aprile 2011

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Fulvio Carmagnola

Abbagliati e confusi

Una discussione sull'etica delle immagini
Christian Marinotti Edizioni, Milano 2010
[www.marinotti.com]

Siamo abbagliati e confusi dal bombardamento di immagini cui tutti noi veniamo oggi sottoposti: le immagini in movimento sugli schermi-video della televisione o quelle dei computer, ma anche quelle che rimbalzano e si imprimono nella retina del cittadino, del consumatore di merci e di segni, là fuori. Si tratta di tracciare prima di tutto la genesi del mondo dell’immaginario contemporaneo e i suoi effetti: chi ha portato per primo il berretto al contrario, un anonimo ispanico del ghetto o il personaggio di un telefilm? La televisione copia i serial killer o accade il contrario? Due fidanzati si baciano sulla panchina come per la prima volta o riproducono la posa di un codice? Da dove viene quel potere di desiderare che le immagini portano e producono? L’etica delle immagini pone quindi la questione del comportamento o della pratica che un soggetto (un individuo) deve o dovrebbe avere rispetto alle immagini. La domanda dell’etica – come devo agire? – è posta in questo volume a partire dalla discussione delle posizioni estreme di Slavoj Zizek, che più di altri pensatori del nostro tempo ha posto la questione con riferimento al mondo dei media, della vita quotidiana e della politica.

Carmen Adriani (a cura di)

Il patrimonio e l'abitare

Saggi di Joseph Rykwert, Bernando Secchi, Carlo Olmo et al.
Donzelli Editore, Roma 2010
[www.donzelli.it]

Il patrimonio è qualcosa che ci riguarda da vicino, che attraversa la nostra quotidianità avvolgendola. Investe la sostanza stessa dei paesaggi urbani contemporanei, entra nel flusso delle sue trasformazioni come parte attiva, è soggetto a continue ibridazioni di significato. Il patrimonio è un insieme di patrimoni, che a loro volta sono insiemi di idee, di valori, di strategie politiche e culturali molto spesso conflittuali. La sua presenza è importante: stabilisce nessi fra luoghi e tempi differenti, si fa parte attiva delle trasformazioni, misura una distanza critica, fuori da un approccio nostalgico, ma anche lontano da una visione che lo ripropone come precedente esclusivamente estetico. Nel volume si confrontano, attorno alla nozione di patrimonio, punti di vista diversi. Gli storici sono impegnati a rileggere il patrimonio in rapporto al modificarsi del ruolo delle élites e a ricostruire la “storia del tema” lungo il corso del XX secolo in Europa. Paesaggisti e geografi discutono della possibilità che la natura o il paesaggio possano essere considerati patrimonio. Urbanisti, architetti e artisti rileggono il legame fondativo tra città, architettura e patrimonio nel contemporaneo. L’interrogativo sotteso a tutti gli interventi concerne il rapporto con il moderno: di che cosa, oggi, possiamo considerarci eredi? Come questa nozione sopravvive alla luce del mutato rapporto con la modernità? Come viene riscritta la nozione di patrimonio in un momento in cui non possiamo più dirci moderni? Il volume è costruito a partire dal convegno Ricordo al futuro. Patrimonio dell’esistente e paesaggi urbani contemporanei, promosso dalla PARC/MIBAC e dal MAXXI, in collaborazione con la Biennale di Venezia nell’ambito della XI Mostra internazionale di Architettura, Piccolo Teatro dell’Arsenale (Venezia, 22-23 ottobre 2008), a cura di Carmen Andriani.

Emanuela De Cecco (a cura di)

Arte-mondo

Storia dell'arte, storie dell'arte
Postmediabooks, Milano 2010
[www.postmediabooks.it]

Come cambia ed è cambiata l’arte in un mondo dominato dalle immagini mediali? Come cambia ed è cambiata l’arte da quando le donne artiste sono entrate in scena da protagoniste? Come cambia ed è cambiata l’arte da quando gli artisti non occidentali non sono più fantasmi? Come tutti questi cambiamenti sulla storia dell’arte, sulle istituzioni artistiche, sui percorsi della critica? Quante storie dobbiamo conoscere, data la moltiplicazione degli eventi, per interpretare la storia dell’arte?
Questo volume, nasce da un ciclo di conferenze tenutesi presso la Facoltà di Design e Arti della Libera Università di Bolzano, comprende testi critici, teorici, storici e testimonianze che si articolano su aspetti specifici inerenti a queste problematiche.
Ne emergono sguardi inediti sulla produzione artistica contemporanea, riflessioni sul mutare degli equilibri tra il centro e le periferie del mondo dell’arte globale, ipotesi per pensare da altre prospettive l’arte del XX secolo, sguardi dall’interno sulla complessità della vita di una istituzione, debiti e crediti con il cinema e i media, racconti da dietro le quinte da parte degli artisti.
L’intenzione è di aggiungere un contributo perché il discorso dell’arte possa continuare ad essere assimilato a quel “Diverso” che, riprendendo le parole di Edouard Glissant, “è il motore dell’energia universale, che occorre preservare dalle assimilazioni, dalle mode passivamente generalizzate, dalle abitudini standardizzate”.

