Sul buon uso della lentezza

“Io ho scelto – questo l’inizio del libro – a stare dalla parte della lentezza. Amavo troppo i meandri del Lot, un fiumiciattolo pigro, e la luce di settembre si attarda sugli ultimi frutti dell’estate e declina impercettibilmente… mi sono ripromesso di vivere lentamente, religiosamente, attentamente, tutte le stagioni e le età della vita”.
L’Autore è professore di Filosofia a Grenoble, si guarda intorno e non fa che osservare frenesia, fretta eccessiva, velocità in ogni attività umana: la tecnologia invece di indurre un rallentamento dei ritmi, grazie ai suoi indubbi vantaggi pratici, viceversa accresce ancor di più i ritmi della vita quotidiana. Si lavora male, si ama di meno, si sprecano ore che potrebbero essere dedicate ad altro, senza la ricorsa al superfluo e al superficiale. Si dedica così  alla rilettura dei filosofi dell’antichità che più si sono dedicati alle arti del vivere (alle Technai tou bios) e riscopre che anche centinaia di anni fa alcuni consigli valgono per il momento presente: rallentare, fare più attenzione, imparare a non fare nulla, resistere alla velocità, imparare a passeggiare; a sognare ancora; ad assaporare il presente prolungandone gli istanti e gli incanti imprevisti. Rinobilita quindi la lentezza, reimpara ad ascoltare gli altri a toccarli con affetto, ad aspettare il sorgere del sole.