The Big Archive

La macchina da scrivere, gli indici, gli inventari e l’armadietto per l’archiviazione: queste sono le tecnologie e le modalità dell’archivio. Per il burocrate gli archivi contengono poco più che spazzatura, le carte di cui non ha più bisogno; per lo storico, d’altra parte, i contenuti di un archivio sono un correlato quasi-obiettivo del passato “vivente”.
L’arte del XX secolo ha utilizzato l’archivio in una grande varietà di modi – da quello che Spieker chiama l’”archivio anemico” (anemic archive) di ready-mades di Marcel Duchamp e delle Demonstration Rooms di El Lissitzky, alle raccolte fotografiche fatte dagli artisti postbellici come Susan Hiller e Gerhard Richter. In The Big Archive, Sven Spieker indaga sul concetto di archivio – sia come istituzione burocratica che come indice di atteggiamenti, in arte e nelle science, che si evolvono verso il concetto di tempo contingente – e giunge a considerarlo un vero e proprio dilemma del modernismo del XX secolo.
I dadaisti, i construttivisti e i surrealisti preferivano gli archivi discontinui, non lineari, che si opponevano ad una lettura ermeneutica e ad una presentazione ordinata. Spieker sostiene che l’uso degli archivi da parte di artisti contemporanei come Hiller, Richter, Hans-Peter Feldmann, Walid Raad e Boris Mikhailov risponde e prosegue questa battaglia, in particolare in relazione all’archivio del XIX secolo e all’oggettivizzazione che ne ha fatto il processo di storicizzazione.
Spieker sostiene inoltre che questo tipo di arte orientata all’analisi sul tema dell’archivio sia da mettere in stretta relazione con i cambiamenti avvenuti nelle tecnologie e nei modelli di comunicazione (la macchina da scrivere, il telefono, il telegrafo, il cinema). Secondo l’autore l’archivio è da ricollegare ad una particolare visione della modernità, dimostrando come l’avanguardia abbia usato l’archivio come un laboratorio per sperimentare i propri quesiti e dubbi sulla natura della visione e sulla sua relazione col tempo.
The Big Archive diventa quindi la prima monografia critica su uno dei temi dominanti dell’arte del ventesimo secolo.