Lo sguardo cosmopolita

Ancora un libro di un sociologo. Beck propone una riflessione che ha nuovamente a che fare con l’identità contemporanea in bilico tra due condizioni che non possono essere più considerate alternative, secondo una logica di “aut…aut”, ma integrate secondo la logica del “sia…sia”. Da un lato, l’appartenenza territoriale (necessaria e irrinunciabile come sistema di riferimenti, ma sempre più introvertita e protettiva da eventuali invasioni del mondo globale); dall’altro la condizione che deriva dagli effetti dell’interdipendenza planetaria e della globalizzazione dell’economia e delle emozioni che i mass media consentono, e che si traduce in nuovi e differenti stili di vita e abitudini. Che vanno dalle esperienze quotidiane di cosmopolitismo banale (i ristoranti indiani che non sono altro che invenzioni di bengalesi residenti a Londra, o l’orgoglio locale dei tifosi del Bayern Monaco per una squadra composta da giocatori di altre nazionalità) alla necessità di ripensare in maniera diversa le politiche degli stati nazionali.
Per comprendere la realtà contemporanea, frammentata e necessariamente multidimensionale, c’è bisogno di uno sguardo cosmopolita consapevole e “realista”. Fondato sul riconoscimento delle interdipendenze, delle differenze e del loro carattere spesso conflittuale; sull’empatia cosmopolita, ma anche sulla constatazione dell’invivibilità di una società mondiale senza confini e, infine, sulla necessità di una mescolanza di culture e tradizioni locali, etniche, religiose e cosmopolite. Il libro è un invito, in definitiva, a ripensare alla molteplicità dei sistemi di appartenenza, laddove “il cosmopolitismo senza provincialismo è vuoto e il provincialismo senza cosmopolitismo è cieco”.