marzo 2010

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Maria Lind, Hito Steyerl (a cura di)

The Greenroom

Reconsidering the Documentary and Contemporary Art #1
Sternberg Press, in collaborazione con il Center for Curatorial Studies, Bard College, Berlino-New York 2009
[www.sternberg-press.com]

Le pratiche documentaristiche in campo artistico rappresentano una delle tendenze più significative e complesse degli ultimi vent’anni. Il documentario fotografico e filmico tradizionale è stato reinventato e rinvigorito dalla fusione con nuovi strumenti e tendenze, dal video alla performance fino agli spunti tratti dall’arte concettuale. Tali lavori documentaristici testimoniano una nuova diversità e complessità di forme – ne sono esempio il mockumentary concettuale, le presentazioni in split-screen, i reportage video delle pratiche di found-footage – intese come nuovi strumenti per discutere contenuti sociali, fatti storici o gli effetti delle recenti agitazioni politiche ed economiche.
Questa antologia sembra voler oltrepassare l’attuale dispersione di testi sulle pratiche documentaristiche e si propone di offrire nuove prospettive su questo tema cruciale. Tra gli autori presenti: T.J. Demos, Okwui Enwzor, Carles Guerra, Vít Havránek, Jörg Heiser, Stefan Jonsson, Maurizio Lazzarato, Olivier Lugon, Jean-Pierre Rehm, Hito Steyerl, e Jan Verwoert. Nato da un progetto di ricerca presso il Center for Curatorial Studies del Bard College, The Greenroom: Reconsidering the Documentary and Contemporary Art – come dichiara il titolo – sembra agire in modo simile alla stanza verde delle stazioni televisive, dove lo staff e gli ospiti si incontrano prima e dopo le riprese e intraprendono discussioni che spesso differiscono da quelle condotte sulla ribalta.

Gioacchino Lavanco, Maria Isabel Hombrados Mendieta (a cura di)

Lavoro di comunità e intervento sociale interculturale


FrancoAngeli, Milano 2009
[www.francoangeli.it]

Gli interventi di sviluppo di comunità consistono nell’accrescere la partecipazione attiva dei cittadini, cui consegue un aumento del potere e del controllo sulle proprie condizioni di vita. Muovendo da questa considerazione, due gruppi di lavoro – uno promosso presso l’Università di Malaga in Spagna, uno presso l’Università di Palermo in Italia – hanno deciso di confrontare modelli di ricerca e di intervento, progettualità, percorsi formativi, letture di problemi e processi, best practices. I saggi contenuti in questo volume rappresentano un primo tentativo di sistematizzare questo processo di confronto, ma anche la misura tangibile di sinergie e di ‘contaminazioni’ fra diverse scuole di pensiero e culture dell’intervento. Saggi che concludono e, al tempo stesso, aprono un percorso faticoso, emozionante e per alcuni tratti ambizioso che possiamo definire di ricerca-azione e di form-azione proprio perché ha fatto dialogare occasioni di riflessione e di intervento con le fasi della ricerca diffusa e decentrata sul territorio.

Franco Cassano, Danilo Zolo (a cura di)

L'alternativa mediterranea


Feltrinelli, Milano 2007
[www.feltrinelli.it]

Per molti europei il Mediterraneo è solo una frontiera da pattugliare per sbarrare il passo ai migranti clandestini. Ma il Mediterraneo, con i suoi quarantaseimila chilometri di coste e i quattrocentocinquanta milioni di persone che le abitano, può essere pensato come un ‘grande spazio’, una risorsa strategica e un luogo di cooperazione privilegiato. Una condizione perché questo possa accadere è ripensare il rapporto tra il processo di unificazione dell’Europa, la sua appartenenza all’emisfero occidentale, le sue radici mediterranee e la sua relazione con il mondo islamico. Un’Europa che riscoprisse le sue radici mediterranee potrebbe profilarsi come uno spazio di mediazione e neutralizzazione degli opposti fondamentalismi. L’alternativa mediterranea è un primo consapevole passo in questa direzione. I contributi, tutti originali, nascono sotto questa insegna e sono il risultato di un dialogo già avviato. Alcuni dei temi trattati: l’esportazione della democrazia, i media, l’associazionismo civile nel Mediterraneo arabo-islamico, la mobilità migratoria, l’assedio militare, la questione palestinese, i diritti delle donne e il femminismo islamico, la questione penitenziaria, Europa e mondo islamico, il costituzionalismo.

