Il libro del silenzio

Inizia così: “E’ mattino presto. Una mattina straordinariamente radiosa e, cosa insolita quassù, non c’è praticamente vento. Il silenzio è quasi assoluto”.
Il libro mette in luce quanto si abbia timore del silenzio. Quanto in molti casi ci angoscia e si faccia di tutto per rifuggirlo. Ma in tal modo neghiamo il valore della solitudine nello sviluppo umano sano; il nostro diritto alla autonomia e libertà personale. Tendiamo a colmare di suoni e rumori anche questi rari momenti ormai nei quali non siamo tra una folla anonima o tra persone a noi note.
Sara ci narra che allora un bel giorno fugge trova rifugio in un paesaggio selvaggio della Scozia; in un cottage trova finalmente la quiete e la concentrazione che cercava. Impara di nuovo ad ascoltare suoni, a vedere con pacatezza quanto la circonda, ma soprattutto è la scrittura che le fa compagnia. Lo stress si allontana, si accorge di diventare più riflessiva giorno dopo giorno. Il lavoro in giardino la mette in contatto con energie prima sconosciute e si incontra con lo spazio interiore che si va riempiendo di pensieri, emozioni scoperte ben più di quanto non le accadesse nel caos della metropoli. Scopre anche i benefici del pensiero filosofico, vi si dedica come se fosse tornata adolescente. E in questo suo maturare interiore scopre che la sua forza le consentirà di tornare e di trasferire il silenzio meditativo dentro di sé, in circostanze anche frastornanti.