Leggere la Contemporaneità
Vite di corsa
Il libro, traduzione della lectio magistralis tenuta da Bauman all’Università di Bologna nel 2007, attraverso l’analisi di una serie di esempi che vanno dalle forme di consumo, agli stili musicali, alle forme di comunicazione e di relazione interpersonali, argomenta la trasformazione del concetto di tempo da ciclico o lineare a “puntillistico”. Tempo frammentato in una miriade di particelle separate che alludono ad un continuo eppure effimero presente. In un racconto nel quale è difficile non riconoscere i tratti dell’esperienza personale di ciascuno, Bauman, il sociologo della modernità liquida, descrive le condizioni della vita contemporanea sempre più dominata dalla velocità del “rimpiazzo” di mode, stili, lavori e più in generale di identità. Unico antidoto possibile l’educazione e l’apprendimento continui e permanenti non tanto e non solo delle competenze tecniche e professionali per essere costantemente aggiornati in un mondo che cambia continuamente, ma alla cittadinanza, a quell’empowerment finalizzato alla ricostruzione di uno spazio pubblico “nel quale uomini e donne si possano impegnare in una composizione continua tra interessi, diritti e doveri, individuali e comuni, privati e comunitari”.
Lo sguardo cosmopolita
Ancora un libro di un sociologo. Beck propone una riflessione che ha nuovamente a che fare con l’identità contemporanea in bilico tra due condizioni che non possono essere più considerate alternative, secondo una logica di “aut…aut”, ma integrate secondo la logica del “sia…sia”. Da un lato, l’appartenenza territoriale (necessaria e irrinunciabile come sistema di riferimenti, ma sempre più introvertita e protettiva da eventuali invasioni del mondo globale); dall’altro la condizione che deriva dagli effetti dell’interdipendenza planetaria e della globalizzazione dell’economia e delle emozioni che i mass media consentono, e che si traduce in nuovi e differenti stili di vita e abitudini. Che vanno dalle esperienze quotidiane di cosmopolitismo banale (i ristoranti indiani che non sono altro che invenzioni di bengalesi residenti a Londra, o l’orgoglio locale dei tifosi del Bayern Monaco per una squadra composta da giocatori di altre nazionalità) alla necessità di ripensare in maniera diversa le politiche degli stati nazionali.
Per comprendere la realtà contemporanea, frammentata e necessariamente multidimensionale, c’è bisogno di uno sguardo cosmopolita consapevole e “realista”. Fondato sul riconoscimento delle interdipendenze, delle differenze e del loro carattere spesso conflittuale; sull’empatia cosmopolita, ma anche sulla constatazione dell’invivibilità di una società mondiale senza confini e, infine, sulla necessità di una mescolanza di culture e tradizioni locali, etniche, religiose e cosmopolite. Il libro è un invito, in definitiva, a ripensare alla molteplicità dei sistemi di appartenenza, laddove “il cosmopolitismo senza provincialismo è vuoto e il provincialismo senza cosmopolitismo è cieco”.
Città
Il terzo libro che propongo riflette in maniera diretta sulla condizione urbana contemporanea. Gli autori provengono dalle discipline geografiche e assumono come oggetto la città, in un momento storico in cui la città “tradizionale” appare dentro una crisi irreversibile ed emerge con sempre maggiore urgenza la necessità di un cambiamento dell’immaginario, delle forme di rappresentazione, delle metafore e delle associazioni di idee e dei nessi semantici che si intrecciano intorno al tema della città.
Le premesse della riflessione sono note: la città non può essere più rappresentata come un oggetto spaziale che si identifica per opposizione ad altri oggetti che rappresentino il suo contrario (la campagna ad esempio), come essenza permanente o come struttura unitaria.
Ciò che caratterizza il testo è la volontà di porre al centro l’attenzione alla pratiche urbane, da quella della vita quotidiana alle attività economiche, dalle esperienze letterarie all’esercizio del potere. I temi che emergono non sono nuovi e si alimentano di tradizioni di studi oramai consolidate: l’enorme accelerazione dei fattori di mobilità di informazioni, persone, merci e capitali, a cui fa da contrappunto la riflessione sulla rilevanza (e contestualità) delle relazioni di prossimità; l’eterogeneità degli elementi che interagiscono per definire la realtà urbana (tecnologie, immagini, schemi organizzativi etc) che spesso sono l’esito di routine automaticamente applicate non estranee a logiche di potere e di controllo. Il tipo di sguardo applicato sulla dimensione urbana è senza dubbio, come dichiarano gli autori pur dichiarando un carattere sistematico e incompleto, “un diagramma provvisorio che aiuta a comprendere la città”.
In the bubble
Nell’introduzione si legge che il testo di Thackara, progettista e direttore di Doors of Perception, “si presenta come un precipitato sofisticato di esempi virtuosi di progettazione partecipata e di riflessioni sulla contemporaneità, in cui è il progetto, nelle sue varie forme e dimensioni, ad avere il ruolo di protagonista”. In the bubble è l’espressione che usano i controllori di volo quando tutto va come deve, quando non ci sono problemi e tutto è “sotto controllo”. Il mondo oggi non appare altrettanto “sotto controllo”. È proprio dalla messa in discussione di questa locuzione che il libro prende le mosse per interrogarsi, dal punto di vista di un progettista, su quali siano le responsabilità individuali e collettive per farsi carico di questa condizione e quale sia l’approccio più opportuno per pensare al progetto in termini di sostenibilità. La sostenibilità, che viene definita come sistema “per riportare la gente ad assumere il controllo sulle situazioni”, è l’obiettivo prioritario e la principale sfida da intraprendere in un contesto che pare andare in altre direzioni, nonostante la retorica diffusa. Attraverso un repertorio di esempi e di situazioni desunte in molti casi dall’esperienza personale, Thackara riflette su diversi comportamenti del vivere contemporaneo, fornendo indicazioni “alla portata di tutti” per ribaltare modi consolidati di pensare e di agire entro i quali condivisione e connettività sono i capisaldi dei processi di innovazione.
Rallentare
L’ultimo libro che propongo è nuovamente un testo che fornisce chiavi di lettura della contemporaneità in maniera indiretta, ragionando sulle forme e i modi della dimensione progettuale. In questo caso delle politiche urbane. Paolo Fareri, con il quale ho avuto modo di collaborare, è stato un analista di politiche e un lucido osservatore della realtà. Il libro, uscito a due anni dalla sua scomparsa, raccoglie una serie di saggi e di riflessioni che rimettono fortemente in discussione modi consueti di lavorare e di progettare. Particolarmente attento alla tradizione delle pratiche partecipative e convinto sostenitore dell’idea del progetto come esito di interazione sociale, Fareri, in maniera non dissimile da Thackara, individua in questa dimensione, tutt’altro che semplice da perseguire, una possibile strada per affrontare in maniera efficace le sfide che la contemporaneità ci pone davanti. Il titolo generale della raccolta – Rallentare – riprende il titolo di un saggio scritto nel 2000 sul ruolo e la natura della partecipazione. Il saggio si apre con una lunga citazione dal romanzo di Paul Auster, Smoke, in cui il protagonista spiega perché per vent’anni ha fotografato ogni mattina l’angolo di strada che vede dalla sua tabaccheria., affinare lo sguardo, rallentando, e che Fareri utilizza per ribadire la necessità di rallentare soffermandosi sui dettagli minimi per avere la possibilità di comprendere qualcosa della realtà. Per riuscire (forse) a leggere la contemporaneità.




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