Il lavoro e la cura

Il lavoro, nella società del dopo welfare, risulta sempre più intrecciato con la sfera degli atti quotidiani, dei servizi, dell’organizzazione familiare.
Rapportarsi ai diversi impegni della vita è lavorare: comporta costruire relazioni, progettare, richiede competenze. Al centro è la cura (in inglese si parla di una possibile society with care). Riguarda non solo le famiglie ma anche le istituzioni pubbliche, il settore no-profit, dove si offrono servizi, si scambiano beni relazionali, si risponde ai bisogni dei singoli. Esperienze considerate proprie della sfera privata oggi sono divenute ‘globali’ coinvolgendo i flussi internazionali delle prestazioni (la rete multiforme delle badanti). A tutti si impone una nuova dimensione del lavorare: il lifelong learning, continuare a imparare, perché questa è la condizione che un presente in continuo cambiamento ci richiede.
Io da anni, per descrivere le forme nuove del lavoro, gioco con le metafore del patchwork e dei quilts: in questi tessuti si cucivano insieme frammenti di stoffa di tutte le forme e colori, senza un disegno preciso, creando però elementi di ordine nel disegno, nella combinazione dei colori, nell’effetto d’insieme. Tra i vari frammenti contava però decidere quali scegliere, e come combinarli, continuare, a tratti magari smettere, e poi riprendere“.
Molte e molti, oggi, si trovano a vivere e lavorare così, a ‘pezzi’ componendo il quadro della propria giornata con ciò che si ha, per l’appunto, a disposizione. Dove i confini tra il lavoro e le attività del quotidiano, la gestione dei bisogni, in senso proprio la cura, si confondono. E anche questo libro ha un andamento spezzato. Mette insieme testi e osservazioni su come è cambiato il lavoro lungo un arco di tempo (dal dopoguerra a oggi) in cui le nostre società rapidamente, e a tratti bruscamente, si sono trasformate. E lo fa secondo una prospettiva duplice in cui le competenze di sociologa di Laura Balbo si uniscono all’impegno politico e sociale.