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	<title>Connecting Cultures - Associazione Culturale per la formazione, la ricerca e le arti visive - Via Giorgio Merula, 62 20142 Milano &#187; artisti</title>
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	<description>Associazione di promozione sociale fondata nel 2001 da Anna Detheridge, critica e teorica delle arti visive.</description>
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		<title>HELEN SEAR</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Mar 2012 09:51:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>laura</dc:creator>
				<category><![CDATA[artisti]]></category>
		<category><![CDATA[Inside The View]]></category>

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<p>&nbsp;</p>
<p>Da una serie di scatti di paesaggi toscani &#8211; fatti in occasione del workshop <em>Valdarno on the road</em> (Progetto Valdarno, a cura di Connecting Cultures) &#8211; e di figure, due fotografie separati si sovrappongono, l&#8217;immagine retrostante sembra galleggiare come una rete o un velo sulla superficie grazie ad un processo di disegno fatto a mano e di postproduzione digitale. Una fotografia ritrae la parte posteriore di una testa, l&#8217;altra un paesaggio, entrambe scattate in diversi luoghi e ricostruite all&#8217;interno di una singola immagine.</p>
<p>Senza essere in grado di fissare un’immagine completa e definita, la cancellazione parziale di una delle due immagini rivela al tempo stesso l’incompletezza dell’altra. Le figure ed i paesaggi sono prese in luoghi geografici diversi e il modo in cui le due immagini sono intricate tra di loro sembra suggerire la possibilità di essere contemporaneamente in più di un luogo e in qualsiasi momento.</p>
<p>Il titolo generico del lavoro è <em>Inside The View</em> – ispirato ad una serie di collages di Max Ernst.</p>
<p>“Ho sviluppato questo modo di creare le immagini attraverso una duplice temporalità &#8211; una che riguarda l’istante in cui scatto le fotografie e l’altra che si riferisce alla successiva fase di ricostruzione &#8211; attraverso il tatto e il lavoro della mano, segnalando un ritorno a una esperienza più primitiva e corporale.</p>
<p>Il lavoro si è così evoluto dalle precedenti indagini sul sublime ad un impegno maggiore che coinvolge sia la retina (l’occhio, lo sguardo) che il mezzo digitale, dove l’elemento “disegnato/postprodotto” diventa l&#8217;interfaccia tra i cliché formali della pittura/fotografia di paesaggio e della ritrattistica e in particolare la tradizione romantica della pittura del Nord”.</p>
<p><em></em><strong>BIOGRAFIA</strong><br />
La fotografia di Helen Sear si è sviluppata da quel background artistico di perfomance, film e installazioni sviluppatosi negli anni’80. Le sue fotografie divennero note nella mostra del British Council del 1991, <em>De-Composition: Constructed Photography in Britain,</em> che girò in America Latina e in Europa Orientale. Il suo lavoro esplora idee di visione, tocchi e la rappresentazione della natura dell’esperienza, dimostrando un interesse durevole verso il tema del paesaggio in relazione al corpo sia umano che animale. Helen Sear combina il disegno con gli strumenti ottici e le tecnologie digitali. Le sue opere sono state esposte nella mostra <em>About Face </em>alla Hayward Gallery<em> </em>di Londra nell’estate del 2004 e in occasione de<em> La Mirada Reflexiva </em>all’Espai D’Art Contemporain in Castellon<em> </em>in Spagna nel 2005. Ha pubblicato una monografia di 90 pagine, <em>Twice</em>, con la casa editrice Zelda Cheatle nel 2002 e ha partecipato alla mostra itinerante <em>Grounded</em> curata dalla Impressions Gallery  di York tra 2003 e 2005. Tra le recenti personali: Inside The View, presentata in Finlandia alla Gallery Harmonia nel 2006, Beyond The View alla Hoopers Gallery di Londra nel 2009 e alla Klompching Gallery di New York nel 2010. Un articolo dedicato ai suoi lavori sarà presto pubblicato sul magazine <em>Aperture</em>.</p>
<p>Helen Sear è attualmente docente in <em>Photography and Fine Art Practice </em>e membro del<em> </em> <em>European Centre for Photographic Research </em>presso la University of Wales di Newport. Nel 2011 ha vinto il <em>Major Creative Wales </em>Award per realizzare un nuovo lavoro.</p>
<p><a href="http://www.helensear.com" target="_blank">www.helensear.com</a></p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>CLAUDIA LOSI</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Sep 2011 14:41:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[artisti]]></category>
		<category><![CDATA[Les Funerailles de la Baleine]]></category>

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<p>“Una Balenottera Comune di dimensioni reali, di 24 metri circa, realizzata in tessuto di lana grigia, ha viaggiato per diversi anni in giro per l’Italia e in alcuni altri paesi che la hanno ospitata. Si è arenata in musei, in riva a un fiume, in una piazza storica, vicino al mare, in un quartiere di periferia, nel cortile di una scuola.<br />
E’ stata il pretesto per raccogliere storie, seguire correnti e lasciare scie di spuma più o meno visibili. E’ stata luogo di intersezione di sguardi, competenze e passioni di molte persone, tutte legate da visioni di terra, di mare e di grandi cetacei non ancora del tutto estinti.”</p>
<p>La storia del progetto: “Balena Project parte materialmente nel 2004 ma già da qualche anno prima aveva preso corpo per me nell’immagine di una grande balena di stoffa arenata in uno spazio più piccolo rispetto alle sue dimensioni, una stanza di un appartamento. Era l’immagine di potenza trattenuta, costretta ad assumere forme non sue.</p>
