Antonio Rovaldi. Marcamenti

Una parte consistente del lavoro di Antonio Rovaldi si sviluppa attorno all’idea di ‘luogo’, visto innanzitutto come spazio da attraversare col corpo e successivamente come paesaggio da reinventare, da reinterpretare aprendosi a segnali e indicazioni che derivano dal vissuto personale, dalla memoria, dal sogno e persino dalla letteratura. Allora nei video dell’artista sempre si alternano e si sovrappongono due sguardi: uno più analitico (quasi da ‘documentarista’ interessato ad aspetti antropologici e geologici del territorio) e uno più aperto alle possibilità di abbandono estetico, alle suggestioni che derivano da una visionarietà che, pur misurata, crea un gioco di continui rimandi simbolici, libere associazioni, accostamenti involontari e dissonanze improvvise rispetto alla realtà del luogo.
Così, sospesi in un tempo ciclico e indefinito, abitati da figure ambigue e misteriose (quasi apparizioni che comunicano con l’ambiente circostante attraverso una gestualità segreta e indecodificabile), i paesaggi che Antonio Rovaldi ama restituirci restano sempre sottilmente in bilico tra possibile e visionario, ordinario e soprannaturale, descrizione e rivelazione.
Proprio attorno a questo nucleo di lavori dedicata al paesaggio si articola la mostra Marcamenti (maggio-luglio 2005), contenente una selezione di lavori video e fotografici appartenenti come Le spiagge bianche, 2004; Non ricordo esattamente quando – Video Appunti Vulcano, 2002 e una nuova scultura, Indaga – Come un suono suonato dal vento, prodotta appositamente per gli spazi del Museo dell’Arredo Contemporaneo.