The Media City

La ricerca di McQuire si muove da anni nell’orizzonte di una riflessione sullo spazio urbano, sulle nuove soglie come sulle pratiche dello spazio digitale e reale. La tecnologia degli ultimi quindici anni ha via via prodotto la possibilità – ma anche la cogenza – di nuovi stati di embeddment: le pratiche mediali si configurano sempre più in questo senso. Le interazioni della vita quotidiana non formano più la città come teatro di esperienze diffuse di riconoscimento o di anomia calibrata, come Goffman ha dimostrato nello spazio urbano occidentale del Novecento. Piuttosto le interazioni si muovono nella trama di reti sociali lunghe e lasche, prodotto di social media come di tracce fisiche e di emergenze urbane, a mostrare come l’esperienza di realtà sia oggi l’esito di reti fisiche e immateriali. Di feedback mediali sempre più rilevanti nella scala della città divenuta medium. Schermi urbani, interazioni locali e occasionali nel segno di festival – feste – hi-tech, come l’Urban Screen Festival, pratiche di creatività urbana legate ai locative media - come certi gps movie o i percorsi cittadini disegnati sulla memoria virtuale e reale delle location cinematografiche, amplificano via lo spazio della città come tempo della rimediazione tecnologica, ma anche della rilocazione digitale dell’esperienza dei luoghi. Sembrano avvistare la stessa promenade urbana come rituale, fluidificando i modi e i tempi dell’esperienza nel segno dell’orientamento come mappa di consumi, come accade già nei navigatori o nelle applicazioni di augmented reality. Se il mondo delle cartoline – come poi le vues urbane del cinema delle origini – definiva e acquisiva in forma di immagini discrete e rassicuranti alcuni luoghi dell’urbano – i locative media, come le street view di Google, sembrano avanzare una diversa e digitale ipoteca sullo spazio urbano, il possibile restauro in tempo reale di una piazza, come la directory di una memoria fatta di indici più antichi in forma di foto. Nella città mediale e mediata i nuovi media sembrano segnare la via di una polizza di rassicurazione per immagini dei luoghi così come la co-costituzione di un flâneur digitale, figura della nostalgia o forse di una deriva spettacolare e involontariamente situazionista.