<p>A questa si è aggiunta poi una storia personale, prima di tutto.<br />
All’inizio XIX secolo furono rinvenuti parti di scheletro di grandi cetacei nei calanchi di sabbia dell’Appennino piacentino. In quella stesse valli ho trascorso molte estati, andando in cerca di conchiglie fossili, fragili come la stessa sabbia che le aveva conservate.<br />
Quella pianura nel Pliocene era ricoperta d’acqua salata. Invece di vigneti e campi di erba medica vi crescevano distese di alghe, sedimentavano molluschi e castelli di carbonato di calcio prendevano forma. Invece di stormi d’uccelli, come lucidamente scrisse Leonardo, nuotavano pesci dalle forme più strane e i grandi mammiferi marini.</p>
<p>Un’altra storia che sa di fantastico mi è stata poi riportata da più amici e si è incistata nella memoria: GOLIATH, una Balenoptera Physalus arenatasi in qualche spiaggia del Nord Europa negli anni ’50, quindi eviscerata e conservata con iniezioni di formaldeide, ha girato, come altre balene prima di lei (Hercules, Jonas, per esempio) per le piazze italiane ed europee (nei paesi oltre la Cortina di Ferro negli anni ‘60) come attrazione straordinaria. Questo racconto mi è stato confermato, oltre che enormemente arricchito dallo svizzero Jean Rezzonico, colui che per circa venti anni ha portato in giro Goliath con un trasporto eccezionale di oltre 22 metri. Un’immagine mortifera in grado di attrarre migliaia di visitatori al giorno, molti bambini accompagnati dai genitori che ricordano ancora i suoi occhi enormi spalancati verso il nulla. Se ne è persa notizia dai primi anni ’80, dopo essere stata rubata, pare, da un domatore di leoni austrico che voleva cambiare lavoro.</p>
<p>Lo straordinario film di Béla Tarr, Werckmeister Harmonies ha come filo conduttore proprio l’arrivo in città di questo animale e del suo padrone, rappresentato come un essere deforme e crudele, che con sé porta germi di devastazione e violenza che incrinano definitivamente le armonie dell’universo. E la balena rimane lì, vittima innocente, animale sacrificale per eccellenza.<br />
Da qui il progetto di creare questo animale in tessuto, attraverso una sorta di partecipazione collettiva di persone che hanno offerto, in modi diversi, il proprio aiuto per dare letteralmente forma a questo grande “oggetto”, fortemente simbolico.<br />
Il motivo portante è stato per me la necessità di costruire una narrazione complessa e arborescente: l’immagine di un grande animale arenato, animale che davvero è a rischio d’estinzione, appare in luoghi in cui non ci si aspetterebbe di trovarlo e diventa strumento per attivare situazioni collaterali e in parte autonome.<br />
Così ha viaggiato in Sud America, in Inghilterra e con propaggini in Francia e Norvegia. E in Italia, ovviamente.</p>
<p>Il progetto si è concluso nell’ottobre del 2010 durante un evento finale, presso gli spazi industriali del Fondo Bruno Produzioni a Biella.</p>
<p>La balena imbottita è stata completamente trasformata. Dai resti di questa macellazione rituale, fisica e ideale, sono state realizzate una varietà di nuovi oggetti-forma-pensiero: giacche da uomo il cui interno è foderato di un tessuto stampato come un periodico in cui si è raccolta la storia del progetto; più di un centinanio di altre forme-balena imbottite con lo stesso materiale di imbottitura della balena madre; borse dal pallone gonfiabile interno.</p>
<p>Al rito di passaggio hanno partecipato attivamente Vinicio Capossela, con sue letture e canzoni inedite, tratte dal doppio album “Marinai, profeti e balene”, in uscita nell’aprile 2011, e lo stilista Antonio Marras, che ha trasformato la pelle della balena in giacche da uomo su suo disegno.</p>
<p>Da questo episodio sono tratte le immagini del corto, Les Funerailles de la Baleine, diretto da Daniele Signaroldi e 24 scatti, uno per ogni ora.<br />
Non si tratta di un semplice racconto di ciò che è accaduto in quelle 24 ore, da mattino a mattino, ma dello sguardo subacqueo su un rito collettivo al quale hanno partecipato circa una quarantina di persone.<br />
Les Funerailles de la Baleine, di Claudia Losi, diretto da Daniele Signaroldi, con Vinicio Capossela e Antonio Marras. Durata: 39min.</p>
<p><strong>OPERE IN MOSTRA<br />
</strong>Selezione di 8 tra 24 scatti fotografici (5 edizioni per ciascun scatto)</p>
<p><strong>BIOGRAFIA<br />
</strong>Claudia Losi (Piacenza,1971) ha studiato all&#8217;Accademia di Belle Arti di Bologna e presso la Facoltà di Lingue e Letterature Straniere. Il suo interesse si concentra sul rapporto tra l’uomo e l’ambiente che lo circonda; sulle relazioni tra l’individuo e la comunità a cui appartiene, all’immaginario collettivo in cui si identifica. Forte è il suo interesse per le scienze naturali e letteratura e per progetti pluridisciplinari e di collaborazione. Tra le mostre personali e collettive recenti: Monica De Cardenas, Milano e Les Funerailles de la Baleine, Biella, 2010; Qui e non altrove. Qui. a local communities project, ArtePOLLINO, Basilicata, 2009; Museo Marino Marini, Firenze, Stenersen Museum, Oslo, Ikon Gallery, Birmingham, 2008; Spazio, MAXXI, Roma, GSK-Aware, Royal Academy, Londra, SI Sindrome Italiana, MAGASIN, Grenoble, 2010; insieme ad Hamish Fulton, la Marrana Arte Ambientale, La Spezia; AiuolaTransatlantico, Mirafioni Nord, Torino, Programma Nuovi Committenti, promosso dalla Adriano Olivetti Foundation di Roma 2008. Nel 2007 partecipa alla Sharjah Biennial 8, United Arab Emirates.<br />
<a href="http://www.claudialosi.com" target="_blank">www.claudialosi.com</a></p>
<p><strong>Personali<br />
