessi tentato di mangiarlo per farlo diventate parte di me.
Ogni volta che lo riapro è con la stessa trepidazione, lo stesso stupore della scoperta.

Michel de Montaigne

Saggi

a cura di Fausta Garavini, con un saggio di Sergio Solmi
Adelphi, Milano 1996
[www.adelphi.it]

Il primo incontro è stato nell’antologia di Gide. Ne ho poi comprate diverse edizioni. Non credo di averlo mai letto per intero. O forse sì. Ma da quella prima volta, molti anni fa, è rimasto sempre a portata di mano. Lo apro a caso, in un punto qualsiasi, e immediatamente, qualunque sia il tema che tratta, ritrovo il tono inconfondibile della conversazione con un vero amico. L’amicizia, di cui Montaigne ha cosi meravigliosamente scritto – e la sua prosa è un parlar pensando, lucido e affettuoso – instaura quello specialissimo scambio per cui l’amico, raccontando di se stesso, dei propri pensieri, propriamente rivela a te i tuoi, ti regala la sua intelligenza della vita, della storia, la sua scienza del cuore umano. Uomo libero, cervello libero, il più perfettamente laico della cultura occidentale. Non ci si capacita che quest’uomo indenne da ogni fanatismo abbia vissuto, pensato e scritto in tempi di eretici bruciati e che per secoli ancora sarebbero stati, e ancora sono, offesi, torturati, uccisi.

Leonardo Sciascia

Nero su nero


Adelphi, Milano 2003
[www.adelphi.it]

E non che non siano da rileggere tutti i suoi romanzi e soprattutto quelle cronache, sottili e taglienti come rasoi, attraverso i quali ha raccontato, ma da narratore vero, come pochissimi nella letteratura italiana, i perché della storia che hanno fatto dell’Italia e degli italiani quello che sono diventati e sono. Sino al malinteso di fare ancora parlare di Sciascia come di un saggista politico e non di uno scrittore che va riportato all’intensità poetica della sua parola. Nero su nero perché era il titolo di una sua rubrica sul giornale l’Ora di Palermo, dove scriveva brevissimi corsivi acuminati che leggevo ancor prima di incontrarlo. Un incontro che ha cambiato la mia vita.
Ma in Nero su nero, Cruciverba, La Corda pazza e altre raccolte di sua prosa saggistico-letteraria, una miniera inesauribile, ritrovo la sua voce lucida e appassionata, dentro la quale potevano convivere Montaigne, appunto, Voltaire e Borges, Stendhal e una erudizione che declinava in mille registri, dall’ironia fino alla pietà.

Philip Roth

Everyman


Einaudi, Torino 2008
[www.einaudi.it]

Succede spesso che qualcuno ti chieda: hai letto l’ultimo Roth? Dio mio, terribile! Terribile? Triste. Non triste, straziante. Ma esaltante anche. Giubilatorio. Giubilatorio in senso propriamente letterario. Ma quando mai la letteratura per renderti felice deve essere consolatoria, peggio ancora, evasiva? La felicità che mi dà leggere Roth, e specialmente quello degli ultimi romanzi, nasce proprio dalla sua capacità di metterti di fronte alla verità della vita, dei sentimenti umani, con una tale perfetta trasparenza tra la rivelazione e la verità, appunto, senza nemmeno un grammo di mistificazione ipocrita, da farti dimenticare che questa formidabile presa diretta sia frutto di una altrettanto formidabile sapienza letteraria. Sembrano diari, resoconti e sono invece calcolati miracoli della struttura narrativa. Nessun resoconto, nessuna testimonianza può andare cosi a fondo come solo può farlo un grande scrittore che usa al massimo della sua maturità, come Roth, tutti i suoi mezzi raffinatissimi di scrittore. Chi fugge dalla letteratura che ti mette di fronte alla verità non merita né la verità né la letteratura.

Rudyard Kipling

Kim


Mondadori, Milano 1990
[www.mondadori.it]

Forse il solo libro di cui avevo un vago, ma felice ricordo di una lettura adolescenziale che ho riletto e poi riletto ancora alla soglia della vecchiaia. Con lo stupore di scoprire che quel ‘libro per ragazzi’ era invece un formidabile libro di meditazione umana e filosofica sulla vita, un’iniziazione, sul diventare uomini, sull’amicizia, sul bisogno di maestri, per me cosi fondamentale, sulla ricerca, attraverso l’esperienza del mondo e la morte del senso stesso della vita. Un libro che parlava all’adolescente che ero alla prima lettura con la stessa necessità con cui parla oggi all’uomo più che maturo. Ma libro felice rimane. Uno, anzi, dei rarissimi libri felici tra quanti se ne possano leggere. Come L’Isola del tesoro, per dire. E come quel grande libro d’avventure e d’avventura, esistenziale e letteraria. Ecco, i libri di Roth non sono libri felici, anche se danno felicità estetica, letteraria, di pensiero. Kim dà felicità, ma è anche un libro felice. L’unica malinconia la suscita quando se ne è conclusa la lettura. Come faremo a vivere senza? Ma per fortuna, dopo poco tempo si può rileggere, e sarà sempre diverso e sempre felice.
PS : E Borges allora? E Diderot, e Leopardi, e Gadda, e De Roberto, Brancati, e Thomas Bernhard, Alejo Carpentier, e Stanislav Jerzy Lec, ,e, ,e, ,e, ,e, e, ………