Tatiana Bazzichelli

Networking

La rete come arte
Costa & Nolan, Milano 2006
[www.costaenolan.it]

Fare network significa creare reti di relazione, per la condivisione di esperienze e idee in vista di una comunicazione e di una sperimentazione artistica in cui emittente e destinatario, artista e pubblico, agiscono sullo stesso piano.
In Italia, grazie all’uso alternativo della rete Internet, nel corso di venti anni di sperimentazione si è formato un vasto network nazionale di persone che condividono obiettivi politici, culturali e artistici. Attivi in ambienti underground, questi progetti utilizzano media diversi (computer, video, televisione, radio, riviste) e si occupano di sperimentazione tecnologica, ovvero di hacktivism, secondo la terminologia in uso in Italia dove la componente politica è centrale.
Il network italiano propone infatti una forma di informazione critica, diffusa attraverso progetti indipendenti e collettivi in cui l’idea della libertà di espressione è centrale. Allo stesso tempo, costruisce una riflessione sul nuovo ruolo dell’artista e autore che si fa networker, operatore di reti collettive, ricollegandosi alle pratiche artistiche delle Neoavanguardie degli anni Sessanta (prima fra tutte Fluxus), ma anche alla Mail Art, al Neoismo e a Luther Blissett.
Un percorso che va dalle BBS, reti telematiche alternative diffuse in Italia dalla metà degli anni Ottanta ancor prima di Internet, fino agli Hackmeeting, alle Telestreet e alle pratiche di networking e net art di diversi artisti e attivisti, fra cui 0100101110101101.ORG, [epidemiC], Jaromil, Giacomo Verde, Giovanotti Mondani Meccanici, Correnti Magnetiche, Candida TV, Tommaso Tozzi, Federico Bucalossi, Massimo Contrasto, Mariano Equizzi, Pigreca, Molleindustria, Guerriglia Marketing, Sexyshock, Phag Off e molti altri.

Federica Sossi

Migrare

Spazi di confinamento e strategie di esistenza
Il Saggiatore, Milano 2006
[www.saggiatore.it]

Quando si parla di migrazioni sembra che a contare siano solo cifre e statistiche. Dietro gli stereotipi dell’ ‘invasione, i proclami sulle ‘espulsioni’ o il linguaggio asettico dei flussi, si cela tuttavia una moltitudine di storie a cui il discorso politico o scientifico non pare disposto a concedere alcuna visibilità.
È sulla piega soggettiva delle migrazioni che il libro di Federica Sossi concentra l’attenzione, facendo emergere frammenti di vissuto di coloro che, dopo avere attraversato l’oceano di sabbia del Sahara e il deserto d’acqua del Mediterraneo, si scontrano con il limes dell’Europa o sono inseguiti, nello spazio in continua espansione di Schengen, da dispositivi di controllo mobili e delocalizzati. Si disegnano così i percorsi di un’umanità fuori luogo, chiamata a scontare sui propri corpi le ossessioni sicuritarie e le politiche di confinamento con cui l’Occidente intende governare il traffico degli umani, ma capace di inventare le proprie strategie di esistenza e resistenza.
Intrecciando le riflessioni di Foucault, Arendt e Deleuze alle storie dei senza nome, Migrare, con sguardo empatico e schierato, interroga la quotidianità, la vita e, spesso, la morte di uomini e donne sospesi in ‘luoghi del nessun dove’ ci permette di seguire così la nuova mappatura dei confini in espansione dell’Europa. Alcuni luoghi drammaticamente spettacolarizzati, i ‘teatri del sud’: Lampedusa, le isole Canarie, il Marocco, a partire dai quali legittimare le politiche di confinamento dei migranti, costruendo dietro le quinte gli interessi dell’Europa rispetto all’Africa.