</strong>2010 Claudia Losi, Monica de Cardenas Gallery, Milano<br />
Les Funerailles de la Baleine, Balena Project Performance, Cossila S. Giovanni, Biella Spazio.<br />
Dalle Collezioni d’Arte e di Architettura del MAXXI, MAXXI, Roma<br />
Animal Simulacrum for Times of Rapid Consumption, a cura di F. Pagliuca, in collaborazione con Museo<br />
Tridentino ,Trento,UniCredit Banca, Palazzio Firmian e Galleria Civica, Trento<br />
2009 Strip Maps..Gaze and experience, a cura di F. Pagliuca, site-specific show e performance presso Unicredit Banca<br />
Piazza Cordusio, Milano<br />
Qui e non altrove. Qui. a local communities project per Associazione Culturale ArtePOLLINO, Latronico Potenza, Italia<br />
BalenaProject_Knotted Lines/ Dissolved Clays, Assab One, Milano<br />
2008 BalenaProject_Birmingham’08, a cura di H. Legg, Ikon Gallery, Birmingham, United Kingdom<br />
Patterns of Identity, a cura di S. Wendt, Stenersen Museum, Oslo, Norvegia<br />
Claudia Losi. La coda della balena 1995-2008, a cura di A. titolo and A. Salvadori, Museo Marino Marini, Firenze, italia<br />
2007 Hamish Fulton | Claudia Losi, a cura di G. Di Pietrantonio, La Marrana Arte Ambientale, Monte Marcello, Ameglia, La Spezia<br />
Aria Mobile, Project Room, a cura di J. Watkins, Ikon Gallery, Birmingham, Gran Bretagna<br />
Arduenna, a cura di A. Grulli, Fortezza della Brunella, Aulla, Massa Carrara<br />
2006 Claudia Losi, Monica De Cardenas Gallery, Milano<br />
2005 BalenaProject, Lanificio Pria, Biella<br />
BalenaProject, Ecuador’05, MACC de Guayaquil e Centro Cultural Universidad Catolica de Quito, Ecuador<br />
2004 Places, a cura di G. Scardi, Spazio Aperto, Galleria d’Arte Moderna, Bologna<br />
BalenaProject_ e altre storiea cura di G. Scardi , Piazza Garibaldi &#8211; Castello, Lerici (SP)<br />
BalenaProject _balena di fiume, a cura di A. titolo, The Beach, Murazzi del Po, Torino<br />
Claudia Losi-Antonio Marras, Uno più uno meno, a cura di G. Altea, Ex Caserma dei Carabinieri, Alghero<br />
BalenaProject_animazione, a cura di A. Pioselli and G. Scardi, Viafarini, Milano<br />
2003 Dopo le carpe/&#8230;, Théâtre Studio des Champs-Élysée, Parigi<br />
Mari, Galleria Monica De Cardenas, Milano<br />
2002 Dopo il Danubio / …, Project Room, Galleria Lindig in Paludetto, Nürnberg, Germania<br />
Etna Project, a cura di G. Bertolino, ARCO, Project Room, Luigi Franco Arte Contemporanea, Madrid, Spagna<br />
Tre Regni, a cura di R. Daolio, Spazio Mobile, Rocca Sforzesca, Imola<br />
2001 Dopo il Danubio/le carpe del mercato/guardano gambe, Project Room, Monica De Cardenas Gallery, Milano<br />
Puro Ossigeno, Galleria PrimoPiano, Roma<br />
Walkscape, Istituto Italiano di Cultura, Washington<br />
Rade de Brest, Maison de la Fontaine, Brest, Francia<br />
2000 Marmagne, a cura di G. Scardi, Luigi Franco Arte Contemporanea, Torino<br />
Danubio, Galleria Zone C/O Il Graffio, Bologna<br />
1999 Cut, Galleria Placentia Arte, Piacenza<br />
Over the reef, Galerie Pascale Cottard-Olsson, Stockolm, Svezia<br />
Alighiero Boetti «territori occupati», Claudia Losi «passaggi», Galleria Artra, Milano<br />
1998 Claudia Losi, a cura di G. Bertolino, Luigi Franco Arte Contemporanea, Torino<br />
Tredici giorni + 1, Galleria Franco Marconi, Cupra Marittima, Ascoli Piceno<br />
Orcadi, Galleria Il Graffio, Bologna<br />
1997 Cà Rossa, Galleria Il Graffio, Bologna<br />
Licheni, Placentia Arte, Piacenza</p>
<p><strong>Collettive<br />
</strong>2010 Aware: Art Fashion Identity, Gsk Contemporary 2010, Royal Accademy of Arts, Londra<br />
Si Sindrome italiana, a cura di Yves Aupetitallot, at MAGASIN, Centre National d’Art Contemporain de Grenoble, Grenoble, Francia<br />
La scultura Italiana del XXI secolo a cura di M. Meneguzzo, at Fondazione Arnaldo Pomodoro, Milano<br />
The secret Lives of Trees, Monica De Cardenas Gallery, Zuoz<br />
Al di là delle apparenze opache, a cura di G. Foschi, Festival della Fotografia Europea, Reggio Emilia<br />
Pagine da un bestiario fantastio, a cura di S. Ferrari and S. Goldoni, Galleria Civica di Modena, Palazzo Santa<br />
Margherita, Modena (cat.)<br />
Fotografia Europea, Museo dei Cappuccini, Reggio Emilia<br />
2009 &#8220;4 ways to&#8221; &#8211; Claudia Losi, Andrea Nacciarriti, Francesco Pedrini, Stefano Romano, un progetto di<br />
S.Romano,Zenit Gallery, Tirana, Albania.<br />
Evento satellite di Tirana International Contemporary Art Biennial 4<br />
Dritto Rovescio, Fili intrecciati tra arte, design e creatività di massa, a cura di do-knit-yourself, Palazzo della Triennale, Milano<br />
2008 “stationary bird – migratory bird”, a cura di by George Hollanders, Akureyri andEyjafjardarsveit,Iceland<br />
15° Quadriennale di Roma, Palazzo delle Esposizioni, Roma<br />
Soft Cell: dinamiche nello spazio in Italia, a cura di A. Bruciati, GC:AC, Monfalcone (GO) (cat.)<br />
2007 Fatto in Svezia/En utställning med modern italiensk konst, Röda Sten, Göteborg, Sweden<br />
STILL LIFE, Art, Ecology &amp; the Politics of Change, Sharjah Biennial 8, Emirati Arabi<br />
La Scimmia Nuda, Museo Tridentino di Scienze Naturali, Trento<br />
Open Air, a cura di M. Paderni and I. Saccani, Orto Botanico Università di Parma, Parma (cat.)<br />
La Giovine Italia, a cura di R. Barilli, Pinacoteca Nazionale, Bologna (cat.)<br />
2006 La Giovine Italia, a cura di R. Barilli, Ex cementificio Sicli &#8211; La Fabbrica, Gambettola (FC) (cat.)<br />
Uscita Pistoia 2006, SpazioA Contemporanearte, Pistoia<br />
2005 Generations of art. 10 anni alla FAR, a cura di G. Verzotti, Fondazione Antonio Ratti, Como (cat.)<br />
Filoluce, Museo della Permanente, Milano<br />
TVB, from Italy with Love, RaidProjects, Los Angeles, USA<br />