Alexander Alberro, Blake Stimson (a cura di)

Institutional critique

An anthology of artists' writings
The MIT Press, Cambridge (MA) - Londra 2009
[http://mitpress.mit.edu]

La “critica istituzionale” è una pratica artistica che riflette criticamente sul proprio ruolo nel contesto delle gallerie e dei musei e sul concetto e sulla funzione sociale dell’arte stessa. Questi aspetti hanno sempre fatto parte dell’arte moderna, ma hanno assunto una nuova urgenza verso la fine degli anni sessanta, quando – sotto la spinta dei movimenti sociali del tempo da un lato, e degli strumenti e delle tecniche messi in moto dall’arte concettuale  dall’altro – la critica istituzionale emerse come genere.
Questa antologia traccia lo sviluppo della critica istituzionale, in quanto disciplina artistica, dagli anni sessanta fino ad oggi, raccogliendo scritti e prendendo ad esempio quei progetti d’arte più significativi realizzati da artisti europei e nordamericani che più di tutti svilupparono ed estesero il genere. I testi e le opere incluse sono interessanti per la serie di prospettive e di posizioni che riflettono e per la loro influenza nello spingere i confini di quello che si intende per critica istituzionale.

Mirko Zardini (a cura di), con Valeria Alebbi e Laura Pigozzi

Nomare

Nascita e sviluppo della METROPOLIRIVIERA
Editrice Compositori, Bologna 2006
[www.compositori.it]

Il volume presenta le indagini storiche e urbanistiche che spiegano i meccanismi che hanno definito l’immagine attuale della Riviera, da Ravenna a Cattolica: da un’urbanizzazione costiera legata al turismo e alla balneazione, ai fattori che hanno messo in crisi il sistema, fino ad arrivare ai nuovi temi di sviluppo contemporaneo.
Sulla base di tale indagini viene proposta una nuova tesi di sviluppo urbano e di tutela del paesaggio: uno sviluppo che non segue più gli andamenti longitudinali delle infrastrutture ma che piuttosto ha direzioni trasversali, come fiumi, vie di comunicazione ed eccellenze paesaggistiche.
Per la prima volta si ipotizza un’immagine diversa e “metropolitana” della Riviera Romagnola, in contrapposizione alla rilevanza della stagionalità, fino a oggi prevalente.

Edward S. Casey

The Fate of Place

A Philosophical History
University of California Press, Los Angeles - Berkeley 1998
[http://www.ucpress.edu]

In questo ingegnoso e intelligente libro, Edward Casey, uno degli interpreti più incisivi della tradizione filosofica continentale, offre una storia filosofica dell’evoluzione che i concetti di luogo e di spazio hanno avuto nel pensiero occidentale. Senza essere una mera presentazione delle idee di altri filosofi, The Fate of Place è estremamente sensibile ai silenzi, alle assenze, alle opportunità mancate presenti nella complessa storia degli studi e degli approcci filosofici ai concetti di spazio e di luogo. Tema chiave della pubblicazione è il crescente disinteresse verso il concetto di luogo in favore del concetto di spazio del settimo secolo in avanti, fino all’esclusione virtuale del luogo dalla fine del diciottesimo secolo.
Casey parte dalle storie mitologiche e religiose sulla creazione e dalle teorie di Platone e di Aristotele per esplorare l’eredità delle speculazioni neoplatoniche, medievali e rinascimentali sullo spazio. Casey ci offre un’impressionante storia sulla nascita delle teorie spaziali moderne attraverso gli scritti di Newton, Descartes, Leibniz e Kant e delinea l’evoluzione degli approcci fenomenologici del XX secolo prendedo in esame i lavori di Husserl, Merleau-Ponty, Bachelard e Heidegger; per concludere quindi nella sezione finale del libro con le teorie postmoderne di Foucault, Derrida, Tschumi, Deleuze and Guattari e Irigaray.