Natura come cura

Queste le prime parole: “E’ una bella giornata di ottobre. Sono fermo sulla soglia di casa e sembro un adolescente impacciato: per la prima volta in vita mia sto traslocando: oggi faccio fagotto e me ne scappo nelle piatte terre dell’East Anglia…”
Richard Mabey è un botanico inglese già famoso, senza apparenti ragioni cade in depressione, si isola, sente su di sé una stanchezza spossante che gli impedisce, provandone nausea, di fare qualunque cosa. Anche di occuparsi della natura cui ha dedicato tutta la vita. Dentro di lui c’è solo uno smisurato senso di smarrimento, senza motivi. Sceglie di isolarsi nella campagna del Norfolk. Parte all’improvviso con poche cose essenziali. Giorno dopo giorno confrontandosi con le necessità di sopravvivenza non comunque impossibili da affrontare scopre che può farcela; si riprende e leggiamo di questo rito di passaggio in età adulta descritto con grande suggestione e passione. Con la attenzione scrupolosa  tipica dello scienziato. Torna a quello che era, gli altri non lo infastidiscono più, riprende il contatto con la scrittura in forme autobiografiche e si accorge che lo stare in mezzo alla natura è stata la sua medicina, un balsamo il rapporto fisico con animali, fiori, campi e vento.