2004 Ad’a &#8211; area d’azione (con Daniele Signaroldi), a cura di R. Daolio, Rocca Sforzesca Imola (BO)<br />
SPA Salus per l’arte, a cura di R. Daolio, GAM, Spazio Aperto, Bologna (cat.)<br />
2003 Giovani artisti italiani, Premio Maretti, a cura di R. Daolio, S. Grandi and C. Pozzati, GAM, Bologna (cat.)<br />
Innatura, a cura di A. Torino, X Biennale Internazionale per la Fotografia, Detheridge, Palazzo Bricherasio, Torino (cat.)<br />
Ratio, a cura di A. Bruciati, Galleria Comunale d’Arte Contemporanea, Monfalcone (GO) (cat.)<br />
RADAR, a cura di A. Vettese, Centro Civico della Giudecca, Venezia (cat.)<br />
Il racconto del filo. Cucito e ricamo nell’arte contemporanea, a cura di F. Pasini and G. Verzotti, MART, Rovereto (TN) (cat.)<br />
Cover Theory, a cura di M. Senaldi, Officina della Luce, ex Centrale Emilia, Piacenza (cat.)<br />
2002 Utopie Quotidiane, a cura di V. Fagone, A. Madesani, PAC, Milano<br />
Paradiso Perduto/Paradise Lost, a cura di A. Stazzone, Palazzo dell’Arengo, Rimini (cat.)<br />
Last minute, a cura di L. Baldini, L. Facco, Vecchio Ospedale Soave, Codogno (Lodi) (cat.)<br />
AssabOne, a cura di L. Garbarino, R. Pinto, Ex tipografia G.E.A., Milano<br />
2001 Figure del Novecento 2. Oltre l’Accademia, a cura di A. Baccilieri, R. Daolio, Accademia di Belle Arti, Bologna<br />
Adriatico. Le due sponde, Premio Michetti, a cura di A. Vettese, Museo Michetti, Francavilla al Mare (CH)<br />
Italian Studio Program 2000/2002-P.S.1 italian bureau selection, a cura di G. Di Pietrantonio, S8Zero, Palazzo delle Esposizioni, Rome (cat.)<br />
Rade de Brest, C. Losi, M. Dinahet, J. Durand, Galerie Artem, Quimper, France<br />
2000 7 Artisti della Scena Italiana, a cura di L. Perlo and F. Comisso, Casa di Rigoletto, Mantova (cat.)<br />
Periscopio, a cura di P. Campiglio, A. Madesani, F. Tedeschi, Palazzo delle Stelline, Sala del Collezionista, Milan<br />
1999 The Equinox, a cura di S. Macrae, K. Whiteford, Cairn Gallery, The Old Stamp Office, Gloucestershire Nailsworth, Gran Bretagna<br />
Onufri 1999, National Fine Arts Gallery, Tirane, Albania<br />
1998 Aggiungerei soltanto qualche osservazione critica, a cura di Cesare Pietroiusti, Galleria Primo Piano, Romae<br />
Con la pazienza si acquista scienza, a cura di Alessandra Galasso, Viafarini, Milan Chiesa di San Francesco,a cura di A. Vettese and G. Di Pietrantonio, Fondazione Ratti, Como<br />
Eccentrica, a cura di Gino Gianuizzi and Mauro Manara, Sala Cassero, Castel San Pietro Terme (BO).<br />
Vizi privati, pubbliche virtù, a cura di V. Barbieri, Ex Chiesa di San Fermo, Piacenza.<br />
1997 LAB.12.2 &#8211; T.I.N.A. (there is no alternative), a cura di R. Daolio, Viafarini, Milan<br />
Exit, Galleria Il Graffio, Bologna<br />
Conversazione in giardino, a cura di G. Pellizzola, Orto Botanico, Ferrara<br />
1995 Aura aurea, a cura di / a cura di Silvia Moretti, Palazzo Ruini &#8211; Chiostri di San Pietro, Reggio Emilia<br />
1994 Pensieri, a cura di L. Caccioni, A. Garutti and C. Pozzati, Studio La Città, Verona<br />
We are moving, a cura di R. Daolio and A. Garutti Viafarini, Milan<br />
1993 Dietro la città (un percorso d&#8217;arte), a cura di I. Zuff, Imola (BO)<br />
1992 Attention, Art! Ipotesi a confronto 2, a cura di D. Auregli and C. Marabini, Musei Comunali, Rimini</p>
<p><strong>Progetti<br />
</strong>2006 St.Kilda, Outern Hebrides, Scotland<br />
2009 First Expedition (C. Losi, D. Morreale, D. Signaroldi, M. Strzelecki) con il support di Unicredit per l’Arte.<br />
Video production: BEING ELSEWHERE</p>
<p><strong>Opere Site Specific<br />
</strong>2008 Aiuola Transatlantico / Transatlantic Flowerbed, project for the program of art for public spaces Nuovi Committenti, promosso da Adriano Olivetti Foundation, Roma e Urban2, Mirafiori Nord, Turino, mediatore Culturale Luisa Perlo and Lisa Parola (a. titolo), Turino (cat.)<br />
2007 Unbearable Beauty, Piazza Garibaldi, Bassano del Grappa (Summer 2007)<br />
Prodotto da Brollo (Italy), for Opera Estate Festival 2007<br />
2005 Affacci, temporary work within the sphere of the start-up of Aiuola Transatlantico / Transatlantic Flowerbed (cat.)</p>
<p><strong>Performance<br />
</strong>06.12.2010 The Skin Tellers_London College of Fashon (LCF) Performance, Saint Mary’s Church, London.</p>
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		<title>LAURA MORELLI</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Sep 2011 14:24:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Bunker]]></category>

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<p><strong>Il progetto artistico</strong><br />
Bunker, ideato da Laura Morelli e organizzato da associazione culturale Di+, e associazione Laboratorio 80, nasce dal desiderio di alcuni artisti di confrontarsi con un tema di grande attualità – il Bunker come concentrato di storia pubblica e di microstorie private – con il fine di evidenziare il suo uso originario e il suo successivo abbandono fino al suo recupero sotto forma di contenitore storico silenzioso. Il progetto si propone di svelare, attraverso l’utilizzo di forme comunicative proprie dell’arte contemporanea (audio, video, fotografie e installazioni), il nuovo concetto di bunker contemporaneo, secondo il vissuto occidentale e la visione che questo luogo nascosto evoca: uno spazio quotidiano in cui ci si può salvare e che appartiene a tutti seppure con variabili emotive e necessità.</p>
<p><strong>Obiettivi</strong><br />
