estate 2010

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Olaf Möller e Giovanni Spagnoletti (a cura di)

Oltre il muro

Il cinema tedesco contemporaneo
Marsilio, Venezia 2008
[www.marsilioeditori.it]

Tre premi Oscar per il miglior film straniero tra il 2003 e il 2008 hanno rivelato al pubblico e alla critica di tutto il mondo un cinema tedesco contemporaneo grintoso e innovativo, che talvolta si è imposto anche al box office internazionale. Per la seconda volta, dopo l’esperienza del ‘Nuovo Cinema Tedesco’, ritorna oggi un ‘Autorenfilm’ che racconta, spesso in stile minimalista ma con grande passione, i problemi della società post-unificazione, tra pubblico e privato, tra realismo e ottica sognante.
Oltre ai nomi noti anche al di fuori della Germania (il turco-tedesco Fatih Akin, Wolfgang Becker, Florian Henckel von Donnersmarck o Tom Tykwer), il nucleo più consistente di questa nuova onda è costituito dalla cosiddetta ‘Scuola berlinese’ (Thomas Arslan, Valeska Grisebach, Christoph Hochhäusler, Christian Petzold, Angela Schanelec ecc.) da anni riconosciuta per il notevole impulso innovatore e l’originale stile fenomenologico. Tuttavia essa non esaurisce una felice congiuntura cinematografica che si estende a tutta la Repubblica Federale Tedesca e che, al pari di quella che favorì il ‘Nuovo Cinema Tedesco’, si contraddistingue per l’eterogeneità delle proposte, delle personalità e degli stili.
A partire dalla storica caduta del Muro, il presente volume (il primo in Italia sull’argomento) vuole ricostruire a tutto campo (fiction, non fiction e cortometraggio) l’attività di un laboratorio creativo che ha pochi eguali nel panorama del cinema contemporaneo.

Laura Balbo

Il lavoro e la cura

Imparare a cambiare
Einaudi, Torino 2010
[www.einaudi.it]

Il lavoro, nella società del dopo welfare, risulta sempre più intrecciato con la sfera degli atti quotidiani, dei servizi, dell’organizzazione familiare.
Rapportarsi ai diversi impegni della vita è lavorare: comporta costruire relazioni, progettare, richiede competenze. Al centro è la cura (in inglese si parla di una possibile society with care). Riguarda non solo le famiglie ma anche le istituzioni pubbliche, il settore no-profit, dove si offrono servizi, si scambiano beni relazionali, si risponde ai bisogni dei singoli. Esperienze considerate proprie della sfera privata oggi sono divenute ‘globali’ coinvolgendo i flussi internazionali delle prestazioni (la rete multiforme delle badanti). A tutti si impone una nuova dimensione del lavorare: il lifelong learning, continuare a imparare, perché questa è la condizione che un presente in continuo cambiamento ci richiede.
Io da anni, per descrivere le forme nuove del lavoro, gioco con le metafore del patchwork e dei quilts: in questi tessuti si cucivano insieme frammenti di stoffa di tutte le forme e colori, senza un disegno preciso, creando però elementi di ordine nel disegno, nella combinazione dei colori, nell’effetto d’insieme. Tra i vari frammenti contava però decidere quali scegliere, e come combinarli, continuare, a tratti magari smettere, e poi riprendere“.
Molte e molti, oggi, si trovano a vivere e lavorare così, a ‘pezzi’ componendo il quadro della propria giornata con ciò che si ha, per l’appunto, a disposizione. Dove i confini tra il lavoro e le attività del quotidiano, la gestione dei bisogni, in senso proprio la cura, si confondono. E anche questo libro ha un andamento spezzato. Mette insieme testi e osservazioni su come è cambiato il lavoro lungo un arco di tempo (dal dopoguerra a oggi) in cui le nostre società rapidamente, e a tratti bruscamente, si sono trasformate. E lo fa secondo una prospettiva duplice in cui le competenze di sociologa di Laura Balbo si uniscono all’impegno politico e sociale.

