New Philosophy for New Media

I nuovi media nella forma digitale implicano un nuovo e più complesso paradigma dove inscrivere la figura del soggetto, l’evidenza possibile dell’esperienza. Hansen avvista così nell’emergenza digitale una sfida filosofica originale cui accostarsi ripensando la filosofia di Bergson e Husserl, ma anche il pensiero cognitivo e l’autopoiesi di Francisco Varela, nello spazio di una riflessione più generale su uno dei temi più significativi delle teoria dei media oggi, la questione dell’embodiement e lo statuto della percezione tra aptico e visivo. Dopo Deleuze la riflessione sull’immagine movimento sollecitata ulteriormente dalla video arte, da autori come Gordon e Viola, accosta così lo statuto della coscienza e della consapevolezza del soggetto, la paradossale – almeno apparentemente – possibilità che il cinematic sia una forma contemporanea essenziale per interrogare la mente e il mondo. Il digitale viene così a costituirsi provocando un nuovo statuto del soggetto: alla memoria selettiva,all’immagine impura bergsoniana, all’ embodiement come esito delle immagini filtrate della nostra memoria e dall’emozione, si accompagna oggi la funzione di cornice e di traccia che l’immagine digitale, flessibile e accessibile, manifesta e produce. Così noi non riceviamo immagini da eleggere a forme, ma, piuttosto, immagini per crearne di nuove, in un processo circolare e di accumulazione, dove il soggetto, riprendendo il filosofo francese Stiegler, diviene l’editor, letteralmente, del mondo divenuto fatalmente immagine.