Realizzare e promuovere un progetto d&#8217;arte contemporanea inserito nel tessuto sociale, di coinvolgere la popolazione in un percorso culturale e artistico (con particolare attenzione al ruolo delle donne) e di presentare ai comuni di Dalmine e Bergamo proposte rivolte alla valorizzazione dei rifugi antiaerei come patrimonio storico-architettonico.</p>
<p><strong>Tre fasi</strong><br />
La realizzazione del progetto è divisa in tre fasi: una prima fase di ricerca storico-documentaria, una seconda di realizzazione dei workshop e del lavoro artistico sul territorio, una terza di presentazione pubblica dei risultati.</p>
<p><strong>Ricerca storico-documentaria</strong><br />
Il progetto artistico nasce e si consolida attraverso un approfondito lavoro di ricerca storico-documentaria sul bunker, indispensabile e propedeutica alla conoscenza delle risorse e delle caratteristiche del territorio, realizzata in collaborazione con l’Archivio del Museo Storico della Guerra di Rovereto, la Fondazione Dalmine e alcuni cultori della materia.</p>
<p><strong>Le bombe ad uncinetto</strong><br />
Dal Comune di Dalmine e in 11 paesi della provincia Di Bergamo l’artista Laura Morelli ha intessuto una rete di 70 donne che hanno lavorato a maglia/uncinetto/tombolo per realizzare 33 bombe ad uncinetto di dimensioni e forme identiche a quelle sganciate a Dalmine nella seconda Guerra Mondiale. Ne scaturisce un vero e proprio cortocircuito con la storia, dove la trasparenza e la leggerezza di questi ordigni “di pizzo” costituisce l’approdo di un’ideale rielaborazione, tutta al femminile, del lutto e del dramma della guerra. Il lavoro di Laura Morelli ha preso il via da una documentata ricerca storica che le ha permesso di ritrovare al Museo storico italiano della guerra di Rovereto un esemplare di ordigno AN-M64 GP, il modello delle bombe sganciate dagli americani nel 1944 durante l’operazione 614, con l’obiettivo di danneggiare le Acciaierie Dalmine. L’architetto Marcello Marelli ha fotografato ed eseguito i rilievi della bomba conservata a Rovereto, ne ha elaborato lo sviluppo in piano e la realizzazione di cartamodelli. Ogni donna ha scelto colore, tipo di lavorazione e parte di bomba da realizzare. La confezione dei singoli componenti è stata svolta in autonomia dalle donne grazie all’ausilio di sagome di polistirolo da “vestire” con le parti realizzate a maglia, uncinetto e tombolo spagnolo. Laura Morelli ha infine irrigidito le bombe con una resina che permette al pizzo d’essere autoportante e leggero. Questo esperimento di coproduzione ha coinvolto settanta donne, gruppi di amiche ma anche associazioni e strutture organizzate come l’Istituto femminile Don Guanella (Verdello) che accoglie donne con deficit mentale, la Scuola della Nonna (Bergamo), le Suore delle Poverelle (Bergamo), una casa protetta per donne maltrattate, due case di riposo, una scuola di tombolo; una sezione di Inner Wheel (Monza). Il Sistema Interbibliotecario dell’area di Dalmine ha inoltre attivato un workshop nella Biblioteca Di Osio Sotto con uno scambio culturale sul ricamo e pizzo con le donne del Circolo Ricreativo Libero di Novellara (RE), uno dei primi circoli autogestiti d’Italia.</p>
<p><strong>Fotografia</strong><br />
<strong>Testimoni</strong><br />
Giovanni Diffidenti scatta fotografie in bianco e nero dei “testimoni”: persone anziane che hanno vissuto nei bunker, persone che del bunker storico ne hanno fatto motivo di vita e persone che vivono la condizione di rifugiati contemporanei. Il lavoro è diventato una trilogia di poster delle immagini dei testimoni negli spazi di pubblica affissione del Comune di Dalmine.</p>
<p><strong>Rifugi</strong><br />
Diego Zanetti realizza fotografie a colori dei bunker storici e dei bunker contemporanei nel senso di luoghi privati intimi, di luoghi pubblici nascosti, di luoghi sati o pensati secondo il concetto di rifugio come luogo di salvezza da qualche cosa che si considera pericoloso. Il Lavoro ha condotto alla stampa di cartoline distribuite del Comune di Damine.</p>
<p><strong>Video</strong><br />
<strong>VideoMani</strong><br />
regia di Laura Morelli e Monica Mazzoleni.<br />
Durante il lavoro femminile ad uncinetto Laura Morelli fa riprese video delle mani e delle voci delle donne mentre lavorano ed il risultato è realizzato a quattro mani in cui l’intimità della chiacchiera femminile si combina con i suoni del lavoro.</p>
<p><strong>Video Memoria / 4<br />
</strong>regia di Laura Morelli<br />
Dedicato alla catena della memoria all’interno della famiglia –che va dal testimone oculare a persone dell&#8217;ultima generazione –in cui i racconti legati al ricordo si modificano mano a mano che ci si avvicina alle generazioni più giovani.</p>
<p><strong>BUNKER/film/1<br />
</strong>regia di Alberto Valtellina<br />
Dedicato ai diversi modi con cui si trattano i documenti storici.</p>
<p><strong>Workshop<br />
</strong>A Dalmine e in provincia di Bergamo sono stati attivati 3 Workshop:<br />
video Sul tema del bunker contemporaneo<br />
fotografie Sul tema del rifugio storico<br />
uncinetto per la realizzazione delle bombe.</p>
<p><strong>Diffusione del progetto<br />
</strong>È un aspetto importante al fine di avvicinare un pubblico numeroso agli eventi, suscitando un interesse allargato e il più possibile consapevole e non casuale sulle tematiche affrontate. Il piano di comunicazione, che necessariamente si intreccia con quello artistico, ha previsto l&#8217;utilizzo di numerosi ed efficaci strumenti: stampati promozionali dedicati a ciascun evento, cartoline e affissioni con soggetti scelti dagli artisti per il loro lavoro sul territorio; striscioni pubblicitari; incontri pubblici con testimoni; visite guidate al bunker. E’ Attivo il sito web bunker.associazionedipiu.it dedicato al progetto.</p>