Stefano Bartezzaghi

L'orizzonte verticale

Invenzione e storia del cruciverba
Einaudi, Torino 2007
[www.einaudi.it]

Presente da quasi un secolo su tutti i giornali del mondo, assente da qualsiasi storia del giornalismo, del costume, della lingua, il cruciverba è l’inavvertito elefante che siede nel salotto della comunicazione del Novecento. Molti lo ritengono più antico di quello che è: eppure non poteva che nascere nella New York degli anni Dieci, contemporaneamente a tutto ciò che ha costituito l’orizzonte del moderno, dalla catena di montaggio al cubismo, dal giornalismo dei reportage alla musica jazz. Vuoto, il cruciverba è una griglia ortogonale di caselle; pieno, è un caleidoscopio alfabetico in cui si frammentano e si ricompongono le parole della lingua e i nomi del mondo, dando la possibilità ai lettori di verificare le proprie conoscenze in una sfida con se stessi, circoscritta a una percorrenza in metropolitana o a una sosta in poltrona durante il weekend. La storia del cruciverba è un romanzo. I suoi personaggi sono tutti straordinariamente eccentrici (e apparentemente tutti “normali”), i suoi dialoghi collegano definizioni indiziarie e soluzioni congetturali, la sua ambientazione è la metropoli, con i suoi giornali, i suoi grattacieli, i suoi mezzi di trasporto.

Aleida Assman

Ricordare

Forme e mutamenti della memoria culturale
Il Mulino, Bologna 1999
[www.ilmulino.it]

La rivoluzione tecnologica digitale cambia profondamente le condizioni della memoria culturale. Se da un lato la gestione dei dati diviene sempre più facile, dall’altro la deperibilità dei supporti è una minaccia per la conservazione a lungo termine delle informazioni. In questo nuovo contesto non possiamo non riconsiderare le forme e i meccanismi che regolano la sedimentazione e la trasmissione sociale del patrimonio culturale. Che cosa porta alla costituzione di quella memoria culturale che tanta parte ha nella formazione dell’identità personale e collettiva? Attraverso quali processi i ricordi, che nascono sempre in prima istanza come ricordi individuali, divengono poi collettivi? Qual è l’effetto che le differenze fra libro a stampa, fotografia e trascrizione elettronica hanno sulla struttura e sulla qualità della memoria? Attraversando i confini fra le epoche e le letterature, fra i paesi e le discipline, Aleida Assmann indaga nella prima parte del libro le funzioni della memoria culturale; nella seconda, basata in larga parte su esempi letterari, i mezzi attraverso i quali questa memoria si conserva (scrittura, pittura, luoghi, il corpo stesso); nella terza infine, dedicata alle forme dell’archiviazione, collega in maniera originale la riflessione sui processi di conservazione del patrimonio culturale a una serie di esempi tratti dall’arte contemporanea.

Lisa Gabrielle Mark (a cura di)

WACK!

Art and feminist revolution
The MIT Press, Cambridge (MA) 2007
Mostra a cura di Cornelia Butler [http://mitpress.mit.edu]

Negli anni ’70 le donne hanno cambiato per sempre il modo di fare e di parlare d’arte. A lungo atteso WACK! Art and the feminist revolution rappresenta uno studio di livello internazionale che racconta l’impatto della rivoluzione femminista nell’arte, realizzata tra il 1965 e il 1980, attraverso opere  sperimentali e d’avaguardia di artiste come Chantal Akerman, Lynda Benglis, Theresa Hak Kyung Cha, Valie Export, Mary Heilman, Sanja Ivekovic, Ana Mendieta, e Annette Messager – che si affermarono in questo periodo – così come di Louise Bourgeois, Judy Chicago, Sheila Levrant de Bretteville, Lucy Lippard, Alice Neel e Yoko Ono, già affermate da tempo.
Il libro si apre con una sezione ricca di tavole a colori contenenti oltre 120 opere di artiste raggruppate in temi, tra cui l’astrazione, il corpo come medium, le storie di famiglia, le performances di genere, la conoscenza come potere, la storia dell’arte. Importanti sono anche i dipinti figurativi di Joan Semmel, le performances e le collaborazioni cinematografiche di Sally Potter e Rose English, i fermo immagine senza titolo di Cindy Sherman e le sculture artigianali a grande scala di Magdalena Abakanowicz. Ogni artista è accompagnata da una voce con le principali informazioni biografiche e descrittive, mentre saggi di importanti critici, storici dell’arte e studiosi offrono un nuovo sguardo sulla pratica artistica femminista in una prospettiva interculturale. Temi quali il rapporto tra femminismo americano ed europeo, il femminismo e l’astrattismo newyorkese, l’arte femminile sotto la dittatura di Pinochet, e la mappatura del femminismo a livello globale forniscono un ampio contesto sociale per comprendere le opere d’arte stesse.
Attraverso diversi mezzi di espressione e linguaggi artistici, tra cui la pittura, la scultura, le installazioni, le performances, la fotografia, il cinema e il video, tutte le artiste presentate in WACK! hanno contribuito a fare del femminismo uno dei fattori di maggiore influenza sull’arte della fine del ventesimo secolo.