Always Already New

Il testo della Gitelman si inscrive una tradizione di studi di storia dei media e dell’intermedialità. Sulla scena storica, nella genealogia dei media e dei contesti dove il nuovo emerge e si presenta, tecniche di registrazione e di produzione di suoni producono tecniche e pratiche di ascolto e consumo – nuovi media generano nuovi users, nuovi contenuti avvistano nuovi consumatori. Nuove esperienze, quindi, che avanzano intanto come forme pubbliche dell’ascolto, vedi il fonografo, e prescrivono nuove logiche ella registrazione del suono, tecniche di iscrizione – su carta, cera, e poi su disco – capaci di tracciare la performance di cantanti o le ultime parole dei morenti, come recitava una réclame della Edison, la compagnia proprietaria del brevetto. Tecniche di iscrizione la cui logica di traccia, di indice, la Gitelman rinviene poi alle origini e negli sviluppi del web, nelle forme di tracciabilità elettronica e non più fisica – i solchi del disco dalla bachelite al vinile della fonografia analogica – che la rete produce oggi nella elaborazione di sistemi di dati e metadati. In una trama di temporalità – il mito dell’always on line - originale e in un certo senso drammatica quanto mistificante, dove i corpi e i luoghi degli users sembrano definirsi sempre più come progetto dei locative media più recenti. Prodotto della tracciabilità e del controllo apparentemente light ma onnipervasivo dei sistemi a rete.