<p><em>Ideazione: Laura Morelli</em><br />
<em>Promosso e organizzato da Lab 8o, Di +</em><br />
<em>Arte Laura Morelli</em><br />
<em>Fotografie Giovanni Diffidenti, Diego Zanetti</em><br />
<em>Video Lab 80 – Produzione, Alberto Valtellina, Monica Mazzoleni, Laura Morelli</em><br />
<em>Ricerca storica Fondazione Dalmine, Museo Storico Italiano della Guerra di Rovereto, cultori della materia</em><br />
<em>Curatela artistica Sara Mazzocchi</em><br />
<em>Grafica &amp;1 lab</em></p>
<p><em></em><strong>Con il sostegno di<br />
</strong><em>BPU banca popolare di Bergamo</em><br />
<em>Comune di Dalmine</em><br />
<em>Sistema Bibliotecario Intercomunale dell’area di Dalmine</em><br />
<em>S.A.C.B.O. Orio Al Serio International Airport</em><br />
<em>Silke</em><br />
<em>Fucks</em><br />
<em>Poligrafica</em></p>
<p><em></em><strong>Patrocini e collaborazioni</strong><br />
<em>Biblioteca di Osio Sotto/bg, Biblioteca di Mozzo/bg Biblioteca di Verdello/bg, Biblioteca Tiraboschi/Bergamo, Casa Beato Don Luigi Guanella/Verdello/bg, Casa di Riposo Sacra Famiglia/Torre Boldone/bg, Casa Sofia per donne maltrattate/Bergamo, Circolo Ricreativo Novellarese/Novellara/re, Comune di Dalmine/bg, Comune di Bergamo, Connecting Cultures/Milano, Donne in nero/Bergamo, Diversa…mente/Treviglio/bg, Ecomuseo Urbano Metropolitano Milano Nord, Filomania/Osio Sotto/bg, Fondazione Bergamo nella Storia Museo Storico di Bergamo, Fondazione Dalmine, Fondazione Stelline/Milano, Il tombolo/Luzzana/bg, Inner Wheel Monza, Museo Storico Italiano della Guerra/Rovereto/tn, Orto Botanico di Bergamo, Padri Bianchi/Treviglio/bg, RSA Sacro Cuore/Bergamo, Sistema Bibliotecario di Dalmine, Scuola della nonna/Bergamo, Suore delle poverelle/Bergamo</em></p>
<p><em></em><strong>Eventi pubblici<br />
</strong>2006 febbraio BUNKER teatro Casa Beato don Luigi Guanella, Verdello/bg<br />
2006 marzo BUNKER Biblioteca Comunale Osio Sotto/bg<br />
2006 luglio BUNKER 1 Nuova Biblioteca Civica di Dalmine/bg<br />
2006 luglio APERTURA DEL BUNKER al pubblico con visite guidate<br />
2006 luglio BUNKER/FILM/1 proiezione pubblica<br />
2006 settembre BUNKER 2 PIANTE E GUERRA Sala Viscontea Orto Botanico di Bergamo<br />
2007 febbraio FUORILUOGO_Connecting Cultures/Milano<br />
2007 marzo MIART_ARTE E TERRITORIO, Fondazione Stelline/Milano<br />
2007 luglio BUNKER 3 BUNKERMETRAGGI, SEMI DI PACE, Nuova Biblioteca Civica di Dalmine/bg<br />
2007 settembre BUNKER 4 chiostro di Santa Marta Banca Popolare di Bergamo/Bergamo<br />
2009 novembre MAPPIAMO MILANO NORD, visite guidate ai bunker di Breda/Milano</p>
<p><strong>OPERE IN MOSTRA</strong></p>
<p><strong></strong>Realizzazione bombe:<br />
<em>Suor Delia Albani, Rosy Agrati, Lorenza Bonissone, Liliana Bordogna, Gloria Bergonzoni, Graziella Bogliun, Suor Eliarita Breviario, Eugenia Brivio, Maria Brugali, Serafina Brugali, Teresa Brugali, Silvia Brunelli, Augusta Bussini, Suor Secondina Caroli, Vanna Casati, Maria Eugenia Cattaneo, Suor Samuela Cattaneo, Suor Isangelica Chiappa, Mariuccia Colombo, Maria Cremaschi, Laura Crespi, Silvana Crivena, Suor Rosina Dei Cas, Suor Teresilde De Marchi, Luisa Duzioni, Laura Morelli, Sabrina Festa e la sua amica bionda, Agata Foppoli, Mariangela Forlani, Reginella Franzini, Franca Giammona, Sara Giannelli, Suor Giuliadele Angelina, Suor Virginia Giaratini, Suor Piercarla Guglielmini, Maria Rosa Locatelli, Antonia Locati, Maria Rosa Lodetti Locatelli, Evanda Longhi, Suor Patrizia Limonta , Apolonia Pawlina, Renata Maccarini, Terri Manenti, Anna Meraviglia, Giovanna Missaglia, Sara Modora e le sue donne, Suor Sebastiana Mulas, Lucia Paravisi, Giannina Piazza, Giovanna Pinotti, Serena Pinotti, Maria Ornella Prometti, Anna Ravizza, Pierina Ravizza, Pina Silvana Ravizza, Santina Ravizza, Daniela Ronchi, Barbara Rota, Manuela Sacco, Francesca Scuri, Luigina Stefanoni, Betty Tenchini, Anna Testini, Suor Ritafranca Vezzoli, Suor Silviangela Vezzoli, “Meli” Melissa Ghidini.</em></p>
<p><em></em><strong>LAURA MORELLI – BIOGRAFIA<br />
</strong>Laureata in DAMS, dal 2000 realizza progetti di arte pubblica in Italia e all’estero in cui coinvolge direttamente gruppi di persone nella realizzazione dell’opera d’arte. Socio fondatore e presidente di Associazione Culturale Di+ che si occupa di promuovere e realizzare progetti di arte pubblica e fotoreportage legati al sociale. Ha lavorato in: Italia, Laos, Bolivia, Mali, Malawi, Bangladesh, Thailandia.<br />
lmorelli@associazionedipiu.org</p>
<p><strong>Progetti realizzati<br />
</strong>2010 KACHAR BHITOR OCHIN RISHI l’identita dei Rishi, un gruppo di intoccabili in Bangladesh / BANGLADESH<br />
2008-09 MALAWIIII un popolo visto attraverso un gruppo musicale gospel / MALAWI – ITALIA /<br />
2008 A FIDO I wish you were here affido familiare nell’Isola bergamasca / ITALIA /<br />
2007-08 ESTA BIEN NAT’s lavoro minorile organizzato in sindacato in Bolivia / BOLIVIA &#8211; ITALIA; /<br />
2007 CONFLITTI cosa sono i conflitti per 250 preadolescenti nelle scuole dell’Isola Bergamasca / ITALIA /<br />
2005-07..BUNKER memoria collettiva di un bombardamento del ’44 a Dalmine / ITALIA /<br />
2005-06 TIBU SUGU epilessia nell’etnia Dogon/Mali ITALIA –MALI /<br />
2004 SPAZIO VITALE rapporto fra spazio umano e animale nella produzione intensiva / ITALIA /<br />
2003… BLIND DATE /capofila progetto Università dell’Immagine, unica artista rappresentante l’Italia nel progetto europeo<br />
MATCH disabili a causa di incidenti stradali / ITALIA /<br />
2001&#8230; SURVIVOR-PROJECT sulle vittime delle mine antiuomo / ITALIA- THAILANDIA /</p>
<p><strong>Pubblicazioni principali<br />
