Leggere la Contemporaneità

Alex Turrini

Alex Turrini

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Max Weber

Economia e Società. La città


Donzelli Editore, Roma 2003
[http://www.donzelli.it/]

I tomi di Economia e Società rimangono una fonte di ispirazione per qualsiasi ricercatore che si voglia interessare del ruolo della burocrazia nelle società contemporanee. Le pagine dedicate al fenomeno urbano (raccolte ne La città) rappresentano, in particolare, il punto di partenza per chi è interessato ad un’analisi storica della nascita ed evoluzione dei Comuni dell’Italia Settentrionale. Weber si sofferma in particolate sul concetto di Verbrüderung (‘affratellamento’) fra cittadini: è proprio il giuramento fra uomini liberi,  pari fra loro e non legati necessariamente da vincoli familiari, che rappresenta il momento conclusivo di un processo di ‘usurpazione’ del potere sovrano tradizionale che porterà alla nascita dei nostri Comuni italiani.

Robert Putnam

La tradizione civica nelle Regioni italiane


Mondadori, Milano 1993
[www.mondadori.it]

Secondo una recente reinterpretazione del pensiero di Adam Smith il mercato (e la Ricchezza delle Nazioni) non si sviluppa solo sulla base dell’interesse individuale degli agenti economici, ma anche in virtù della presenza di una società civile nella quale l’uomo non è lupo all’uomo, secondo il celebre detto hobbesiano. Robert Putnam, studioso di government ad Harvard, va oltre e dimostra come la presenza di una società civile, di tradizioni civiche ben radicate, di un elevato capitale sociale migliori anche il rendimento istituzionale delle amministrazioni pubbliche locali. Un familismo amorale (direbbe Banfield) o una società civile arretrata non rappresentano condizioni utili per il raggiungimento di performance superiori da parte dei governi locali. Proprio l’Italia è il Paese prescelto per tale analisi.

Saskia Sassen

The Global City

New York, London, Tokyo
Princeton University Press, Princeton 1991
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Il fenomeno urbano contemporaneo è caratterizzato dall’emergere di metropoli che, secondo Saskia Sassen, rappresentano il punto di connessione fra locale e globale. La sociologa della Columbia University di New York ci spiega come le città globali rappresentino lo ‘spazio fisico’ dove le dinamiche dell’economia globale si svolgono. Sono queste le città snodo del villaggio globale (ossia interessate da un flusso costante di informazioni), nelle quali avvengono le più importanti  transazioni finanziarie, dove trovano sede banche internazionali e corporations, che presentano le maggiori capacità in termini di innovazione e competenze  scientifico-culturali. New York, Londra e Tokyo (per citarne alcune) sono megalopoli con tradizioni e storia differenti, ma che hanno conosciuto uno sviluppo simile ed hanno intrecciato una forte rete di relazioni che prescinde dall’evoluzione degli Stati Nazionali all’interno dei quali sono localizzate.

Pierre Bourdieu

La distinction

Critique sociale du jugement
Editions de Minuit, Paris 1979
[www.leseditionsdeminuit.eu]

Perché il pubblico di un’ istituzione di musica colta ha da decenni le stesse caratteristiche (ossia colto, affluente, borghese, tipicamente residente in città)? Perché è così difficile l’accesso alle arti tradizionali da parte delle fasce di popolazione più popolari? Bourdieu ci offre un‘interpretazione suggestiva di questo fenomeno: solamente chi appartiene a classi sociali elevate può permettersi l’esposizione ad un’esperienza estetica disinteressata, non essendo ‘morso’ dalle preoccupazioni del mondo ordinario. La possibilità di un’esperienza estetica non è libera, ma è socialmente determinata ed anzi è proprio questo consumo di arte colta il segno distintivo di un ethos di classe. Anche se le recenti analisi di Peterson sottolineano come le elites contemporanee siano ‘onnivore’ – ossia spazino fra genere popolare e colto – piuttosto che ‘univore’, lo studio di Bourdieu rimane  una pietra miliare per gli studi di arts’ policy.

William J. Baumol e William G. Bowen

Performing arts - the Economic Dilemma

A study of problems common to theatre, opera, music and dance
New York University Press, Aldershot 1966
[http://nyupress.org/]

Il libro di Baumol e Bowen, un altro must per gli studiosi di arts’ policy analizza le caratteristiche economiche comuni alle istituzioni che offrono spettacolo dal vivo. Teatri di prosa e d’opera, istituzioni musicali e di danza soffrono infatti di una malattia dei costi endemica determinata dalla scarsa produttività di queste istituzioni accompagnata da una dinamica salariale crescente. Questi due fenomeni causerebbero un income gap colmabile solo aumentando di molto il prezzo del biglietto (il che pregiudicherebbe l’esistenza stessa dell’istituzione culturale) oppure da finanziatori terzi  capaci di calmierare tale dinamica inflattiva.  Molte sono state le polemiche e i dibattiti successivi innescati da tale studio che però ha definito una giustificazione persuasiva per il finanziamento pubblico allo spettacolo dal vivo in tutte le democrazie occidentali. Compresi gli Stati Uniti dove, proprio negli anni di pubblicazione del volume di Baumol e Bowen, venne creata un’agenzia federale per il sostegno alle arti ed alla cultura.