</strong>2007 Riccardo Cassinis, Laura Morelli, Ephraim Nissan, Emulation of human feelings and behaviors in an animated art<br />
work, International Journal on Artificial Intelligence Tools, World Scientific Publishing Company<br />
Laura Morelli, Elena Catalfamo, Giovanni Diffidenti, Esta bien?, ed. Libriaparte<br />
2003 Laura Morelli, Riccardo Cassinis, Survivor: emulating human behaviors in an animated art work, Generative Design<br />
Lab<br />
Laura Morelli, Giovanni Diffidenti, Paola Tognon, Match, ed. Lubrina</p>
<p><strong>Collaborazioni<br />
</strong>CELIM Bergamo ong; Centro di bioingegneria della Fondazione Don Gnocchi/Milano; Connecting Cultures/Milano; COPE ngo /Vientienne/Laos; Ecomuseo Milano nord /Sesto San Giovanni/Mi; Fondazione Dalmine/Dalmine; International Campaign to Ban Landmines/ Italia; LAB di robotica Università di Ingegneria/Brescia; Padri Missionari Saveriani/Brescia, Khulna/Bangladesh; Padri Bianchi d’Africa/Treviglio, Bandiagara/Mali; Padri Monfortani/Bergamo-Balaka/Malawi; Pang’ono.<br />
Pang’ono onlus/Rosignano Solvay/Li; Parittran ngo/Bangladesh; 12 Scuole Superiori di primo grado/Isola Bergamasca; Servizio Minori/Provincia di Milano; Servizio minori e famiglia/Consorzio di Comuni dell’Isola Bergamasca; Sistema Bibiotecario di Damina/Dalmine/bg; Università dell’immagine/Milano; e vari Comuni nella bergamasca.</p>
<p><strong>Articoli pubblicati su giornali e riviste<br />
</strong>Estero: WW/Thailandia; Scale/Thailandia; Bangkok Post/Thailandia; The Daily Star/Bangladesh; Italia; ventiquattro; Il Sole 24ore; Africa missione e cultura; L’Eco di Bergamo; Corriere della Sera; La Repubblica; il Manifesto; Il Giornale; Avvenire; Il Giorno; Vita; Qui Touring; Io Donna; Il Tirreno; La Nazione; Corriere di Livorno; Il Popolo Cattolico.<br />
Nel 2010 ha vinto con l’associazione Di+ il premio nazionale TAKUNDA nella sezione comunicazione, organizzato da CESVI.</p>
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		<title>ETTORE FAVINI</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Sep 2011 13:53:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[The real revolution is not to change the world]]></category>

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<p>Il lavoro di Ettore Favini affronta spesso tematiche legate all&#8217;habitat in cui viviamo, come contesto originario in perenne trasformazione. Nei lavori realizzati negli ultimi anni, l&#8217;artista si è concentrato su una ricerca territoriale che mira al recupero dei luoghi, nel tentativo di recuperare alcuni delle loro caratteristiche dell&#8217;epoca pre-industriale e pre-moderna.<br />
Nel progetto di scultura pubblica ideato per il quartiere periferico torinese storicamente agricolo di Falchera (Verdecuratoda, 2006), Favini oltre a dedicare un&#8217;analisi al contesto territoriale, si é confrontato con i residenti e con i loro ritmi quotidiani e i loro desideri. Questo lavoro tenta di compiere una rilettura storica della zona, evidenziando il legame esistente tra il suo passato, la sua vita presente e i possibili sviluppi nel futuro. Nel suo intervento, ha trasformato un giardino comune in un frutteto pubblico di alberi autoctoni della regione (peri, meli, susini) che, per le loro caratteristiche, vivono “selvaggi” senza bisogno di troppe cure.<br />
Con una successiva installazione intitolata Private View (2007), Favini interviene nei giardini temporanei del Lower East Side, minacciati dall&#8217;avanzare delle corporazioni immobiliari. L&#8217;intento principale dell&#8217;artista è quello di rappresentare “un personale sguardo di un&#8217;immagine in divenire”, per evidenziare come, quanto è intorno a noi svanisca di continuo, a causa della fragilità e dell&#8217;instabilità del presente. L&#8217;artista inserisce nei giardini prescelti alcune sedute che il fruitore può spostare a proprio piacimento per creare la sua private view, registrando con la mente, come spiega l&#8217;artista, il ricordo di un attimo piacevole, di un verde che forse domani potrebbe non esserci più.” Attraverso un intervento minimale Favini offre ad ognuno la possibilità di vivere il verde pubblico, secondo la propria sensibilità.<br />
Dal 2007 Favini si sta dedicando alla raccolta di “messaggi verdi”, che sono spesso utilizzati dalle aziende internazionali come forma di marketing. Questi rappresentano spesso esempi di greenwashing, ovvero un approccio scarsamente etico ai mezzi di comunicazione che offre alle imprese e alle varie entità politiche la possibilità di nascondersi dietro ad immagini positive “verdi”, distogliendo l&#8217;attenzione dalle loro responsabilità nei confronti con l&#8217;ambiente. Nella mostra alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Favini presenta un&#8217;opera su tela (Green is the color of money, 2007) che rappresenta una banconota da un dollaro americano con il claim del titolo scritto a caratteri cubitali. L&#8217;artista utilizza un simbolo del capitalismo contemporaneo (il font utilizzato dalle carte di credito American Express) per richiamare l&#8217;attenzione del pubblico sul potere strategico che le questioni ambientali oggi hanno conquistato sul mercato economico globalizzato. Il verde dello sfondo del dollaro è il risultato dell&#8217;accorpamento di claim e slogan pubblicitari, messaggi “green” che Favini ha raccolto dai giornali, dai cartelloni pubblicitari, da inviti, spot televisivi, magliette e striscioni. Riuniti, decontestualizzati, accostati come una serie di pixel, i testi risultano ancora più ambigui.</p>
<p><strong>The real revolution is not to change the world</strong><br />
Analogo lavoro in mostra a Roma, The real revolution is not to change the world del 2007 presenta quattro immagini prese da archivi fotografici di paesaggi apparentemente incontaminati, in realtà in trasformazione o parzialmente compromessi dal riscaldamento globale, coperte da claim di “greenwashing” che creano un disturbo per la visione delle immagini, in realtà proprio quei claim hanno determinato le sorti negative di quei paesaggi.</p>
<p><strong>BIOGRAFIA<br />
</strong>Ettore Favini è 1974 nato a Cremona, dove vive e lavora.<br />
Nel 1993/1997 si diploma in pittura Accademia Belle Arti di Brera Milano, prof. Alberto Garutti.<br />
L’artista sensibile allo sviluppo sostenibile intreccia nel suo lavoro il tema della difesa dell’ambiente con quello della memoria del paesaggio, come fece per l’intervento che gli procurò nel 2006 il premio Artegiovane. Il lavoro di Favini si avvale di diversi materiali che spaziano dalla fotografia alla scultura. La sua riflessione verte principalmente su una concezione di tempo e ad un tentativo di coglierne un aspetto di infinito, seppur confrontandosi con le limitazioni materiali di questa aspirazione.<br />
Gli interventi di Favini sono organici nel senso che non restano immutabili ma al contrario, cambiano nel tempo e nello spazio in cui si trovano a reagire.Senza alcuna modifica meccanica Favini interroga tempo, memoria e paesaggio.<br />
Nel 2006 ha vinto il Premio Artegiovane “Torino e Milano incontrano l&#8217;Arte”, nel 2007 ha vinto il prestigioso premio New York alla Columbia University di New York , nel 2009 è stato finalista al Premio per gli Amici del Castello di Rivoli e nel 2012 sarà residente alla Civitella Ranieri Foundation.<br />
Tra le principali esposizioni ricordiamo:<br />
2011 “Paesaggio da bere”, Museo Riso, Palermo, 2010 “Premio Moroso”, Galleria Comunale d&#8217;Arte Contemporanea, Monfalcone; “Walden Method”, MAR, Ravenna, “La Verde Utopia”, PAV, Torino; “Transeuropa Festival” Arcola Theatre, Londra; 2009 Italian Artist in New York, ISCP, New York; “Green Platform”, CCCS Strozzina, Firenze; Premio LUM, Bari, Teatro Margherita, Bari; The Buffer Zone, American Academy, Rome; 2008 Soft Cell: Space Dynamics in Italy, Galleria Comunale d&#8217;Arte Contemporanea, Monfalcone; &#8220;Greenwashing. Ambiente: pericoli, promesse e perplessità&#8221;, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino; 2007 &#8220;This is the time (and this is the record of the time)&#8221;, Spazio Blank, Torino; “Private View”, The Italian academy, New York.<br />
Il suo lavoro è stato esposto ed è conservato in numerose collezioni private e pubbliche.</p>
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		<title>PAOLA DI BELLO</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Sep 2011 11:32:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Paola Di Bello presenta per la prima volta una serie di scatti Seconda Natura (2008), realizzati in occasione del progetto Imagining Parco Sud, a cura di Connecting Cultures, che ha indagato il vasto territorio del Parco Agricolo Sud di Milano attraverso un approccio interdisciplinare e il coinvolgimento di diversi partner &#8211; Accademia di Belle Arti [...]]]></description>
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<p><strong>Paola Di Bello</strong> presenta per la prima volta una serie di scatti <strong>Seconda Natura</strong> (2008), realizzati in occasione del progetto Imagining Parco Sud, a cura di Connecting Cultures, che ha indagato il vasto territorio del Parco Agricolo Sud di Milano attraverso un approccio interdisciplinare e il coinvolgimento di diversi partner &#8211; Accademia di Belle Arti di Brera, Facoltà di Agraria di Milano, Politecnico di Milano, Newport Photography School e Performing Arts Academy Prague. Durante i mesi di lavoro e di ricognizione Connecting Cultures e gli artisti coinvolti, tra cui Paola Di Bello, hanno tracciato percorsi inusuali attraverso il territorio, percorrendo campagne e campi coltivati, visitando aziende agricole, associazioni e nodi di interesse strategico da un punto di vista urbanistico, sociale ed economico. Lo scambio e il confronto tra punti di vista diversi, l’approccio multidisciplinare dei partecipanti coinvolti, fa di Imagining Parco Sud un progetto complesso, creativo e analitico nello stesso tempo, alla ricerca di una visione poetica trasversale e nascosta.<br />
Le immagini di Paola Di Bello illustrano uno spaccato frammentario, così come appare nella realtà, di quella vasta cintura verde che circonda la città di Milano e i sessanta comuni a sud del capoluogo lombardo. Seconda Natura sembra voler restituire alla comunità stessa, e al pubblico più in generale, le storie con cui l’artista è venuta in contatto: fotografie che, come appunti di lavoro, ci accompagnano in un viaggio virtuale all’interno del territorio, alla ricerca di interstizi invisibili, scorci negati, paesaggi in trasformazione.</p>
<p><strong>BIOGRAFIA<br />
</strong>Paola Di Bello è nata a Napoli nel 1961. Vive e lavora a Milano</p>
<p><strong>Personali (selezione)<br />
</strong>2011 Rear Window, a cura di E. Grazioli, Fotografia Europea, Spazio Gerra, Reggio Emilia<br />
2010 Framing the community, A portrait of Wien, a cura di E. Krasny, Cosmos, Wien, Austria *<br />
2009 Bildung, a cura di M. Anglani, Triennale Bovisa, Milano *</p>
<p><strong>Collettive (selezione)</strong><br />
2011 Mappamundi, a cura di G. Monsaingeon, Museo Berardo, Lisboa, Portugal *<br />
2010 Learning Machine, a cura di M. Scotini, Naba, Milano *<br />
2010 Community, a cura di A. Fiz e L. Panaro, Museo Marca, Catanzaro *</p>
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